Il prossimo turno di campionato metterà di fronte due realtà che trasudano storia e ambizione, ma per Massimo Taibi, attuale direttore sportivo della Pistoiese, l'incrocio con il Piacenza rappresenta un viaggio profondo nei sentimenti e nei ricordi più nitidi della sua vita.
Come riportato dai colleghi di pistoiasport.com, il dirigente arancione ha voluto sottolineare quanto le radici piacentine siano ancora solide e ramificate nel suo presente, definendo la città emiliana come un cardine della propria esistenza.
Il legame che unisce l'ex portiere ai colori biancorossi affonda le radici negli anni Novanta, un'epoca d'oro in cui il calcio italiano guardava con ammirazione a quella squadra composta esclusivamente da atleti nazionali. «Calcisticamente sono nato a Piacenza – racconta il diesse orange –. La mia prima Serie B l’ho fatta lì, con una promozione immediata in Serie A. A Piacenza ho ancora casa, ci vivono i miei genitori e anche mia sorella, che ha sposato un piacentino. È una città fondamentale per me», ha spiegato con un pizzico di commozione.
Il tempo sembra non aver scalfito l'affetto reciproco che lega il professionista alla piazza emiliana, nonostante siano trascorsi tre decenni da quelle imprese sportive rimaste scolpite nella memoria collettiva. «Sono passati trent’anni, ma quella promozione in Serie A è rimasta negli annali, fu anche famosa per la squadra degli italiani senza stranieri. Quando torno a Piacenza da avversario vengo sempre accolto con grande affetto», ha proseguito Taibi, ricordando quanto fosse speciale quel gruppo di lavoro.
Tuttavia, il calcio impone una professionalità ferrea che spesso deve mettere da parte la nostalgia nel momento in cui si scende in campo per i tre punti. «Banale dire che non sarà una partita come le altre, ci tengo molto, ma quando l’arbitro fischierà l’inizio ci sarà solo la Pistoiese. E quando finirà tornerò ad essere amico dei piacentini, come lo sono da tutta la vita», ha puntualizzato il dirigente, chiarendo che il suo impegno attuale è totalmente rivolto alla causa arancione.
L'occhio attento di Taibi ha poi tracciato un parallelismo interessante tra il passato glorioso e il presente ambizioso delle due società, trovando punti di contatto soprattutto nelle figure apicali delle rispettive dirigenze. «Sono due città che meritano di tornare tra i professionisti. Vedo molte similitudini anche nei presidenti», ha dichiarato il direttore sportivo, mettendo a confronto la figura storica di Garilli con quella attuale di Sergio Iorio.
Secondo il ds, entrambi i presidenti incarnano un modello di gestione basato sulla serietà e sul rispetto dei ruoli, doti rare nel calcio moderno. «Persone non invadenti, meticolose nella scelta dei collaboratori, presenti senza mai strafare e soprattutto estremamente serie e professionali. Quando parlava sentivi il carisma, proprio come succede oggi a Pistoia», ha aggiunto, evidenziando come la solidità umana sia la base per ogni successo sportivo duraturo.
Ripercorrendo la sua carriera, Taibi ha estratto dal cassetto dei ricordi alcuni momenti chiave, come la vittoria decisiva a Cosenza che spalancò le porte della massima serie davanti a migliaia di tifosi festanti. Un altro passaggio toccante riguarda la salvezza ottenuta nello spareggio contro il Cagliari, vissuto con la consapevolezza di dover partire ma con l'orgoglio di voler chiudere in bellezza. «Volevo lasciare Piacenza con una salvezza e ci sono riuscito», ha ricordato con fierezza.
Guardando alla sfida imminente, l'analisi tecnica si fa serrata, consapevole che ogni minimo dettaglio potrebbe spostare gli equilibri di una classifica cortissima e spietata. «Direi che anche per me è quasi decisiva. Entrambe vogliamo vincere, nessuna delle due può permettersi passi falsi perché Lentigione e Desenzano stanno andando a mille», ha avvertito il ds della Pistoiese, conscio che un successo darebbe un segnale fortissimo a tutto il girone.
La componente psicologica giocherà un ruolo di primo piano, specialmente in una partita dove la pressione sarà palpabile e il pubblico delle grandi occasioni farà sentire la propria voce. «L’approccio mentale sarà fondamentale: sarà una partita con pressione, con una bella cornice di pubblico da una parte e dall’altra. Chi la giocherà meglio mentalmente la porterà a casa», ha spiegato Taibi, sottolineando la necessità di rasentare la perfezione tecnica.
Infine, un pensiero è andato alla differenza sostanziale tra vivere il calcio sul prato verde e farlo dietro una scrivania, un cambiamento che ha modificato radicalmente il suo modo di soffrire durante i novanta minuti. «Da calciatore ero freddo, riuscivo a isolarmi. Da dirigente è diverso, faccio fatica. In tribuna non ci vado, preferisco stare in posti dove non mi vede nessuno, sotto il tunnel o sotto la gradinata», ha concluso il dirigente, confermando quanto sia ancora viscerale la sua partecipazione emotiva.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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