La stagione del Chieti si è chiusa con una ferita profonda. La retrocessione in Eccellenza, sancita da una penalizzazione di 11 punti inflitta dalla Corte federale d'appello, lascia l'ambiente neroverde in uno stato di smarrimento e rabbia. A tenere viva la fiamma è la voce del capitano Simone Mercorelli, 24 anni, portiere e simbolo di un gruppo che si sente vittima di un'ingiustizia.
«Fa ancora malissimo», ammette Mercorelli senza giri di parole in una intervista concessa ai colleghi del quotidiano "Il Centro". «Continuo a pensare a tutte le difficoltà affrontate insieme alla tifoseria e al fatto che non meritavamo tutto questo. Non lo meritavamo noi e non lo meritavano i tifosi che vivono Chieti e il Chieti tutti i giorni».
Il futuro sportivo della società è ancora avvolto nell'incertezza. Sul piano strettamente agonistico, la speranza è agganciata a un ricorso presentato al Collegio di garanzia del Coni: se accolto, il club potrebbe essere riammesso in Serie D. La risposta è attesa entro la metà di giugno, una scadenza che tiene in sospeso giocatori, dirigenza e tifosi.
Ma la questione sportiva è solo una parte del problema. Al di là del campo, la società dovrà affrontare nodi strutturali ancora irrisolti. È in corso una trattativa per la cessione del club all'imprenditore laziale Giuseppe Pistilli, una trattativa ancora in fase preliminare su cui le parti stanno lavorando. Sul fronte politico, anche il Comune ha fatto sentire la propria voce: alla città è stata promessa attenzione al dossier calcio, in un momento in cui la campagna elettorale per le prossime amministrative entra nel vivo, con il ballottaggio atteso nelle prossime settimane.
In questo quadro fluido e incerto, Mercorelli non chiude la porta alla permanenza, nemmeno nell'ipotesi di una ripartenza dall'Eccellenza. «Mi sono trovato benissimo con la città e con l'ambiente», dichiara il portiere ascolano. «Quindi a priori non escudo nulla. Vediamo quali saranno le evoluzioni nelle prossime settimane».
Un attestato di stima e di legame autentico con la piazza teatina, che il capitano estende anche al di là del rettangolo di gioco: «Io sono legatissimo alla città e ai tifosi», sottolinea Mercorelli. «Mi auguro che il calcio possa continuare ai livelli a cui Chieti è abituata perché questa piazza ha dimostrato in tutti questi mesi la sua compattezza e il suo entusiasmo. Chieti merita altre categorie».
Il sentimento è reciproco. Dal settore degli ultras teatini arriva un messaggio di risposta e di appartenenza: «Questa è la dimostrazione che l'attaccamento ai colori neroverde è più vivo che mai nonostante tutto», riferiscono gli ultras. «È la conferma che Chieti ha voglia di calcio. Per farlo, serve una società all'altezza».
Parole che fotografano con precisione lo stato d'animo di una piazza che non vuole rassegnarsi, e che chiede alla proprietà — presente o futura — di essere all'altezza delle aspettative di una città storicamente legata al calcio professionistico.
In attesa di notizie sul fronte societario e giudiziario, la comunità neroverde si ritrova questa sera al Teatro Marrucino per la proiezione del documentario sulla curva Volpi, in programma alle ore 19.22. L'evento, che non sarà sold out, rappresenta comunque un momento di aggregazione e di identità collettiva per una tifoseria che, nonostante la delusione, non smette di stringersi attorno ai propri colori.
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