Ci sono domeniche in cui la tattica, i moduli e le lavagnette degli allenatori contano zero. Domeniche in cui la palla pesa come una palla da bowling e l'aria, in campo, diventa improvvisamente rarefatta. Quando ti trovi con l'acqua alla gola, a lottare nel fango della zona play-out del Girone I, c'è solo una cosa a cui puoi aggrapparti: la tua gente.
È con questa consapevolezza cruda e disperata che l'Acireale ha deciso di lanciare il guanto di sfida al proprio destino, indicendo la "Giornata Granata" per il delicatissimo match di domenica contro l'Enna. Non è una semplice iniziativa di marketing, non fatevi ingannare. Nel gergo del calcio, la "giornata della società" è un vero e proprio referendum: un momento in cui si chiede alla piazza un atto di fede incondizionato, economico e passionale, per blindare le mura amiche dello stadio "Aci e Galatea" e trasformarlo in una bolgia.
I ragazzi di mister Ciccio Cozza stanno camminando sul cornicione. Sedicesimo posto, 23 punti in cassaforte: appena due gradini sopra l'inferno della retrocessione diretta e a quattro dolorosissime lunghezze dalla sponda sicura della salvezza. In un momento così, ogni palla persa è un brivido freddo lungo la schiena.
Ecco perché il club ha sospeso gli accrediti di favore (salvo per i fedelissimi abbonati) e ha fissato le tariffe: 20 euro per le tribune centrali e laterali, 15 per i ridotti, le curve e il settore ospiti (prevendita attiva da venerdì 13). Qualcuno, sui social, potrebbe storcere il naso. Ma la verità è che questo non è il costo di un biglietto: è la tassa per tenersi stretta la Serie D. È il momento in cui la città deve dimostrare se il Leone rampante cucito sul petto è solo un disegno su una maglia o un pezzo di identità cittadina. Cozza ha bisogno di soldati sugli spalti, prima ancora che in campo.
Di fronte, però, non ci sarà la vittima sacrificale di turno. L'Enna arriva ad Acireale con 30 punti e un undicesimo posto che, se da un lato permette di respirare (il margine sulla zona rossa è di 4 punti), dall'altro non ammette cali di tensione. Ma c'è una variabile impazzita che toglie il sonno allo staff acese: l'effetto nuovo allenatore.
Da domenica, sulla panchina gialloverde siederà mister Cimino. Nel calcio, il cambio di guida tecnica genera quasi sempre una scossa elettrica, una vampata d'orgoglio in uno spogliatoio che vuole dimostrare il proprio valore al nuovo condottiero. L'Enna scenderà in campo con il coltello tra i denti, consapevole che espugnare il fortino di Acireale significherebbe piazzare un macigno quasi definitivo sulla propria salvezza e spingere i rivali nel baratro.
Domenica, alle 14:30, non ci saranno alibi. Da una parte la disperazione dell'Acireale, che deve azzannare la partita dal primo secondo se vuole rimettere nel mirino la zona salvezza. Dall'altra l'Enna di Cimino, pronta a sfruttare ogni singolo nervo scoperto dei padroni di casa.
In sfide come questa, vince chi ha più fame, chi ha meno paura di sporcarsi e, soprattutto, chi ha il dodicesimo uomo in campo a soffiare dietro le spalle. La società ha lanciato il segnale luminoso nel cielo: "A casa nostra!". Ora tocca alla città di Acireale rispondere alla chiamata. Perché chi non lotta quando è il momento, non ha il diritto di piangere alla fine.
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