Al termine della sfida contro la Real Normanna, il tecnico Novelli ha manifestato tutto il suo malumore per una prestazione che, al di là del punteggio finale, ha evidenziato lacune preoccupanti sotto il profilo caratteriale.
«È stata una partita equilibrata, ma la squadra non mi è piaciuta», ha dichiarato l'allenatore in apertura di analisi, mettendo subito in chiaro che il problema non risiede solo negli episodi di gioco, ma nell'anima stessa del gruppo.
Secondo il mister, il calo di tensione è evidente rispetto agli standard stagionali: «Al di là del risultato, a me piace vedere una squadra con intensità, fame, aggressività, tenacia e idee. Tutte caratteristiche che ci hanno contraddistinto durante il campionato, portandoci in alto».
Il tecnico ha poi proseguito ponendo l'accento sulla recente involuzione: «Ultimamente, però, queste qualità stanno venendo meno. Sta a noi capire il perché e ripartire in maniera diversa da come stiamo facendo».
L'insoddisfazione di Novelli ha riguardato l'intero organico, senza distinzioni tra i titolari e chi è stato chiamato in causa a partita in corso: «Non mi è piaciuta la squadra, sia l’undici iniziale sia chi è subentrato. È un aspetto collettivo su cui bisogna intervenire subito».
L'allenatore rimpiange la solidità mostrata nei mesi precedenti: «L'atteggiamento prima faceva la differenza, ci permetteva di vincere tante partite nei minuti finali. Oggi questo non succede più. Serve testa».
Dal punto di vista della disposizione in campo, il tecnico ha spiegato i tentativi di raddrizzare il match con un modulo ultra-offensivo, rimasto però sterile: «Abbiamo chiuso con tre attaccanti centrali e due larghi per creare situazioni di cinque contro cinque, ma non è servito a nulla».
Il giudizio sul reparto avanzato è stato particolarmente severo: «Gli attaccanti si sono nascosti, rendendo la vita facile ai difensori. Così non si può giocare a calcio», ha sentenziato Novelli con amarezza.
Il problema principale, secondo l'analisi della guida tecnica, non è legato alla preparazione fisica o ai moduli, ma alla tenuta psicologica dei calciatori in questa fase cruciale del torneo.
«È una questione di testa. Consciamente o inconsciamente, è lì che si fa la differenza. Perché dal punto di vista tattico, atletico e di condizione la squadra c’è», ha ribadito l'allenatore per sgomberare il campo da dubbi sulla condizione dei suoi.
Infine, un monito a non cullarsi sugli allori: «L’ottimo campionato fatto finora non deve diventare una giustificazione per prestazioni come questa. Deve essere una forza, non un alibi».
La chiusura del tecnico è un richiamo alla responsabilità individuale e collettiva: «Se non siamo forti mentalmente, non possiamo affrontare certe situazioni. Tutto parte da lì, dalla testa».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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