La crisi del calcio italiano si consuma anche attraverso le dimissioni di Gianluigi Buffon. Dopo il passo indietro del presidente della FIGC Gabriele Gravina, anche l'ex portiere della Nazionale ha deciso di lasciare il suo incarico di Capo Delegazione della squadra azzurra. Una decisione maturata nell'immediato dopo la partita contro la Bosnia, come lo stesso Buffon ha rivelato attraverso un comunicato diffuso sul proprio profilo Instagram.
"Rassegnare le mie dimissioni un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia, era un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi", ha scritto l'ex numero uno juventino, spiegando che solo la richiesta di attendere per consentire le necessarie riflessioni aveva trattenuto l'annuncio ufficiale.
La decisione di Buffon appare strettamente legata a quella di Gravina. "Ora che il Presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità", ha dichiarato, rendendo esplicito il collegamento tra le due uscite di scena che segnano un momento di profonda ristrutturazione ai vertici del movimento calcistico nazionale.
Nonostante la fiducia nel lavoro svolto insieme al commissario tecnico Rino Gattuso e allo staff, Buffon non ha nascosto l'amarezza per non aver raggiunto il traguardo fondamentale. "Pur nella sincera convinzione di aver costruito tanto a livello di spirito e di gruppo con Rino Gattuso e tutti i collaboratori, nel pochissimo tempo a disposizione della Nazionale, l'obiettivo principale era riportare l'Italia al Mondiale. E non ci siamo riusciti", ha ammesso con lucidità.
Questa consapevolezza ha guidato la scelta di lasciare spazio a una nuova gestione. "È giusto lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura che riterrà migliore per ricoprire il mio ruolo", ha aggiunto Buffon, dimostrando senso di responsabilità e rispetto istituzionale verso chi dovrà guidare la Nazionale nel prossimo ciclo.
Nel suo lungo messaggio, l'ex campione del mondo 2006 ha voluto tracciare un bilancio dell'esperienza vissuta in un ruolo che ha interpretato con dedizione assoluta. "Rappresentare la Nazionale è per me un onore ed una passione che mi divora fin da quando ero un ragazzino. Ho cercato di interpretare il mio incarico mettendoci tutte le mie energie", ha sottolineato, evidenziando come l'impegno sia stato totale nonostante l'esito negativo.
L'azione di Buffon come Capo Delegazione non si è limitata alla prima squadra, ma ha abbracciato l'intero sistema delle nazionali giovanili. L'obiettivo era quello di creare collegamenti organici tra i diversi livelli. "Guardando a tutti i settori per essere anello di congiunzione, di dialogo e di sinergia tra le varie giovanili, cercando di strutturare, insieme ai vari responsabili, un progetto che partendo dai giovanissimi arrivi fino alla Nazionale U21", ha spiegato, illustrando una visione di ampio respiro.
Tra i progetti avviati durante il suo mandato, Buffon ha evidenziato il tentativo di ripensare il sistema di formazione dei talenti italiani. "Il tutto per ripensare il modo nel quale si allevano i talenti della futura Nazionale maggiore", ha precisato, lasciando intendere che il lavoro svolto mirava a gettare le basi per il rilancio del calcio azzurro nel medio-lungo periodo.
In questa prospettiva, l'ex portiere ha rivendicato alcune scelte organizzative precise. "Ho chiesto ed ottenuto l'inserimento di poche, importanti figure di forte esperienza, che insieme con le competenze già presenti, stanno dando vita a questi cambiamenti necessari con visione a medio e lungo termine", ha rivelato, aggiungendo che alla base delle sue decisioni c'era un preciso criterio: "Questo perché credo nella politica della meritocrazia e della specializzazione delle mansioni".
Buffon ha lasciato al giudizio dei suoi successori e degli organi competenti la valutazione della validità del percorso intrapreso. "Starà a chi di dovere giudicare la bontà di queste scelte", ha affermato, mostrando rispetto per il processo di transizione che seguirà le sue dimissioni.
Nonostante la delusione cocente per la mancata qualificazione mondiale, l'ex numero uno della Juventus e della Nazionale ha voluto chiudere il suo messaggio con parole di gratitudine. "Porto nel cuore tutto, con gratitudine per il privilegio e l'insegnamento che, anche nell'epilogo doloroso, questa intensa esperienza mi lascia", ha scritto, riconoscendo il valore formativo anche di un'esperienza conclusasi in modo amaro.
Il saluto finale all'Italia calcistica porta la firma di sempre: "Forza Azzurri sempre", un augurio che conferma come, nonostante il passo indietro istituzionale, il legame emotivo con la maglia azzurra resti indissolubile per uno dei simboli più duraturi del calcio italiano.
Le dimissioni di Buffon si inseriscono in un momento di profonda crisi per il movimento calcistico nazionale, chiamato ora a rifondare non solo la struttura dirigenziale ma anche il progetto tecnico-sportivo che dovrà riportare l'Italia ai vertici del calcio mondiale.
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