La Corte Federale d’Appello ha scosso il girone di Serie D accogliendo l'istanza della Procura Federale e infliggendo undici punti di penalizzazione al Chieti, un provvedimento che riscrive completamente la griglia dei playout e sancisce la retrocessione in Eccellenza dei teatini. Massimiliano Guzzini, presidente della Recanatese, ha commentato con estrema fermezza l'esito del procedimento, che permetterà ai giallorossi di affrontare la sfida decisiva contro il San Marino tra le mura amiche.
«Prendo atto con soddisfazione di quanto ha appena deciso la Commissione Federale di Appello al termine dell’udienza alla quale ho partecipato unitamente al nostro avvocato Grassani, che ringrazio» ha esordito il patron leopardiano, visibilmente sollevato per l'accoglimento delle tesi sostenute dal club. «E’ una decisione che attendevamo con fiducia, convinti delle ragioni della nostra posizione, suffragata da documenti inequivocabili».
Il numero uno del club ha voluto sottolineare come l'azione legale non fosse un attacco diretto a una singola realtà, quanto piuttosto una battaglia di principio per la trasparenza e la legalità all'interno del sistema calcistico dilettantistico, ringraziando chi ha condiviso questo percorso.
«Ringrazio Sammaurese, Termoli e Forsempronese che hanno sostenuto la nostra richiesta, che non era contro ma per il rispetto delle regole. Ringrazio anche le altre società che non ci hanno dato sostegno e non hanno capito l’importanza della nostra azione che era per il rispetto delle regole, per la correttezza delle procedure tecniche, amministrative e contabili che devono essere seguite dalle società, era per la credibilità del sistema calcio».
Guzzini ha poi rivolto un pensiero alla piazza abruzzese, rimarcando il massimo rispetto per la tradizione e il blasone del Chieti, nonostante la dura contrapposizione legale che ha caratterizzato le ultime settimane.
«La nostra richiesta non era contro il Chieti, città importante, club prestigioso, tifoseria appassionata e abituata al professionismo, alla quale auguro tutto il bene sportivo possibile per il futuro. Dovevamo intervenire per chiedere il rispetto delle regole. Lo dovevo alla Recanatese, che mi onoro di rappresentare, alla sua storia, ai suoi tesserati, ai tifosi ma più in generale lo dovevo a me stesso, al consiglio di amministrazione, allo staff tecnico, a tutti coloro che hanno in questi anni fatto sacrifici per sostenere il progetto».
Per il presidente, la sentenza rappresenta una vittoria morale per chi investe nello sport seguendo i canoni della lealtà, scusandosi anche per i toni accesi utilizzati durante la fase più calda della disputa legale.
«La Recanatese crede, dimostrandolo sempre e non a parole, nei valori dello sport e nella lealtà e penso che abbiamo dato un servizio a tutte le squadre della Lega Dilettanti. Per questo motivo, convinto che la Recanatese avesse subito un’ingiustizia, ho usato termini forti, forse esagerati, e se qualcuno si è sentito offeso mi scuso».
Chiusa la parentesi nelle aule di giustizia, l'attenzione deve ora spostarsi inevitabilmente sul terreno di gioco, dove domenica la Recanatese si giocherà la permanenza in Serie D in una gara che non ammette appelli.
«Ora testa e cuore al play out, perché alla fine il destino dei clubs si decide in campo. I ragazzi ed il mister sanno che domenica ci giochiamo la stagione ed anche il futuro, perché questa categoria ci appartiene da tanto tempo e vogliamo con tutte le nostre forze mantenerla. Mi auguro che i nostri tifosi domenica affollino il Tubaldi per compiere, tutti insieme, questo ultimo e decisivo passo».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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