Un passo gigantesco, di quelli che pesano come macigni nella corsa verso la permanenza in categoria. Nel recupero di campionato giocato ieri, il Termoli ha espugnato il campo della Sammaurese conquistando tre punti di platino. Una vittoria che proietta i giallorossi a quota 38 punti in classifica, lasciandosi alle spalle ben sette squadre e vedendo ormai da vicino il traguardo della salvezza diretta.
Al termine della sfida, in sala stampa, l'allenatore del Termoli, Fulvio D'Adderio, ha analizzato il match con la consueta lucidità, per poi lasciarsi andare a uno sfogo intriso di orgoglio identitario, attaccamento alla maglia e amore per il suo lavoro.
Una gara non semplice, che si è sbloccata solo grazie a un episodio che ha cambiato l'inerzia del match. Sulla sfida contro la Sammaurese, il tecnico è stato onesto: "Oggi eravamo bloccati mentalmente, eravamo abbastanza in difficoltà. Anche perché la testa comanda le gambe, e non siamo riusciti a fare molto all'inizio. Dall'altro lato abbiamo incontrato una squadra viva, composta da ragazzi giovani che corrono, guidati da un allenatore molto bravo, e che nelle ultime gare si era giocata le sue carte con tutti vincendo tre partite interne. C'è stato un episodio che ha fatto cambiare l'ago della bilancia nei loro confronti, ma dopo quel gol che è venuto, ci siamo un po' rigenerati. Abbiamo corso di più, abbiamo lottato, volevamo a tutti i costi questa vittoria e alla fine ci siamo riusciti, anche perché i nostri tifosi meritavano un epilogo del genere. Mi sembra che questa sia la prima volta che facciamo 12 punti in 6 partite, stiamo attraversando un periodo abbastanza buono".
Il percorso del Termoli non è stato una passeggiata. Il mercato invernale e le squalifiche hanno complicato i piani, ma D'Adderio esalta la forza del collettivo, lodando anche chi ha giocato solo scampoli di partita: "Siamo stati un po' fortunati e un po' bravi a gestire le cose in un certo modo, ma devo dire che i ragazzi mi hanno seguito sempre. Hanno sempre dato il loro apporto, sia chi ha giocato sia chi non ha giocato. Ho messo in evidenza domenica scorsa i 5 minuti di Marsico, i 7 minuti di Derisio, o Staffa, che hanno rincorso e lottato. In un periodo veramente difficile, dove le squalifiche ci hanno penalizzati e il mercato di gennaio ci ha depotenziati, ci giravamo in panchina e avevamo poco. Eravamo contati in alcuni ruoli. Ma i ragazzi hanno tirato fuori tutto, trovando in queste situazioni negative la forza per reagire".
Un plauso speciale è stato rivolto al Capitano della squadra, capace di trascinare il gruppo e di zittire le critiche di inizio anno segnando il suo centesimo gol in categoria: "Il primo grande applauso va agli uomini, a chi ha avuto un riscontro positivo, e primo fra tutti il Capitano. Da quando è diventato capitano lui ha portato energia, è un ragazzo serio. Oggi ha fatto il centesimo gol in questa categoria. Abbiamo zittito anche quelli che ad agosto dicevano che non era un buon giocatore. Mettendo a segno il rigore ha dimostrato chi è: lui ci lavora sempre, in 36 settimane che abbiamo lavorato forse ha sbagliato un solo rigore in allenamento, tirandone sempre tre di seguito. Vuol dire che ci vuole un giocatore che sa fare questo per realizzare".
Stimolato sulle voci e sulle pressioni ambientali, D'Adderio ha rivendicato con estrema fermezza la sua professionalità e le sue radici, regalando una delle dichiarazioni più appassionate della stagione: "Le disavventure hanno fortificato l'ambiente? So che le persone che ci stanno vicino ci hanno dato un apporto, e voglio vivere con questi qua, perché questa è la gente che serve al Termoli. Non serve la gente che parla, che chiacchiera, che fa e che dice. Io mi sono ripromesso di mettere la testa bassa, di bloccare bene il manubrio della bicicletta e di non esultare. Oggi dovrei togliermi tanti mattoni, sassolini e montagne dalle scarpe. Ma poi ci ho pensato: io sono Molisano, sono una persona seria. Sono uno che ha costruito la sua carriera in 45 anni in giro per l'Italia portando in auge il nome di Termoli, di Campobasso, di San Martino in Pensilis con onore e con serietà. Non posso rovinare tutto pensando a quelli a cui dovrei dire qualcosa".
Poi, la rivelazione sul suo patto iniziale con la piazza: "Devo ringraziare i miei ragazzi che mi hanno supportato e sopportato, e i nostri tifosi, quei 70 che ci hanno seguito. Non li abbiamo presi in giro, ci siamo presi un impegno, io per primo, seguito dal capitano, e siamo andati avanti. Questa è la mia onorabilità: questi ragazzi mi hanno dato il futuro. Il futuro vuol dire credere che io possa fare l'allenatore nonostante tre anni fuori, e lo faccio come dico io, senza farmi imporre niente da nessuno. Come sono fiero di essere molisano: in Molise non c'è quasi un allenatore professionista, io sono uno dei pochissimi. E ne vado fiero perché porto avanti la mia regione. Sono fierissimo di essere tornato a Termoli dopo 45 anni, nella prima vera squadra dove avevo giocato dopo il San Martino. Molti ad agosto hanno promesso tante cose... io avevo promesso una sola cosa: di allenare il Termoli come se fosse il Milan. Io ho allenato il Termoli come se fosse il Milan".
Nonostante il grande traguardo ormai a un passo, il tecnico predica calma in vista delle ultime tre finali, a partire dal prossimo impegno: "Mancano tre partite, saremo protagonisti sia per la salvezza che per la lotta promozione degli altri. Ora bisogna rimotivare i ragazzi. Non dico che abbiamo raggiunto l'obiettivo perché non so fare i calcoli, quindi non festeggio certamente oggi, ma è stata una vittoria importante. Domani avremo un altro squalificato, dovremo gestire alcune cose, ma dovremo fare bene i conti prima di tutto. Non possiamo fermarci: dobbiamo onorare il Termoli, dobbiamo onorare noi stessi e quindi andare avanti fino all'ultima partita. Domenica giochiamo contro il Notaresco e dobbiamo trovare le energie per controbattere una forza molto importante del campionato".
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