Il triplice fischio risuonato allo stadio Nereo Rocco non ha sancito soltanto la conclusione della sfida persa per 3-2 contro la Pro Vercelli, ma ha messo la parola fine a un’agonia sportiva senza precedenti.
La Triestina saluta ufficialmente il calcio professionistico e sprofonda nell’inferno della Serie D, firmando una delle pagine più buie, mortificanti e ingiustificabili dell’intera storia del club alabardato.
Si tratta del verdetto definitivo di un’annata gestita in modo fallimentare sotto ogni punto di vista, culminata in novanta minuti che hanno riassunto perfettamente tutti i limiti di una stagione indegna per la piazza.
Tra confusione tattica, fragilità caratteriale e una palese incapacità di onorare una maglia storica, vedere Trieste abbandonare il professionismo rappresenta un insulto alla tradizione calcistica della città.
Il primo tempo è stato un vero e proprio bollettino di sventure: già al dodicesimo minuto l’uscita forzata di D'Amore per infortunio ha mostrato la precarietà di una rosa martoriata dai problemi fisici.
Il dramma sportivo ha preso forma compiuta al 21', quando un’astuta giocata di Comi ha provocato lo sfortunato autogol di Vicario, dando inizio al definitivo naufragio dei padroni di casa.
Senza riuscire a reagire, la formazione giuliana è affondata ulteriormente al 32', trafitta dalla conclusione di Huiberts che, deviata, ha beffato un Matosevic apparso incerto in più di un'occasione.
Nella ripresa è emerso un sussulto d'orgoglio dettato dalla pura disperazione, che ha portato al gol del 2-1 firmato da Vertainen al 61', grazie a un rimpallo fortunoso tra palo e schiena del portiere avversario.
Tuttavia, la speranza si è rivelata un’illusione passeggera e crudele, specialmente quando all'82' D'Urso ha fallito l'incredibile occasione del pareggio calciando fuori a porta vuota su invito di Vertainen.
Il finale di gara è stato caratterizzato da un nervosismo elettrico, tra interventi del Var, rigori prima assegnati e poi tolti, e una pioggia di ammonizioni che ha coinvolto Comi, Silvestri e Mullin.
Al minuto 92, sugli sviluppi di una concitata mischia in area, Voca ha spento definitivamente ogni residua luce, siglando il punto del 3-2 e spedendo ufficialmente l'Unione nel baratro dei dilettanti.
Non esistono giustificazioni o alibi per un epilogo simile: Trieste esce dal calcio che conta e la responsabilità ricade interamente su chi ha trasformato questa stagione in un calvario infinito.
Le macerie lasciate da questa retrocessione rappresentano una macchia indelebile per chiunque abbia fatto parte di questa gestione, sia sul terreno di gioco che dietro le scrivanie della società.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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