Si è conclusa con toni distesi e prospettive concrete la giornata di incontri tra l'Associazione Italiana Calciatori, affiancata dall'Assoallenatori, e i due candidati alla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio, Giovanni Malagò e Giancarlo Abete. A tracciare un bilancio è stato il presidente dell'AIC, Umberto Calcagno, le cui dichiarazioni sono state riportate da TMW.
«Sensazioni positive», ha esordito Calcagno, sottolineando come il confronto abbia permesso di «condividere gli aspetti importanti di ciò che si dovrà fare». Sul tavolo, tre grandi temi: il futuro del Club Italia, il coinvolgimento di un ex calciatore in una posizione di vertice all'interno della struttura federale, e il rilancio dei settori giovanili nazionali.
Il messaggio centrale emerso dagli incontri è la necessità di superare la frammentazione nella gestione del calcio italiano. «Non occorre ripetere i ragionamenti fatti in queste settimane», ha dichiarato Calcagno, «bisogna cercare di avere una regia unica federale che possa metterci tutti insieme per capire come affrontare i problemi». Una posizione che riflette la volontà dell'AIC di andare oltre le enunciazioni di principio e di costruire un metodo condiviso di lavoro, indipendentemente da chi siederà alla guida della FIGC.
Alla domanda su eventuali rivendicazioni formali presentate dall'associazione, Calcagno ha risposto con nettezza: «A noi la lista della spesa non piace molto come modalità di interlocuzione. I problemi sono conosciuti ed è ben chiaro cosa si dovrebbe fare». Una presa di distanza dalla logica delle richieste puntuali, in favore di un approccio più sistemico.
Il punto che l'AIC ha tenuto a evidenziare con forza riguarda il nesso inscindibile tra la dimensione tecnico-sportiva e quella economica del calcio italiano. «Serve rivitalizzare il mercato interno», ha spiegato il presidente, «cercando di dare a Lega Pro e Serie B una nuova centralità». Un passaggio tutt'altro che secondario: Calcagno ha ricordato come episodi recenti abbiano dimostrato che giovani calciatori italiani, talvolta approdati in campo quasi per caso, siano riusciti a imporsi con risultati sorprendenti. La redistribuzione delle risorse, in quest'ottica, non è solo una questione di equità, ma una leva per il rilancio complessivo del movimento: «Riuscissimo a fare bene questo lavoro anche il mercato interno ne avrebbe giovamento».
Uno degli aspetti che ha registrato la convergenza più esplicita tra le parti è quello relativo alla presenza di un ex calciatore in una posizione di rilievo all'interno della federazione. Alla domanda diretta se vi sia disponibilità in tal senso da parte dei candidati, Calcagno non ha lasciato spazio a interpretazioni: «Certo, da parte di entrambi. È una necessità».
Non si tratta di una novità assoluta: il presidente dell'AIC ha ricordato che, con Gianluca Vialli prima e Gianluigi Buffon poi, si era già avviata un'implementazione in questa direzione. Ora, però, si punta a compiere un ulteriore salto di qualità. «Bisogna fare un ulteriore passo perché un profilo forte aiuterebbe anche il prossimo presidente», ha sottolineato Calcagno, evidenziando come una figura autorevole con un passato da calciatore possa costituire un punto di riferimento tanto per i giocatori quanto per gli allenatori, oltre che per le scelte tecnico-sportive legate al Club Italia.
Sui nomi, tuttavia, è ancora presto: «No, anche perché bisogna prima capire il tipo di ruolo. In base a quello poi si sceglieranno le persone più adatte».
Sul piano procedurale, l'AIC seguirà il proprio iter interno prima di esprimere una posizione ufficiale in vista del voto. «Faremo i nostri passaggi interni», ha chiarito Calcagno, «sapendo che poi dovranno essere convocati i nostri 52 delegati perché spetterà a loro votare». I canali di dialogo con entrambi i candidati rimarranno aperti: «Ci sentiremo ancora».
A colpire, nell'analisi del presidente, è soprattutto il clima che si respira in questa fase preelettorale: «L'interlocuzione è stata molto piacevole, si respira un'aria che non è di contrapposizione ma di approfondimento e che porterà giovamento a prescindere da chi sarà il prossimo presidente federale». Un segnale, forse, che il calcio italiano intende affrontare questa tornata con spirito costruttivo, consapevole delle sfide strutturali che attendono chiunque guiderà la FIGC nei prossimi anni.
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