Dimenticate il calcio giocato, il prato verde di Stamford Bridge e i milioni spesi sul mercato da Todd Boehly. La vera partita del Chelsea si sta giocando in tribunale, nei paradisi fiscali e nei corridoi di Downing Street. La cessione del club londinese da parte di Roman Abramovich, avvenuta nel 2022 sull'onda dell'invasione russa in Ucraina, non è affatto un capitolo chiuso. Anzi, si sta trasformando in un intrigo internazionale che rischia di avere ripercussioni devastanti sia sul piano geopolitico che su quello sportivo.
Se pensavate che i famosi 2,5 miliardi di sterline pagati dal consorzio Blueco 22 sarebbero finiti tutti, magicamente, in opere di bene, vi sbagliavate di grosso. Preparatevi a scendere nella tana del bianconiglio della finanza oligarchica.
La narrazione iniziale era romantica, quasi espiatoria: Abramovich vende il Chelsea e devolve tutto in beneficenza alle vittime della guerra. La realtà, svelata dagli ultimi bilanci della Fordstam Ltd (la holding attraverso cui il russo controllava i Blues), è ben diversa.
Al fondo benefico non andranno 2,35 miliardi, ma "soltanto" 987 milioni di sterline (circa 1,14 miliardi di euro). Che fine ha fatto il resto? Semplice: è stato assorbito dai debiti pregressi. I conti parlano chiaro. Fordstam doveva la bellezza di 1,4 miliardi a una società registrata nel paradiso fiscale dell'Isola di Jersey, la Camberley International Investments. E indovinate di chi era questa società? Era lo strumento "ombra" usato dallo stesso Abramovich per iniettare liquidità nel Chelsea negli anni d'oro. In sintesi: i soldi della vendita servono prima a ripagare i debiti contratti con se stesso. Solo il "netto" andrà in beneficenza.
Ma il vero thriller si gioca sulla destinazione di quel quasi miliardo di sterline. Quei soldi, attualmente congelati su un conto britannico (e che nel frattempo, stando fermi, hanno generato l'assurda cifra di 63 milioni di sterline di soli interessi in un anno!), sono l'oggetto di un durissimo scontro politico.
Abramovich, tramite i suoi legali, ha posto una condizione ferrea: i soldi vanno in beneficenza, sì, ma per tutte le vittime del conflitto, includendo quindi anche quelle russe. Una richiesta inaccettabile per il governo britannico, che pretende che i fondi siano destinati esclusivamente all'Ucraina.
La tensione è alle stelle. Il premier britannico Keir Starmer è stato categorico e ha fissato una deadline che sa di ultimatum: il 17 marzo. Se non si troverà un accordo entro quella data, Londra procederà con la confisca totale dei 2,35 miliardi. E, come se non bastasse, sull'Isola di Jersey il Procuratore generale ha aperto un'indagine penale per capire se i fondi della famosa società di credito del russo siano provento di reato.
Mentre gli avvocati di Abramovich e il governo di Sua Maestà incrociano le spade, a Stamford Bridge si trema. Todd Boehly, l'attuale proprietario, non è uno sprovveduto. Sapeva che comprando il Chelsea avrebbe acquistato anche qualche scheletro nell'armadio. Non a caso, dei 2,5 miliardi pattuiti, ha preteso di trattenerne 150 milioni in un fondo di garanzia fino al maggio 2027. Il motivo? Le mine inesplose lasciate dalla vecchia gestione.
Il Chelsea ha infatti sul collo la spada di Damocle di un'udienza disciplinare. Si parla di ben 74 capi d'accusa per violazioni delle norme sui procuratori sportivi, tra cui spicca un pagamento "in nero", mai registrato a bilancio, destinato all'ex agente della stella Eden Hazard.
Il club, in un tentativo disperato di clemenza, si è autodenunciato subito dopo il cambio di proprietà. La speranza a Londra è di cavarsela con una maxymulta (da pagare, appunto, con i 150 milioni trattenuti). Ma i regolamenti della Premier League, specie dopo i recenti casi Everton e Nottingham Forest, parlano chiaro: la commissione indipendente potrebbe avere la mano pesante. Il rischio concreto non è solo il blocco del mercato, ma una penalizzazione in classifica che devasterebbe il progetto tecnico di Enzo Maresca.
L'ombra di Roman Abramovich, insomma, è ancora lunghissima. E l'orologio verso il 17 marzo continua a ticchettare. Quella che doveva essere la "cessione del secolo" si sta rivelando la più grande patata bollente del calcio mondiale.
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