Il protagonista dell'intervista odierna targata Notiziariocalcio.com è Paolo Ginestra, un estremo difensore che rappresenta un’icona di longevità e competenza nel panorama calcistico italiano. Classe 1979, attualmente in forza al Matelica nel campionato di Eccellenza marchigiana, Ginestra vanta un curriculum monumentale con oltre 500 presenze tra i professionisti. La sua carriera lo ha visto protagonista con maglie prestigiose come quelle di Fermana, Fano, Sassuolo, Ternana, Casertana, Foggia e Forlì, senza dimenticare la vittoria del campionato di Serie B con il Parma e i trascorsi giovanili nei vivai di Inter e Milan.
Famoso per aver parato un rigore restando in ginocchio durante un sentito derby tra Rimini e Vis Pesaro, Ginestra ha legato il suo nome a un incredibile record europeo: ben sei rigori parati in un singolo campionato professionistico (stagione 2020-2021 con la Fermana). Un primato che sembra voler sfidare ancora oggi, dato che nell'ultima stagione ha neutralizzato altri 6 tiri dal dischetto, confermandosi un incubo per ogni attaccante. Nonostante diverse squadre siano già sulle sue tracce, il portiere, gestito dall'agente Guglielmo Dell'Arciprete, non ha alcuna intenzione di ritirarsi, pur guardando a un futuro che potrebbe vederlo nel ruolo di dirigente professionista.
Ai microfoni di Notiziariocalcio.com, Paolo Ginestra ha analizzato il presente, i suoi segreti e le ambizioni che lo spingono ancora a scendere in campo.
Paolo, partiamo dalla stagione appena conclusa con il Matelica. Che bilancio tracci? «È stata una stagione emozionante, siamo stati veramente bravi in un campionato molto duro, dove erano presenti tanti calciatori di alto livello. Inizialmente puntavamo a qualcosa in più, ma purtroppo i numerosi infortuni ci hanno penalizzato nel corso del cammino. Tuttavia, l'obiettivo che ci era stato chiesto dal presidente è stato raggiunto, quindi ritengo che sia stata un'annata positiva. Dal punto di vista personale, mi è mancato parare solo l'ultimo rigore per riuscire a battere il mio record precedente».
A proposito di rigori, sei diventato un caso di studio europeo. Qual è il tuo segreto? «Vado molto fiero del mio record europeo dei sei rigori parati con la Fermana. Posso dire che mi alleno moltissimo sotto questo aspetto specifico. Ho un paio di tecniche consolidate: cerco di essere io a condurre il calciatore, portandolo a calciare dove voglio io. Se però mi chiedi altri dettagli... non te li dirò mai (ride, ndr). È un segreto che insegnerò ai giovani solo quando deciderò di fare altro. Una cosa che ho notato e che applico è la divisione in due fasi di lettura, che poi vanno studiate e adattate in base alle caratteristiche del tiratore».
Nel tuo cuore c'è un posto speciale per la Fermana, club con cui hai collezionato oltre 100 presenze tra i professionisti. Come vedi la loro situazione attuale? «La Fermana è un’ottima squadra. Noi l'abbiamo sofferta molto quest'anno, anche se nella sfida a casa loro sono riuscito a parare due rigori. Sembra quasi che il destino mi porti a esaltarmi proprio quando gioco contro di loro. So che hanno qualche problemino societario e mi auguro sinceramente che riescano a risolverlo al più presto. Quella tifoseria merita qualcosa di importante; li stimo molto e spero possano vivere momenti più tranquilli».
Guardandoti indietro, che giudizio dai alla tua lunghissima carriera? «Sono partito come un ragazzo cresciuto in una famiglia normale e sono riuscito a farmi contrattare da club come Inter e Milan. Il mio sogno era fare il calciatore e ci sono riuscito, arrivando a ottimi livelli. Ho avuto una carriera discreta nel professionismo, con 30 presenze in Serie B e diverse panchine in Serie A, anche se onestamente mi sarei aspettato qualcosa di più. Venivo da campionati importanti con Casertana e Ternana, e speravo che qualcuno mi desse l'opportunità definitiva per emergere totalmente. Oggi il sistema è cambiato ed è più facile avere un’occasione; ai miei tempi, in Serie C non ti facevi le ossa, te le rompevi. Passare sette o otto anni in C senza avere la grande chance è un po' un dispiacere. Penso che nel calcio essere forti non garantisca automaticamente l'arrivo ai vertici: devono incanalarsi mille fattori, è difficilissimo».
Cosa c’è nel futuro di Paolo Ginestra? «Io amo il calcio, è difficile lasciarlo. Voglio togliere i guantoni solo quando mi sentirò davvero saturo. Ovviamente guardo al futuro: se dovessi avere la possibilità di ricoprire altri ruoli in club importanti, come mi è già stato accennato, vedrò cosa fare. Ma ho un amore viscerale per il campo; per me sarebbe durissima andare allo stadio la domenica e restare a guardare la partita senza giocare. Non è una questione di categoria, è proprio la mancanza del rettangolo verde. Voglio arrivare al giorno del ritiro sentendomi "finito" dal punto di vista agonistico. Sono fiero di quello che ho fatto: provengo da una famiglia umile e sono riuscito a mantenermi ai vertici per oltre 30 anni. Finché avrò questa voglia di continuare, io continuerò».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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