La pace tra la proprietà della Sampdoria e il suo popolo è ancora lontana. Dopo la lettera pubblica con cui Joseph Tey aveva voluto rilanciare le ambizioni del club, ribadendo il proprio impegno e la propria visione per il futuro, la risposta della tifoseria organizzata non si è fatta attendere. La Federazione dei Club Blucerchiati ha diffuso un comunicato ufficiale dai toni netti e inequivocabili, che chiude ogni margine di dialogo con l'attuale gestione.
Il documento non lascia spazio a interpretazioni. I rappresentanti della tifoseria ricordano innanzitutto i tempi dell'investimento: Tey è presente nella società da circa tre anni, e da due ne detiene il controllo in solitaria. Un arco di tempo che, a giudizio della Federclubs, ha prodotto «risultati aberranti», imputati in larga misura alle scelte dei collaboratori di cui il proprietario si è circondato.
Il punto più tagliente del comunicato riguarda proprio le dichiarazioni programmatiche di Tey. L'impegno a continuare a investire nel club, rilanciato nella lettera ai tifosi, viene letto dalla tifoseria in tutt'altra chiave: «Il suo impegno nel continuare ad investire nei risultati sportivi appare, dopo questi tre anni, più una minaccia che una promessa». Una frase che sintetizza con efficacia la sfiducia ormai sedimentata nei confronti della proprietà.
A suffragare questa posizione, la Federclubs elenca una serie di scelte gestionali che definisce emblematiche di una «benevolenza» nei confronti del mondo blucerchiato tutta da dimostrare. Il settore femminile, si legge nel testo, è stato «azzerato per vostra scelta»; la Primavera maschile naviga nella parte bassa della classifica di Serie B; alcune leve giovanili sono state soppresse. Un quadro complessivo che, agli occhi dei firmatari, contraddice ogni retorica di sviluppo e crescita del progetto sportivo.
Un passaggio particolarmente significativo è quello dedicato alla catena delle responsabilità. Nel corso degli ultimi anni si sono avvicendati sulla panchina e negli uffici dirigenziali allenatori, direttori sportivi e persino presidenti, indicati volta per volta come i responsabili dei fallimenti. La Federclubs smonta questa narrazione con un argomento semplice ma efficace: «L'unica costante è lei, e il suo fidato collaboratore Walker: non si pone qualche domanda in tal senso?». Il riferimento diretto a Tey e al suo stretto collaboratore punta il dito su quello che la tifoseria considera un deficit strutturale nella governance del club, non imputabile a singole figure intercambiabili.
Il tono del comunicato si fa ancora più perentorio quando affronta il tema della credibilità perduta. «Non esiste comunicato o cambio di rotta che possa riabilitarla agli occhi dei Sampdoriani», si legge. Un giudizio definitivo, che la Federclubs tiene a contestualizzare storicamente: la proprietà fu accolta con entusiasmo, «come salvatori, portati sugli scudi anche quando i risultati tardavano ad arrivare». La pazienza e la fiducia iniziale sono dunque elementi che i tifosi rivendicano, a dimostrazione che il giudizio attuale non nasce da pregiudizio o ingratitudine, ma da una valutazione maturata nel tempo.
«Trascorsi tre anni in questo fango», scrivono, «abbiamo la consapevolezza che nella sua gestione ci sono delle incapacità strutturali, non transitorie». La distinzione tra difficoltà contingenti e limiti strutturali è il cuore della requisitoria: non si tratta di un momento negativo da attraversare, ma di una inadeguatezza di fondo che nessuna correzione di rotta potrebbe sanare.
Il comunicato si chiude con un appello alla partita in programma nella giornata odierna, citata come prova tangibile di cosa rappresenti la Sampdoria per i suoi sostenitori: uno stadio pieno, nonostante la squadra sia «ai margini della Serie B». Per la Federclubs, quella curva e quelle tribune sono state per anni «l'unico baluardo di Sampdorianità», l'unica certezza in un periodo di deriva sportiva e gestionale.
Le ultime righe del testo sono scritte in maiuscolo, come per sottolineare la solennità di una richiesta che vuole andare oltre la polemica contingente: «Meritiamo un'altra proprietà, meritiamo davvero di tornare ad essere grandi, nei fatti, non con i comunicati». Una sentenza pronunciata a nome di un'intera comunità, che chiede discontinuità non a parole, ma nella realtà.
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