La Folgore Caratese ha conquistato la promozione in Serie C. Un traguardo che, nelle parole del suo presidente Michele Criscitiello — intervistato da Calcio e Finanza — va ben oltre il semplice risultato sportivo e si carica di un significato più profondo, tanto per la società quanto per il territorio brianzolo.

«È un evento storico per la società e per il territorio», ha dichiarato Criscitiello, che guida il club da tre stagioni. Ma ciò che tiene a sottolineare con maggiore forza non è il traguardo in sé, bensì il percorso che ha portato a raggiungerlo: «La nostra soddisfazione più grande è che non ci arriviamo avendo investito soltanto sulla squadra o mettendo soldi extra sui calciatori: abbiamo fatto il percorso al contrario».

Una filosofia che Criscitiello — noto anche come volto televisivo del giornalismo sportivo — dice di aver applicato in modo coerente con quanto sostiene pubblicamente. «Quello che io credo e che racconto anche in televisione è che il calcio italiano debba ripartire dalle strutture e dai giovani. Se poi sul campo fai il contrario di quello che dici, perdi credibilità».

Il modello adottato dalla Folgore Caratese ha privilegiato gli investimenti infrastrutturali e il vivaio rispetto al mercato dei calciatori. Per strutture, il presidente intende qualcosa di molto concreto: «Spogliatoi, stadio, palestra, chef per la prima squadra, alimentazione dell'atleta, una zona dedicata ai massaggi». Non lussi, ma condizioni professionali che, secondo Criscitiello, rappresentano la base su cui costruire un club solido e competitivo nel tempo.

Ora la sfida è mantenere la categoria senza snaturare l'identità del progetto. «Adesso dobbiamo restarci, ma continuando su questa strada, partendo dalle strutture», afferma il patron, che non nasconde le ambizioni ma ribadisce la volontà di non cedere alle scorciatoie del mercato.

La promozione in Serie C diventa così anche l'occasione per una critica più ampia al sistema calcistico nazionale. «Secondo me il calcio italiano ha sbagliato a strapagare i calciatori e a far uscire soldi dal sistema, senza investire davvero negli impianti», sostiene Criscitiello. Un'accusa che riflette un dibattito ormai ricorrente nel panorama del calcio italiano, dove la crisi finanziaria di molti club contrasta con gli ingaggi spesso sproporzionati rispetto alle reali capacità economiche delle società. «Noi quest'anno abbiamo iniziato a farlo e dobbiamo continuare anche in futuro», conclude il presidente, indicando nella strada già imboccata l'unica percorribile per costruire qualcosa di duraturo.

Un messaggio che, dalla periferia della Brianza, prova a farsi sentire ben oltre i confini del campionato di Serie C.

Sezione: Serie C / Data: Dom 31 maggio 2026 alle 11:00
Autore: Davide Guardabascio
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