Matt Rizzetta, presidente e azionista di maggioranza del Campobasso, ha scelto la conferenza stampa per affrontare apertamente uno dei momenti più delicati dalla sua esperienza in Molise. Al centro del dibattito la trattativa con la Reggina, le prospettive del club rossoblù e il modello imprenditoriale che governa le sue scelte. Le sue dichiarazioni, riprese da tuttoreggina.com, restituiscono il profilo di un uomo che non nasconde le contraddizioni, ma rivendica la coerenza del proprio percorso.
Rizzetta ha aperto il suo intervento descrivendo l'evoluzione del progetto imprenditoriale che fa da cornice alla sua avventura calcistica. «Noi siamo in fortissima crescita come impresa», ha dichiarato, spiegando che la sua azienda — la Underdog — ha attirato nel tempo nuovi soci con patrimoni considerevoli. «Io dispongo di risorse importanti, ma non di Champions League, le cose sono cambiate ultimamente con l'ingresso di soci con patrimoni importanti». Una premessa che serve a inquadrare la portata delle operazioni che il gruppo può oggi permettersi, ben oltre quanto fosse immaginabile agli esordi campobassani.
Sulla tenuta del progetto rossoblù, Rizzetta è stato diretto. Ha garantito che il futuro calcistico del Campobasso è assicurato, indipendentemente da eventuali cambiamenti nella sua posizione. «In vita mia non ho fatto mai fallire un'azienda, se ci dovesse essere un cambiamento è già tutto organizzato, ci sono soluzioni che abbiamo già pensato», ha affermato. L'iscrizione al campionato è già formalizzata e, in caso di cessione o ridistribuzione delle responsabilità, il club verrebbe affidato a mani solide. «Non lascerei mai ad un gruppo peggiore del nostro, ma migliorativo», ha precisato, aggiungendo di avere dodici mesi di tempo per valutare ogni scenario.
Il patron ha riconosciuto apertamente le difficoltà economiche legate alla gestione di una realtà come Campobasso. «Ogni anno, di tasca mia, devo mettere tre milioni e questa cosa comunque ti fa sentire solo», ha detto, rivolgendo poi un appello ai player del territorio affinché aumentino il loro contributo. Ha ringraziato il Comune e la Regione per il sostegno sullo stadio, ma ha sottolineato che molte aziende locali di rilievo continuano a offrire sponsorizzazioni marginali. La sua permanenza futura, ha chiarito, sarà valutata anche in funzione di questi elementi.
È sul capitolo Reggina che il discorso si è fatto più articolato, e inevitabilmente più atteso. Rizzetta ha ammesso di essere vincolato da un patto di riservatezza che gli impedisce di rivelare i dettagli della trattativa, ma ha spiegato con trasparenza le ragioni della sua attrazione verso Reggio Calabria. «Ho dei legami familiari lì, ho sempre seguito la Reggina in A, Amoruso, Modesto, Cozza, Taibi, non posso fare finta di fregarmene, ma non è così», ha detto, richiamando nomi iconici della storia amaranto.
La piazza reggina è stata definita un'opportunità paragonabile a quella che il Napoli rappresentava nel 2004, prima della rinascita che l'avrebbe portata a diventare una delle realtà più potenti del calcio italiano. «A Napoli già esiste una realtà importante come il basket, è una città internazionale con un potenziale enorme. Se dovesse presentarsi un’occasione del genere la valuteremmo: fondi significativi avrebbero investito risorse rilevanti nel Napoli, abbiamo approfondito la questione e la ritengo qualcosa di infattibile. Non ci stiamo lavorando, per correttezza e trasparenza ci metto la faccia. Potevo nascondermi e dire che non stavamo parlando con nessuno, ma sarei stato poco sincero».
Ha poi risposto indirettamente alle critiche di chi lo accusa di tradire il Molise: «Nella vita non puoi avere due mogli, ma puoi avere due case», ha detto, usando una metafora che sintetizza la sua visione del doppio impegno territoriale. «Amo Campobasso, ma non credo che sto facendo qualcosa di male».
Rizzetta ha anche parlato di Napoli come terza piazza che avrebbe potuto interessargli, anche per via degli impegni già avviati nel basket partenopeo. Ha descritto un progetto «stratosferico» su cui erano in corso interlocuzioni con «fondi importantissimi», ma ha chiarito che per il momento l'ipotesi non è percorribile. «Napoli ha una visibilità pazzesca», ha riconosciuto, spiegando che tuttavia non sarebbe lui a finanziare direttamente un'operazione di quella scala: ci sarebbero fondi terzi alle spalle. Ha ribadito di non poter chiedere ai propri soci di spostare investimenti rilevanti da una piazza come Napoli verso Campobasso.
Rizzetta ha ripercorso il cammino del Campobasso sotto la sua guida: la vittoria dell'Eccellenza con una squadra costruita in extremis, poi il successo in Serie D, la salvezza al primo anno di Serie C e l'approdo ai playoff nazionali nella stagione successiva. «Io non gioco per partecipare, ma per vincere», ha scandito, promettendo lo stesso approccio ovunque dovesse operare in futuro.
Sul capitolo della penalizzazione subita in una delle stagioni precedenti, il presidente ha assunto le proprie responsabilità istituzionali pur spiegando di non essere stato direttamente coinvolto nell'errore. «È stato un errore da parte di un nostro dirigente, quando lo hanno comunicato abbiamo provveduto in toto», ha detto, riconoscendo la necessità di elevare gli standard interni. «Dobbiamo alzare tutti quanti l'asticella, me compreso».
Nel trattare il tema della gestione societaria, Rizzetta ha citato esplicitamente Napoli, Atalanta e Lecce come esempi di club che hanno saputo coniugare ambizione e sostenibilità finanziaria. Ha menzionato invece i casi recenti di Ternana e Triestina come monito contro le avventure fuori controllo. «Meglio 20 anni di sostenibilità che due o tre che falliscono», ha affermato, tracciando la filosofia che intende applicare a qualunque progetto gestisca.
Rizzetta ha concluso il suo intervento rivolgendosi direttamente alla tifoseria campobassana, di cui ha riconosciuto le preoccupazioni. «Capisco la paura del tifoso quando ascolta che il presidente vuole investire altrove», ha detto, assicurando che un eventuale impegno su una nuova piazza non significherebbe abbandono del Molise. Ha chiuso con un gesto insolito per un presidente, ammettendo che alcune sue uscite pubbliche possono apparire eccentriche, ma ha rivendicato la loro natura strategica. «A volte posso sembrare pazzo, ma sono anche mosse strategiche per cercare di andare dritto all'obiettivo e capire se l'obiettivo è raggiungibile. Chiedo scusa a chi si è sentito offeso».
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