Il Casarano chiude la sua avventura nei playoff a testa alta, dopo una prestazione di grande orgoglio sul terreno di gioco del Brescia. Il tecnico Vincenzo Di Bari, nel commentare l'eliminazione, ha preferito soffermarsi sul percorso straordinario compiuto dai suoi ragazzi, piuttosto che sui rimpianti legati ai singoli episodi del match. «Questa era la sesta partita, quindi diciamo che sono state tutte così le nostre partite. Abbiamo sempre cercato di fare la partita perché, comunque, quando non hai l'ossessione di dover vincere per forza il playoff, sei anche un po' libero mentalmente. Questa è una squadra che ha coraggio, coraggio da vendere».
L'allenatore ha poi ammesso il dispiacere per la conclusione di un ciclo che ha visto nascere una connessione profonda con tutto il gruppo. «Dispiace solo per la partita di Casarano perché, comunque, è stata una partita un po' particolare. Oggi non era facile: la sesta partita, l'ennesimo viaggio, venire qui e fare questa prestazione è motivo d'orgoglio in uno stadio bellissimo. Sono contento dei miei ragazzi e ho anche un po' di rancore perché, da domani, non rivedrò più il campo; quando crei una connessione fantastica col gruppo, è normale che c'è quel malumore».
Di Bari ha approfittato dell'occasione per ribadire la propria visione del calcio, spesso in controtendenza rispetto ai dogmi del risultato a tutti i costi che dominano il panorama nazionale. «Si parla tanto di calcio moderno, del coraggio, e secondo me noi in Italia siamo lontani anni luce da quella che è l'idea dello spettacolo. Si pensa al risultato, siamo giudicati solo ed esclusivamente per il risultato. Però io dico: per fare un determinato gioco bisogna avere il coraggio, ma soprattutto bisogna sentirle certe cose».
Il tecnico si è soffermato anche sulle difficoltà strutturali e ambientali che le realtà del Sud devono affrontare per emergere. «Non è facile perché partiamo dalle strutture, abbiamo meno strutture rispetto al Nord e poi noi veniamo da 26 anni di dilettantismo; quindi è una società che pian piano sta cercando di costruire qualcosa. È normale che questa è stata una bella vetrina perché ci siamo fatti conoscere da tutta Italia, ed è un bel modello perché Casarano è un modello anche familiare. Noi viviamo all'interno di una famiglia, quindi quella è la cosa più bella».
Guardando al futuro, Di Bari ha sottolineato l'importanza di programmare con saggezza, consapevole delle sfide che attendono la società pugliese. «Per quanto riguarda il futuro, è normale che quest'anno abbiamo fatto qualcosa di incredibile e pensare di poter migliorare non è affatto semplice. Il prossimo anno sarà anche il centenario di questa società ed è normale che il Presidente, che è una persona ambiziosa, vorrà fare qualcosa di importante, pur sapendo che il Girone C è una roba allucinante».
In chiusura, un pensiero rivolto ai tifosi e al legame indissolubile con la piazza. «Io penso che il mio discorso l'ho fatto in sala stampa all'andata: noi non possiamo pensare al risultato, noi dobbiamo parlare del percorso e di quello che abbiamo realizzato in questi 18 mesi qui a Casarano, con l'unione e con il credere nel lavoro. Casarano non è Brescia, non parliamo di 18.000 persone, quindi far calcio e far innamorare determinate situazioni non è semplice. Noi ci siamo riusciti e Casarano mi è entrata nel cuore».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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