La nuova scure del Tribunale Federale Nazionale, che ha inflitto ulteriori cinque punti di penalizzazione al Trapani, ha innescato una reazione immediata e accorata da parte del presidente Valerio Antonini. Attraverso un lungo e articolato messaggio diffuso sui propri canali social, il massimo dirigente granata si è rivolto senza filtri alla tifoseria organizzata, con l'obiettivo dichiarato di azzerare i conflitti interni e concentrare ogni energia sulla missione salvezza.
Il numero uno del club siciliano ha voluto sgombrare il campo da ogni possibile equivoco riguardo alle sue priorità attuali, ponendo il mantenimento della serie professionistica davanti a qualsiasi ambizione personale. «In questo momento l'unica cosa che conta davvero è riuscire a salvaguardare la categoria e, proprio per questo, sono disposto a fare un passo indietro pur di garantire alla squadra la tranquillità necessaria» ha affermato con fermezza.
Antonini ha chiarito di non essere alla ricerca di consensi o di gratificazioni pubbliche, puntando invece alla creazione di un clima di distensione assoluta attorno al gruppo squadra. «Il mio interesse non è rivolto a ottenere cori di sostegno per la mia persona, poiché non è questo ciò che cerco; desidero soltanto che chiunque entri allo stadio lo faccia esclusivamente per incitare i giocatori, evitando tensioni che ora risulterebbero fatali» ha proseguito il patron.
Proprio per superare le ostilità che hanno caratterizzato l'ultimo periodo, il presidente ha lanciato una proposta di tregua rivolta alla Curva, auspicando un confronto costruttivo che possa durare almeno fino al termine del torneo. «Se il legame con questi colori è sincero, sediamoci attorno a un tavolo per trovare un'intesa che duri fino alla fine del campionato, pur mantenendo ognuno le proprie convinzioni» ha suggerito nel suo intervento.
Il messaggio non ha però omesso i toni duri vissuti nelle scorse settimane, con Antonini che ha rinfacciato apertamente gli insulti ricevuti da una parte della tifoseria. «Sono stato bersagliato con epiteti pesantissimi, mi avete definito un bastardo e un coniglio; posso anche decidere di ignorare queste offese, ma sembra che non abbiate compreso quanto io stia combattendo contro ogni ostacolo per dimostrare la nostra totale innocenza» ha ribadito con amarezza.
La convinzione del presidente resta quella di un'estraneità assoluta rispetto alle contestazioni che hanno portato alla penalizzazione, motivo per cui ha chiesto un ultimo sforzo corale per non vanificare la storia calcistica della città. «Se l'obiettivo comune è davvero il bene di questa maglia, allora è il momento di restare uniti per salvare il Trapani Calcio; io non mi muovo e la mia posizione è nota a tutti» ha incalzato il massimo dirigente.
Il finale dell'appello presidenziale ha assunto un tono quasi solenne, un richiamo alle radici e alla dignità di una piazza che si trova a navigare in acque agitatissime tra tribunali e campo di gioco. «Dobbiamo fare quadrato attorno a questa realtà per non disperdere quanto costruito; la verità ci renderà liberi» ha concluso Antonini, citando un passaggio dal forte valore simbolico per chiudere la sua comunicazione.
La palla passa ora alla tifoseria e, soprattutto, alla squadra, che dovrà dimostrare sul terreno verde di poter superare il pesante handicap dei punti sottratti, in attesa che la battaglia legale faccia il suo corso nelle sedi competenti.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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