La vittoria conquistata contro il Pontedera rappresenta un sospiro di sollievo fondamentale per il Perugia, reduce da un periodo tutt’altro che sereno. Al termine della sfida del Curi, l'allenatore Giovanni Tedesco ha condiviso le proprie riflessioni ai microfoni di Umbria Tv, mettendo in luce quanto fosse complessa la gestione di un avversario che aveva studiato con estrema attenzione.
L'allenatore ha descritto i rivali come una compagine estremamente dinamica, dotata di una fisicità e di una reattività atletica che avrebbero potuto mettere in seria difficoltà i suoi uomini. Proprio per questo motivo, la prestazione dei biancorossi è stata accolta con grande soddisfazione, nonostante il rammarico per una rete subita proprio allo scadere del tempo regolamentare.
«Dà fastidio prendere gol al 94esimo, però la vittoria è importante, ci permette di andare ad Arezzo con più fiducia», ha dichiarato il mister, sottolineando come il risultato finale pesi molto di più di una piccola sbavatura difensiva nel finale. Il successo interno regala infatti l’ossigeno necessario per preparare il prossimo derby con uno spirito differente e una maggiore consapevolezza dei propri mezzi.
Oltre al campo, a colpire è stato il profondo legame tra la tifoseria e il tecnico, testimoniato da uno striscione esposto dalla Curva Nord che invocava undici leoni con lo spirito di Tedesco. Un gesto che ha toccato profondamente l'ex centrocampista, il quale non ha nascosto di aver vissuto giorni complicati dal punto di vista emotivo e personale.
«Li ringrazio, non ho passato settimane belle e l’affetto della gente è stato fondamentale per me», ha ammesso con sincerità il tecnico, spostando però immediatamente l'attenzione verso i suoi calciatori. Per Tedesco, il supporto ricevuto dallo spogliatoio ha avuto un valore umano inestimabile, superiore a qualsiasi dinamica professionale o sportiva legata alla classifica.
Il mister ha ribadito la sua volontà di proteggere sempre i propri uomini pubblicamente, pur mantenendo un profilo rigoroso e autoritario all’interno delle mura amiche: «Quando posso i miei giocatori li difendo sempre. Se poi c’è da alzare la voce dentro lo spogliatoio lo faccio. Questo è un gruppo straordinario. La gestione è più semplice quando hai a che fare con persone così».
Un momento chiave di questa trasformazione sembra risalire alla debacle interna contro il Pineto, un punto di rottura che, invece di sgretolare l'ambiente, ha favorito una reazione d'orgoglio collettiva. Tedesco ha ricordato il clima di totale solidarietà percepito attorno alla sua figura, con i giocatori pronti a fare scudo e a pretendere la sua permanenza in panchina.
«Ci siamo ricompattati molto di più dopo la sconfitta col Pineto. Credo che da lì sia cambiato qualcosa in forma di autostima, di volersi bene. Loro dicevano «il mister non si tocca, deve stare con noi». Questa fiducia reciproca è stata importante», ha spiegato il tecnico, evidenziando come l'abbraccio con Montevago sia l'emblema di un ritrovato spirito di appartenenza.
Dal punto di vista della strategia, il cambiamento era iniziato già nella trasferta di Livorno, dove Tedesco, sentendo aria di possibile esonero, aveva deciso di osare passando al modulo 4-2-3-1 per infondere coraggio ai suoi. Una scelta figlia della necessità di scuotere il gruppo, accompagnata da una cura maniacale per i dettagli tattici e per il lavoro quotidiano sul terreno di gioco.
«A Livorno avevo percepito che potesse essere la mia ultima partita e quindi ho voluto giocare 4-2-3-1 per dare più coraggio alla squadra. Ho curato di più gli aspetti tattici e i particolari», ha svelato il mister, ammettendo di aver torchiano i suoi con sessioni video e tattiche anche poche ore prima del fischio d'inizio, trovando però una totale disponibilità da parte del collettivo.
Non è mancato un pizzico di ironia legata alla scaramanzia e alle voci di un suo possibile addio. Tedesco ha scherzato sul fatto di aver quasi preparato le valigie per la sua terra d'origine nel caso in cui le cose fossero andate male: «Oggi mi ero informato anche sul volo per Palermo da Perugia! La scaramanzia nel calcio è importante!», ha commentato sorridendo, scacciando così i cattivi pensieri.
Analizzando poi i singoli, l'allenatore ha spiegato le rotazioni che hanno portato Manzari e Bacchin a essere protagonisti, sottolineando come le gerarchie siano fluide e basate esclusivamente sul rendimento mostrato durante gli allenamenti settimanali. Ha lodato la crescita costante di Verre e l'affidabilità di elementi come Lisi, Bolsius e Canotto, visti come coppie intercambiabili a seconda delle esigenze.
Infine, una nota di merito è andata a Calapai, autore di una prova maiuscola nonostante non dovesse inizialmente scendere in campo dall'inizio. Il forfait improvviso di Dell’Orco durante la rifinitura ha costretto lo staff a ridisegnare la difesa all'ultimo minuto, ottenendo una risposta di carattere che conferma la solidità mentale di questo nuovo Perugia targato Giovanni Tedesco.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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