Il modello Pineto continua a stupire il panorama calcistico nazionale, dimostrando che la sostenibilità economica e l'ambizione sportiva possono procedere di pari passo anche in piazze non metropolitane. Il club abruzzese ha centrato per la seconda volta consecutiva l'accesso ai playoff, trasformandosi da semplice matricola a realtà consolidata del Girone B sotto la guida tecnica di Ivan Tisci.
L'allenatore genovese, ormai pinetese d'adozione dopo un percorso di diciotto mesi culminato con il prestigioso traguardo dei 100 punti complessivi sulla panchina biancazzurra, ha analizzato con orgoglio il cammino della sua squadra. «È forse scontato sottolinearlo, ma la soddisfazione è grandissima, da parte della società, del direttore, della squadra e soprattutto mia e del mio staff» ha esordito il tecnico, sottolineando la complessità di ripetersi dopo l'exploit della passata stagione.
Secondo Tisci, il segreto è stato non guardarsi indietro: «Siamo stati bravi fin dal primo giorno a lavorare con grande serenità, senza pensare a ciò che era già stato fatto - perché quell'avrebbe potuto essere il vero errore - e consapevoli che sarebbe stato ancora più complicato. Aver raggiunto i playoff con dieci giornate d'anticipo credo che sia stato come vincere un campionato per il Pineto».
La stagione ha vissuto un momento di svolta durante il mercato invernale, quando il leader tecnico Giovanni Bruzzaniti ha lasciato l'Abruzzo per approdare in una piazza storica come Catania. Una perdita che avrebbe potuto destabilizzare l'ambiente, ma che è stata assorbita grazie alla compattezza dello spogliatoio.
«Era una partenza che ci aspettavamo, che si aspettavano anche i compagni di Giovanni. Perché i numeri parlano sempre chiaro, e Giovanni quei numeri li aveva: meritava qualcosa di importante» ha spiegato l'allenatore, aggiungendo che se da un lato c'era la gioia per la crescita del ragazzo, dall'altro restava il vuoto lasciato da un riferimento umano eccezionale.
«Abbiamo dovuto sopperire alla sua qualità — che per numeri è difficile da trovare — con la forza del gruppo, che ha fatto la differenza. Il collettivo ha dimostrato nel girone di ritorno che nonostante quella partenza si potevano fare punti. Li abbiamo fatti sapendo di avere un'arma in meno, ma con uno spirito di gruppo che ha sopperito a un'assenza che ha comunque pesato nello spogliatoio» ha ribadito Tisci.
La forza del Pineto risiede anche in una struttura societaria solida e lungimirante, capace di creare un ecosistema ideale per il lavoro quotidiano e la valorizzazione dei giovani talenti meno pubblicizzati.
«Ho trovato un ambiente che funziona grazie a un presidente che non fa mancare veramente nulla, cercando di fare calcio nel modo giusto. C'è un direttore che va sempre alla ricerca di giovani di prospettiva, ma anche di quei calciatori su cui in pochi hanno avuto il coraggio di scommettere» ha osservato il mister, sottolineando come l'ambiente sano sia un investimento preciso della proprietà.
Il confronto tra la scorsa stagione e quella attuale mette in luce le diverse pressioni affrontate: se un anno fa bisognava uscire dalle sabbie mobili della bassa classifica, quest'anno la sfida era confermare le aspettative.
«L'anno scorso ero certo che attraverso il lavoro ci si potesse tirare fuori da quelle posizioni, ma spesso il tempo non ti viene concesso. Ho trovato invece una società e un direttore che mi hanno dato fiducia e tempo. Quest'anno riconfermarsi è stato più complicato: tutti ci aspettavano al varco, curiosi di vedere quanto questo Pineto potesse crescere. Ma ci siamo riusciti e sono molto contento dei miei ragazzi, a cui devo tantissimo» ha dichiarato con convinzione.
Tisci ha poi posto l'accento sulla gestione dei molti giovani in rosa, un lavoro che richiede sensibilità e una visione di lungo periodo che vada oltre l'errore del singolo.
«A livello umano parliamo di un gruppo con valori molto alti. Il modo in cui vivono il quotidiano, il modo in cui amano stare insieme è qualcosa di bello. Quando hai a che fare con dei giovani devi avere equilibrio e pazienza: non puoi pretendere tutto subito. Bisogna dargli la possibilità di sbagliare, e aiutarli a capire che proprio attraverso quegli errori possono migliorare» ha analizzato il tecnico, individuando nella maturità ancora incompleta l'unico rammarico per non aver ottenuto «qualcosina in più».
Anche nei momenti di flessione, la coesione tra staff e dirigenza è stata la chiave per non perdere la rotta, specialmente quando i risultati faticavano ad arrivare nonostante le buone prestazioni.
«Ho avuto la fortuna di trovare una società che non si è fatta prendere dal momento. Ha avuto la costanza di guardare al lavoro, sapendo che attraverso il lavoro avremmo potuto superarlo. La svolta è arrivata nel girone di ritorno, quando dopo alcune sconfitte consecutive siamo riusciti a ripartire, a ricompattarci senza perdere l'equilibrio necessario» ha ricordato l'allenatore genovese.
Un ruolo fondamentale è stato giocato dai cosiddetti "senatori", figure di riferimento che hanno facilitato l'integrazione dei nuovi arrivati e mantenuto alta la tensione durante gli allenamenti settimanali.
«Il rapporto è eccezionale. Sarebbe facile parlare di Tonti, il nostro portiere e capitano, ma voglio spendere due parole per Stefano Amadio, che è un po' il capitano senza fascia di questo gruppo. Lui, pur non avendo giocato tantissimo, ha fatto sempre in modo che il suo atteggiamento non scalfisse nulla, anzi, dava sempre qualcosa in più. Così come ci hanno aiutato molto Frare e D'Andrea» ha confessato il mister.
Ora lo sguardo è rivolto agli imminenti playoff, dove il Pineto si presenta senza l'assillo del pronostico ma con la ferma intenzione di superare i propri limiti storici.
«È chiaro che si parla di tante squadre favorite, per numeri, blasone e organici. Ci sono formazioni accreditate a giocarsi l'unico posto rimasto per la cadetteria. Ovviamente noi abbiamo la voglia di giocarceli: lo scorso anno non siamo riusciti ad andare avanti e sarebbe già un grande risultato riuscire a migliorare quanto fatto la passata stagione» ha concluso Tisci.
La sfida finale sarà quella di mantenere intatta l'identità tattica che ha reso la squadra una "mina vagante" del raggruppamento: «Lo faremo con il nostro entusiasmo che non deve mai venire meno. Poi tireremo le somme quando arriverà il momento. Ma sappiamo benissimo che i favoriti sono altri».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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