Giovanni Ferraro, sessantaseienne di Vico Equense, ha scritto un'altra pagina memorabile della sua carriera vincendo il girone G di Serie D alla guida della Scafatese e riportando il club campano nel calcio professionistico dopo un'assenza di sedici anni. Un traguardo che rappresenta molto più di una semplice promozione: è la certificazione di un talento raro, capace di trasformare ambizioni in realtà con una regolarità impressionante.
Il palmares recente di Ferraro parla da solo, ma merita di essere raccontato nei dettagli. Nelle ultime quattro stagioni ha conquistato altrettanti campionati: il successo con il Giugliano nella stagione 2021-22, il trionfo con il Catania l'anno successivo e ora l'apoteosi con la Scafatese. Ma il tecnico tiene a precisare che la sua collezione di vittorie è ancora più ricca. «Quattro», ha tenuto a correggere quando gli è stato ricordato il trittico recente, rivendicando con orgoglio anche le promozioni ottenute agli albori della carriera: quella con il Ferentino in Eccellenza nel 2003-2004, quella con il Vico Equense sempre in Eccellenza nel 2007-2008 - conquistata nel doppio ruolo di allenatore e giocatore - e infine la promozione dalla Serie D nel 2008-2009, sempre con la maglia della sua città natale.
L'avventura sulla panchina della Scafatese è iniziata a dicembre, quando Ferraro ha raccolto il testimone da Gianluca Esposito. La squadra era già prima in classifica e imbattuta, ma il nuovo allenatore, affiancato dal vice Michele Zeoli - già suo collaboratore nell'esperienza catanese - ha saputo imprimere una marcia in più. Non si è trattato solo di mantenere il vantaggio acquisito, ma di costruire un dominio totale, trasformando una buona squadra in una macchina da guerra perfettamente oliata.
I numeri della stagione raccontano di un predominio schiacciante: 72 punti conquistati, frutto di 22 vittorie e 6 pareggi, con il dato più eloquente che spicca su tutti: zero sconfitte. La Scafatese ha chiuso la regular season con la miglior difesa del girone, avendo incassato appena 18 reti, e contemporaneamente con l'attacco più prolifico grazie alle 61 marcature realizzate. Statistiche da autentico rullo compressore che testimoniano l'equilibrio tattico e la solidità mentale impressi da Ferraro al gruppo.
Il legame del tecnico con la penisola sorrentina affonda radici profonde nella sua carriera di calciatore. Ex capitano del Sorrento, Ferraro è stato protagonista della storica promozione in Serie C2 e della conquista della Coppa Italia di Serie D con la maglia rossonera. Ma il rapporto con il club campano non si è esaurito con il ritiro dai campi: la scorsa stagione è tornato sulla panchina del Sorrento, questa volta nel ruolo di allenatore, guidando la squadra nella categoria professionistica.
«Ringrazio il Sorrento, in particolare i patron Paolo Durante e Franco Ronzi, perché l'anno scorso mi ha dato l'opportunità di allenare tra i professionisti conquistando una meritata salvezza, dopo un anno di inattività post Catania», ha dichiarato Ferraro, mostrando riconoscenza verso chi ha creduto in lui in un momento delicato della carriera. Il tecnico ha voluto esprimere gratitudine anche verso un'altra figura fondamentale del suo percorso: «Come ringrazio Nello Savarese che ha avuto fiducia in me portando il Vico Equense dall'Eccellenza alla serie C2 in due anni, vincendo il primo campionato di serie D».
Il curriculum di Ferraro allenatore annovera esperienze in piazze di prestigio del calcio dilettantistico del Meridione: Pomigliano, Casertana e Savoia sono solo alcune delle tappe che hanno preceduto i recenti trionfi. Ma prima ancora di dedicarsi alla panchina, Ferraro ha vissuto una lunghissima carriera da calciatore che lo ha visto militare in numerose società. Cresciuto nelle giovanili della Juve Stabia, ha vestito le maglie di Scafatese, Albanova, Avellino in Serie B, Siena, Turris, Sangiuseppese, Ferentino e Sorrento. Come giocatore ha conquistato due promozioni dalla Serie D, con Albanova e Sorrento, dimostrando già in campo quella mentalità vincente che avrebbe poi trasferito ai suoi calciatori.
Il completamento del percorso formativo è arrivato nel giugno 2025 con il conseguimento dell'abilitazione Uefa Pro, il massimo titolo per allenatori, che apre prospettive ancora più ambiziose per il futuro. Un traguardo che corona anni di studio e perfezionamento tecnico, aggiungendo credenziali importanti a un palmares già straordinario.
Il sindaco di Vico Equense, Giuseppe Aiello, non ha nascosto l'orgoglio per il concittadino, sottolineando «l'unicità dell'impresa» compiuta con la Scafatese. Un riconoscimento che va oltre il tifo calcistico e celebra un professionista che ha saputo portare il nome della sua città in tutta Italia attraverso risultati concreti e continuativi.
Mentre Scafati festeggia il ritorno nel calcio professionistico con la certezza di affidarsi a mani esperte, Ferraro guarda già al futuro. La sua carriera dimostra che la vittoria, lungi dall'essere un evento fortuito, può diventare un'abitudine quando si possiedono competenza, esperienza e capacità di gestione del gruppo. In un panorama calcistico dove le promozioni sono spesso frutto di investimenti milionari o di fortune passeggere, il tecnico vicano rappresenta un modello alternativo: quello dell'allenatore che sa costruire, che conosce l'ambiente, che crea identità e trasforma le potenzialità in risultati tangibili.
La definizione ormai gli calza a pennello: il mago delle promozioni. Un soprannome che non è frutto di casualità o di una singola stagione fortunata, ma il riconoscimento di una costanza impressionante. Quattro campionati vinti in quattro anni, con tre squadre diverse, in contesti differenti, mantenendo sempre lo stesso livello di eccellenza. Un record che difficilmente troverà eguali nel panorama calcistico italiano e che consegna Giovanni Ferraro alla storia recente del movimento dilettantistico nazionale.
Per la Scafatese si apre ora una nuova era, quella del professionismo, con la consapevolezza di averla conquistata sul campo nel modo più netto possibile. Per Ferraro, invece, si conferma quello che ormai è evidente a tutti: quando siede su una panchina di Serie D, la vittoria smette di essere un obiettivo e diventa una certezza. E questa, nel calcio moderno, è forse l'impresa più straordinaria di tutte.
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