Una conferenza stampa che doveva servire a fugare i dubbi sul futuro del Pontedera si è trasformata, martedì scorso, in un susseguirsi di momenti surreali, tra dichiarazioni forti, imbarazzi verbali e un'inattesa commozione. L'appuntamento, il primo pubblico organizzato dalla nuova proprietà brasiliana a cinque mesi dal suo insediamento, si è tenuto nella sala stampa dello stadio Ettore Mannucci, davanti a giornalisti e appassionati granata, per presentare ufficialmente il nuovo corso societario capitanato dal fondo Sportheca.
Ad aprire le danze è stato il neo presidente Gustavo Nikitiuk, che non ha usato mezzi termini nel tracciare una linea netta tra il passato e il presente del club toscano, reduce dalla retrocessione in Serie D dopo quattordici stagioni consecutive tra i professionisti. «Il Pontedera non ha mai avuto un progetto. L'unico progetto era giocare per restare in Serie C. Oggi invece abbiamo un progetto diverso», riporta "Il Tirreno".
Ancora più diretto il giudizio riservato ad Andrea Caponi, storico capitano granata con oltre trecento presenze in maglia amaranto, la cui permanenza in rosa non è stata confermata: «Caponi per noi è un calciatore come gli altri, che ha perso 18 partite di fila nella stagione appena terminata ed è retrocesso in Serie D, come tutti i suoi compagni. Se vuole, può venire a lavorare nel settore giovanile. Non ho nessun problema».
Parole che hanno subito acceso la platea, tanto da spingere qualcuno tra il pubblico a chiedere a gran voce: «Sì, ma quale?», riferendosi proprio al fantomatico "progetto" evocato di continuo dal presidente.
A rispondere, nel giorno della propria presentazione ufficiale insieme all'allenatore Giuseppe Mascara e al resto dello staff tecnico, è stato il nuovo direttore sportivo Simone Quintieri, che ha sintetizzato l'obiettivo stagionale in due sole parole: «Mantenere la categoria».
Un obiettivo, quello della salvezza in Serie D, che la società intende perseguire puntando su una rosa giovane, composta in parte da elementi del settore giovanile granata e in parte da profili individuati all'estero, tra Francia, Portogallo e Bosnia. Una strategia dettata anche da ragioni economiche: il budget complessivo destinato alla costruzione della squadra si aggira attorno ai 190mila euro, una cifra che difficilmente permetterebbe di allestire un organico competitivo anche in categorie dilettantistiche come l'Eccellenza.
Proprio il presidente Nikitiuk ha lanciato un appello alla piazza: «Ma la città deve sostenerci». Sul fronte burocratico, restava ancora da perfezionare l'iscrizione al campionato di Serie D, questione che lo stesso presidente ha promesso di risolvere a stretto giro: «Sì, ma la facciamo domani (mercoledì 8 luglio, ndr)». Le visite mediche in vista del raduno sono state fissate per il 20 luglio.
Nel corso dell'incontro, Nikitiuk ha insistito più volte sulla necessità di guardare avanti, parlando di un patron che «vuole creare un futuro» e che punta a «valorizzare tanti giovani», con l'ambizione di realizzare qualcosa «che in Italia in questo momento non è facile fare». Parole che stridono con quanto accaduto nei mesi precedenti: dall'arrivo di Sportheca, tra gennaio e febbraio 2026, quando la squadra si trovava già all'ultimo posto in classifica in Serie C, la gestione brasiliana ha visto l'esonero di due allenatori nella seconda parte di stagione e l'ingaggio di oltre quindici calciatori, con un investimento economico non trascurabile, che tuttavia non è bastato a evitare la retrocessione, arrivata comunque all'ultimo posto.
Un capitolo che, secondo il presidente, andrebbe semplicemente archiviato: «A febbraio – aggiunge più di una volta il presidente nel corso della conferenza stampa – avremmo potuto ripensarci e non prendere il Pontedera. Ma non lo abbiamo fatto».
Tornato al Mannucci da direttore sportivo dopo esserci giocato nel 2005, quando i granata militavano già in Serie D, e reduce da una breve esperienza alla Sanremese nella stagione 2025-2026, Simone Quintieri ha scelto la linea della franchezza per presentarsi alla piazza, consapevole dello scetticismo diffuso: «Dobbiamo tener presente che sarà un anno di ripartenza – dice – con una squadra giovane, che deve mantenere la categoria. L'obiettivo è di salvarci, poi costruire qualcosa di importante dall'anno prossimo».
Sulla scelta di affidare la panchina a Giuseppe Mascara, il ds ha sottolineato la volontà di creare continuità con il vivaio granata, spiegando che l'allenatore «è la persona giusta per mantenere un canale aperto tra il settore giovanile e la prima squadra».
Non sono mancate le domande scomode dalla sala, in particolare sulla sostenibilità di un progetto costruito quasi esclusivamente su calciatori giovani: «Ma in Serie D non possiamo fare una squadra solo di giovani. Serve una colonna vertebrale di giocatori esperti. Non pensate che sia difficile lavorare solo con i giovani?». Quintieri ha risposto ribadendo la priorità della salvezza: «Voglio fare una squadra per non retrocedere, per salvare la categoria», per poi aggiungere: «È normale, sarà un anno di ricostruzione. Quando resetti tutto hai anche dei momenti di difficoltà. La squadra è composta di calciatori che hanno fatto la Serie D per diversi anni. Calciatori che secondo me in categoria possono fare bene».
Un passaggio che non ha convinto pienamente la platea, spingendo il direttore sportivo a un paragone quantomeno singolare per difendere la propria linea: «Le presenze in Serie D contano poco. Il Psg ha preso Messi, Neymar e Mbappé ma è uscito nei quarti di finale...».
Un momento di imbarazzo si è consumato quando a Quintieri è stato chiesto di illustrare la composizione dello staff tecnico: complice l'emozione, il direttore sportivo non è riuscito a ricordare i nomi, tanto da doversi far passare un foglio dal presidente per poter proseguire. Lo staff che affiancherà Mascara è così composto: Clemente Borromeo per il recupero infortuni e il ruolo di assistente allenatore, Gabriele Giannini come vice allenatore, Simone Tognetti nel ruolo di match analyst, Michele Ribechini confermato come preparatore dei portieri e Dario Tammaro come preparatore atletico.
Il momento più atteso della conferenza è stato il collegamento video con il nuovo tecnico Giuseppe Mascara, impossibilitato a raggiungere Pontedera a causa dei voli bloccati dall'eruzione dell'Etna. L'allenatore, che vanta principalmente esperienze in categorie dilettantistiche, con l'eccezione di quattro presenze in panchina al Novara nella stagione 2024-2025, ha aperto il proprio intervento scusandosi per l'assenza fisica: «Mi dispiace, avrei voluto essere presente».
Nel prosieguo del collegamento, tuttavia, il tecnico siciliano è incorso in un errore che ha gelato la sala, sbagliando il nome del presidente della società che lo ha appena ingaggiato: «Ho avuto la possibilità di conoscere Gustavo e il presidente Beto», quest'ultimo riferimento riconducibile a Beto Rappa, consulente di Sportheca non presente però nell'organigramma ufficiale del club.
Sulla squadra che intende costruire, Mascara ha comunque provato a rassicurare l'ambiente: «Sarà giovane, ma competitiva. Non sarà una squadra di bambini, ma predisposta alle nostre mentalità, mia, dello staff e della società». Quanto all'impostazione tattica, l'allenatore ha lasciato aperte diverse strade: «Ho avuto la fortuna di giocare sempre con il 4-3-3, ma vedremo».
A margine dell'incontro, quando ormai diversi presenti stavano lasciando la sala stampa, si è registrato un fuori programma non previsto dall'ordine del giorno. Seduto in prima fila, Giovanni Vaglini – pontederese doc, storico preparatore atletico personale di Alessandro Del Piero, con esperienze internazionali nel mondo del calcio, e secondo indiscrezioni prossimo a portare al Pontedera sia il figlio sia il nipote dell'ex bandiera della Juventus – ha preso la parola pur non essendo stato presentato ufficialmente nel corso della conferenza.
Vaglini ha spiegato di aver «appoggiato il Pontedera» attraverso una società di analisi, precisando che ricoprirà il ruolo di «direttore tecnico» all'interno del "progetto" a supporto dello staff tecnico, senza tuttavia entrare nel dettaglio delle proprie mansioni. Ha voluto sottolineare di parlare in una duplice veste, da «tifoso ed esperto tecnico», raccontando che il lavoro è già cominciato: «lavorando coi giovani, cercando di dare un'identità. Noi queste cose le stiamo facendo. Capisco le vostre perplessità. Da parte mia la scelta di venire qua è per dare un senso di modernità a questo lavoro. Quello che posso dire, da consulente esterno, è che ognuno ci sta mettendo la faccia. Se siamo qua è perché crediamo in questa cosa».
L'intervento si è chiuso in un momento di forte emozione, quando Vaglini ha ricordato il legame personale con la retrocessione della squadra della propria città: «Sono venuto a vedere diverse partite, ho vissuto sulla pelle la retrocessione da pontederese e mi sto emozionando mentre lo dico perché mi ricordo anche di mio padre. Giudicateci per quello che costruiremo, dateci la possibilità di costruire un progetto in cui tutti stiamo credendo».
Al termine di oltre un'ora di conferenza, la sensazione prevalente tra gli addetti ai lavori è che i contorni del "progetto" tanto evocato restino ancora sfumati. Certo è che il Pontedera targato Sportheca si presenta alla nuova stagione di Serie D con un organico giovane, in gran parte da costruire, un budget estremamente contenuto e la necessità di ricostruire un rapporto di fiducia con una tifoseria reduce da una retrocessione e da mesi di gestione controversa. Le prossime settimane, a partire dall'iscrizione al campionato e dalle visite mediche del 20 luglio, diranno se le premesse enunciate al Mannucci troveranno reale seguito sul campo.
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