Matteo Renzi torna a far sentire la propria voce sul calcio italiano. Il leader di Italia Viva ed ex presidente del Consiglio ha scelto il salotto televisivo de L'Aria che tira, trasmissione in onda su La7, per esprimere senza mezzi termini la propria posizione sulla crisi del movimento calcistico nazionale, all'indomani dell'ennesima mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali.
L'intervento del senatore fiorentino si inserisce in un dibattito sempre più acceso sul rapporto tra politica e pallone, un tema che ciclicamente riaffiora nel dibattito pubblico ogni volta che la Nazionale azzurra fallisce appuntamenti di rilievo internazionale. Questa volta, però, Renzi ha scelto di concentrare il proprio affondo su un bersaglio preciso e specifico.
"Si dice sempre: 'La politica faccia cose per il calcio, oggi la politica ha distrutto il calcio...'", ha esordito Renzi, riprendendo una narrazione ricorrente nel dibattito pubblico italiano. Ma è subito dopo che l'ex premier ha sferrato il colpo più duro, individuando in Claudio Lotito, presidente della Lazio e senatore della Repubblica, l'emblema di un sistema che definisce impuro.
"Fino a quando abbiamo Lotito, che fa il presidente (della Lazio, ndr), con suoi i tifosi che lo vogliono cacciare via, che siede in Parlamento per fare gli emendamenti, non avremo mai un sistema pulito", ha dichiarato senza giri di parole il leader di Italia Viva.
Le parole di Renzi sollevano una questione di fondo che riguarda la compatibilità tra incarichi istituzionali e ruoli apicali nel calcio professionistico. Il riferimento al fatto che Lotito "siede in Parlamento per fare gli emendamenti" mentre contemporaneamente gestisce una delle principali società calcistiche italiane rappresenta il cuore dell'accusa: un'incompatibilità che, secondo Renzi, inquina l'intero sistema.
Il riferimento ai tifosi della Lazio che vorrebbero l'allontanamento del loro presidente aggiunge un ulteriore elemento alla critica, evidenziando come le tensioni non riguardino soltanto il rapporto tra istituzioni e calcio, ma coinvolgano anche la stessa base di sostenitori del club biancoceleste.
L'intervento assume particolare rilievo anche per la tempistica: giunge in un momento in cui il calcio italiano si interroga nuovamente sulle proprie fragilità strutturali e organizzative, con la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) al centro di polemiche e richieste di rinnovamento.
Non è un caso che proprio in questi giorni il nome dello stesso Renzi sia circolato negli ambienti calcistici. Il giornalista Sandro Sabatini e Carlo Pallavicino hanno infatti lanciato pubblicamente l'ipotesi di una sua candidatura per un ruolo di vertice in ambito FIGC. Si tratterebbe di una svolta decisamente inedita per l'ex sindaco di Firenze, che pur essendo notoriamente appassionato di calcio non ha mai ricoperto incarichi formali nel mondo del pallone.
Al momento attuale, tuttavia, questa ipotesi appare distante dalla concretezza. Le fonti vicine all'ex presidente del Consiglio la definiscono remota e lontana dal potersi realizzare, nonostante le suggestioni che ha suscitato nel dibattito pubblico.
Ciò che emerge con chiarezza dall'intervento televisivo è invece la volontà di Renzi di intervenire nel dibattito sulla riforma del calcio italiano, un tema che periodicamente torna d'attualità ma che raramente trova soluzioni concrete. La questione delle incompatibilità tra cariche politiche e ruoli dirigenziali nelle società sportive rappresenta un nodo irrisolto del sistema italiano, oggetto di discussioni ma non ancora di interventi legislativi risolutivi.
Le parole dell'ex premier riaprono dunque una riflessione più ampia sul governo del calcio nel nostro Paese, sulla necessità di separare nettamente gli ambiti istituzionali da quelli sportivo-imprenditoriali e sull'urgenza di riforme che restituiscano credibilità a un movimento in evidente difficoltà, sia sul piano dei risultati sportivi che su quello della governance.
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