La valanga di dimissioni che ha investito i vertici della Federazione Italiana Giuoco Calcio si è abbattuta anche sulla panchina della Nazionale. Rino Gattuso non è più il commissario tecnico degli Azzurri. L'addio è stato ufficializzato con una risoluzione consensuale, epilogo inevitabile dopo la mancata qualificazione ai Mondiali. Nel giro di sole quarantotto ore, la Federcalcio ha assistito a un azzeramento completo della propria dirigenza: prima il presidente Gabriele Gravina, poi il capo delegazione Gigi Buffon, infine il tecnico calabrese.
La decisione è maturata rapidamente. Gattuso, che si trovava a Marbella con la famiglia da mercoledì, ha comunicato le proprie dimissioni alla Federazione venerdì mattina. Una scelta annunciata, in realtà, fin dal triplice fischio finale dello spareggio perso ai rigori a Zenica. Da quel momento, l'ex centrocampista sapeva che la sua avventura in azzurro era giunta al capolinea, senza possibilità di appello.
Nessuna tentazione di resistere, nemmeno considerando i tre mesi residui di contratto o l'ipotesi che un nuovo presidente federale potesse concedergli una seconda opportunità. La dignità e il senso di responsabilità hanno prevalso su ogni altra considerazione. Nelle ore precedenti l'annuncio ufficiale, Gattuso si è preoccupato principalmente del destino del suo staff tecnico, negoziando con la Federazione affinché i collaboratori – con stipendi normali da impiegati – ricevessero il compenso fino a giugno, termine naturale del contratto.
Le parole con cui ha annunciato l'addio racchiudono tutta l'amarezza e al contempo la consapevolezza della necessità di voltare pagina: «Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l'obiettivo che ci eravamo prefissati, ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale – ha dichiarato nel comunicato – la maglia Azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio, per questo è giusto agevolare sin da subito le future valutazioni tecniche. Desidero ringraziare il presidente Gabriele Gravina e Gianluigi Buffon, e con loro tutti i collaboratori della Federazione, per la fiducia e il supporto che mi hanno sempre garantito. È stato un onore poter guidare la Nazionale e farlo anche con un gruppo di ragazzi che hanno mostrato impegno e attaccamento alla maglia. Ma il ringraziamento più grande va ai tifosi, a tutti gli italiani che in questi mesi non hanno mai fatto mancare il loro amore e sostegno alla Nazionale. Sempre con l'azzurro nel cuore».
Già nella conferenza stampa post-partita in Bosnia, Gattuso aveva tracciato la linea del proprio futuro con lucidità: «Il mio futuro non è importante, conta solo quello della Nazionale». Un concetto ribadito ripetutamente nei giorni successivi al disastro di Zenica, a chiunque lo abbia contattato telefonicamente. Il peso della responsabilità per il fallimento è stato troppo grande da sopportare, anche per un carattere forte e combattivo come il suo.
Ora la Federazione si trova di fronte alla necessità urgente di individuare un successore. Il casting per la panchina azzurra è ufficialmente aperto e i nomi che circolano sono di altissimo profilo. In pole position figurano Roberto Mancini e Antonio Conte, entrambi ex commissari tecnici che conoscono bene ambiente e pressioni della Nazionale. Per loro sarebbe un ritorno, un'opportunità che li intriga e li stimola professionalmente.
Le situazioni contrattuali, tuttavia, presentano complessità diverse. Mancini, attualmente alla guida dell'Al Sadd in Qatar, avrebbe margini di manovra per liberarsi e accettare l'incarico azzurro. Ben più complicata la posizione di Conte, vincolato da un contratto con il Napoli che copre anche la prossima stagione. Un eventuale accordo richiederebbe trattative delicate e probabilmente onerose.
Tra i profili graditi spicca anche Simone Inzaghi, oggi all'Al Hilal in Arabia Saudita. Secondo indiscrezioni, il tecnico piacentino starebbe già manifestando segni di nostalgia per il calcio italiano, elemento che potrebbe favorire un suo eventuale ritorno in patria per assumere la guida della Nazionale.
Negli ambienti federali circola anche il nome di Massimiliano Allegri, sebbene il tecnico livornese appaia orientato a proseguire la propria esperienza al Milan. Un altro profilo che viene valutato, seppur con minore insistenza, è quello di Stefano Pioli.
La scelta del nuovo commissario tecnico sarà inevitabilmente condizionata dall'esito delle elezioni federali, fissate per il 22 giugno. Sarà il nuovo presidente a decidere a chi affidare la rinascita del calcio italiano dopo il trauma della doppia mancata qualificazione mondiale consecutiva.
Nel frattempo, la Nazionale dovrà comunque scendere in campo. A inizio giugno, prima delle elezioni federali, sono in programma due amichevoli contro Lussemburgo e Grecia. Gli Azzurri avranno bisogno di una guida tecnica, anche provvisoria. L'opzione più probabile sembra quella di un traghettatore: potrebbe toccare a Silvio Baldini, attuale responsabile dell'Under 21, gestire questa fase di transizione.
La tempesta che ha colpito il calcio italiano non accenna a placarsi. Dopo anni di dominio continentale culminati con la vittoria agli Europei, la Nazionale si trova ora a dover ricostruire dalle fondamenta non solo una squadra competitiva, ma anche un'intera struttura dirigenziale. Il fallimento mondiale ha lasciato macerie profonde, che richiederanno tempo, competenza e scelte coraggiose per essere rimosse.
La sfida per il futuro commissario tecnico sarà duplice: da un lato ricostruire la fiducia di un movimento deluso e ferito, dall'altro individuare una nuova generazione di talenti capaci di riportare l'Italia ai vertici del calcio mondiale. Un compito titanico, che richiederà personalità, visione e capacità di resistere alle pressioni inevitabili di un ambiente che non perdona.
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