Antonio Cardore è calciatore da oltre 200 presenze in serie D, categoria che ha visitato con innumerevoli maglie passando da Nord a Sud ed accumulando una notevole esperienza nei vari gironi. Ma soprattutto è un fedelissimo del progetto Equipe Campania, a cui partecipa praticamente ogni estate già da diversi anni. A Caserta, venerdì scorso, il debutto con i ragazzi di Guglielmo Tudisco nella seconda sfida del triangolare, disputata proprio contro i rossoblù di Espinal. "Se mentalmente può essere un po' frustrante stare senza squadra ad agosto, il contesto Equipe aiuta ad alleggerirsi di questo peso psicologico - afferma il centrocampista classe '96, aggregato al gruppo di Quarto -. Quest'anno peraltro sto vedendo una affluenza corposa di giocatori forti, che hanno grande esperienza e hanno pure vinto tanto. Ringrazio Antonio Trovato per il supporto che ci fornisce non solo col progetto Equipe Campania, ma anche per l'assistenza tecnica che ci garantisce nel corso di tutto l'anno. Per noi questo è un lavoro, ma il sistema presenta troppe falle".

Cardore poi prosegue nella sua analisi specifica. "Se il calcio italiano è in crisi, ciò non dipende solo dal poco coraggio nel lanciare i giovani, ma anche da aspetti inerenti alla programmazione e alla organizzazione. Bisogna far stare bene il calciatore sotto ogni aspetto, invece negli ultimi anni vedo troppa approssimazione in giro e si vive in un circolo vizioso che non fa crescere tutte le componenti che circolano intorno a questo mondo. Il nostro è un lavoro e, come in tutti i contesti lavorativi, serve un ambiente sano ed equilibrato, gestito da persone sane ed equilibrate. Io non sto nella posizione di poter giudicare gli addetti ai lavori che decidono delle nostre sorti, sono solo un calciatore. Ma se vedo che troppi atleti dal curriculum prestigioso sono momentaneamente fermi, vuole dire che la meritocrazia non sempre paga in questo mondo, ma forse esistono altre logiche. E ciò dovrà pur essere responsabilità di qualcuno". 

Sulla recente annata divisa tra Acerrana e Pompei. "Personalmente quello appena trascorso è stato uno degli anni più difficili della mia carriera professionale. Ho vinto un campionato in D, ho fatto tante partite anche in C, ma sono reduce da una retrocessione e questo brucia tanto. Il rammarico più grande sta soprattutto nel fatto di non essere riuscito a dare quello che normalmente riesco ad assicurare in termini di esperienza e di contributo tecnico. Ovviamente ci sono anche tanti ragionamenti da fare: se ad Acerra ero stato impiegato con continuità, a Pompei sono stato messo inizialmente ai margini. E questo non mi ha fatto sentire valorizzato e importante per un gruppo giovane che aveva bisogno di guide esperte. Certi pregiudizi, però, non partivano dagli allenatori di turno. Anzi, con Sarnataro che aveva grossa stima di me, ho ripreso quel ruolo che un po' mi calza. Purtroppo erano idee partorite dall'alto e questo mi dispiace". 

Sul futuro. "Il mio auspicio è quello di sposare un progetto serio, dove si possa partire sin dall'inizio di pari passo con la società, con idee chiare e trasparenza reciproche. Io ho ambizioni forti e obiettivi personali importanti: chiedo soltanto di poterli mettere a disposizione del gruppo. Non posso sentirmi un peso come è accaduto a Pompei, ma voglio una mia centralità nel progetto. Anche perché so quello che posso trasmettere ai miei compagni di squadra. Non è una questione di categoria: non ho mai militato in Eccellenza ma oggi sarei disposto a farlo se ci sono le condizioni di cui parlavo prima. Di una cosa sono certo: bisogna fare una scelta giusta e ponderata, perché questa poi condiziona in positivo o in negativo anche il futuro". 

Sezione: Esclusiva NC / Data: Dom 09 agosto 2026 alle 16:20
Autore: Stefano Sica
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