Dopo aver chiuso la scorsa stagione centrando l'obiettivo salvezza sulla panchina della Virtus Ciserano Bergamo, al termine di un teso spareggio playout contro il Caravaggio, mister Giovanni Mussa ha scelto di fermarsi. Non è stato però un anno di totale distacco dal rettangolo verde, bensì un periodo di profonda analisi, aggiornamento e studio metodico.
Il tecnico 54enne, con un bagaglio d'esperienza importante tra i professionisti e i dilettanti, ha sfruttato questi mesi per osservare il calcio da una prospettiva diversa, arricchendo il proprio sapere tattico e preparandosi a una nuova sfida. Lo abbiamo incontrato per fare il punto sulla sua carriera, sulle sue ex squadre e sulle criticità che attanagliano il sistema calcistico italiano.
Mister, dopo la salvezza con la Virtus Ciserano Bergamo è arrivato un anno di inattività. Una scelta ponderata?
«Ho fatto questa scelta di restare fuori, un anno di stacco perché mi serviva per riordinare le idee e aggiornarmi in modo continuativo. Ho studiato tante partite, perché un conto è guardarle e un altro è studiarle davvero. Ho ricaricato le pile e oggi sono pronto per ripartire. Le chiamate che ho ricevuto finora non mi hanno dato lo spunto giusto e, per coerenza, ho preferito aspettare per trovare il progetto che facesse al caso mio».
Uno sguardo al passato: come valuta il percorso delle sue ex squadre, ovvero Virtus Ciserano Bergamo, Pergolettese e Villa Valle?
«Hanno fatto tutte e tre molto bene per i rispettivi obiettivi. Sono molto contento della salvezza della Pergolettese: non è mai semplice riorganizzarsi e faccio un plauso a loro. Il Villa Valle ha disputato, come mi aspettavo, un campionato nelle posizioni di vertice; forse non arriveranno ai playoff, ma questo non influirà minimamente sulla bontà della loro annata. Infine, sono molto felice per la Virtus Ciserano Bergamo: non sono mai stati in difficoltà durante l'anno e chiuderanno nella parte sinistra della classifica».
Un tema centrale nel dibattito attuale è la "regola under". Qual è il suo pensiero in merito?
«Sempre un argomento spinoso. O si rivede completamente la questione, oppure continueremo così. Sembra che ogni anno ci mettiamo una pezza. Se vogliamo sfruttare anche le seconde generazioni di stranieri, come hanno fatto negli altri campionati, dobbiamo cambiare approccio dal punto di vista fisico, atletico e delle idee. Bisogna pescare qualcosa di nuovo: se usi sempre gli stessi ingredienti, il risultato finale sarà inevitabilmente lo stesso. Ti garantisco che i giovani forti ci sono; sono anche un osservatore UEFA e lo vedo costantemente. Molti di quelli che noto sono di provenienza straniera, magari di seconda generazione. Guardiamo la Francia: hanno fatto il salto di qualità quando hanno intrapreso questo percorso, e noi dovremmo fare lo stesso. Dobbiamo smetterla con il "rimborsino" agli allenatori delle giovanili: i mister vanno preparati adeguatamente. È un discorso storico e sociale. Guardate la Spagna: per quanti anni non ha ottenuto nulla? Poi è diventata dominante perché ha cambiato cultura, hanno costruito, a differenza nostra. Bisogna ripartire da allenatori con idee nuove e qualche elemento di discontinuità. Se facciamo allenare solo ex calciatori, non immettiamo nulla di nuovo nel sistema».
Cosa vede nel suo futuro professionale?
«Mi auguro di trovare un progetto serio. Si parla spesso di progettualità, ma so che è un mondo complicato. Mi piacerebbe trovare una società ispirata, che si affidi davvero ai giovani. È giusto avere un telaio con qualche esperto, ma servono giovani forti, con idee e senza paura, pronti a darsi da fare. Se c'è una modalità per cambiare il calcio, questa passa per il coraggio di far giocare i giovani. Io ne ho allenati tantissimi alla Pergolettese e oggi molti di loro giocano stabilmente in Serie B. Mi vedo e mi auguro di approdare in una squadra di Lega Pro che mi permetta di lavorare in un modo entusiasmante».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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