Il calcio è un mondo che corre veloce, capace di cambiare scenari in un battito di ciglia, spesso senza guardare in faccia ai risultati ottenuti sul campo. Lo sa bene Manuel Panini, difensore di lungo corso classe 1983, che lo scorso maggio ha chiuso un capitolo fondamentale della sua vita sportiva. Dopo sei anni vissuti intensamente con i colori dell'Unipomezia — quattro dei quali trascorsi a battagliare sul rettangolo verde e gli ultimi due dietro la scrivania nel ruolo di direttore sportivo — le strade tra il dirigente e il club laziale si sono separate. Una rottura arrivata al culmine di un ciclo vincente e proficuo, che ha lasciato Panini lontano dai radar per un'intera stagione. Noi di Notiziariocalcio.com lo abbiamo intervistato in esclusiva per analizzare questo anno di transizione, commentare l'attuale panorama calcistico laziale e capire quali siano le sue ambizioni per il futuro.
Manuel, sei reduce da un anno di inattività dopo il lungo percorso a Pomezia. Come hai vissuto questo periodo lontano dai ruoli operativi?
«Sinceramente ho vissuto quest’anno male. Venivo da un biennio che, dal mio punto di vista, era stato di altissimo livello: avevamo conquistato un secondo posto in Eccellenza raggiungendo la finale della Coppa Italia Dilettanti e, l'anno successivo, avevamo vinto sia il campionato che la Supercoppa. Non mi aspettavo affatto che finisse così, ma purtroppo nel calcio le dinamiche cambiano molto rapidamente. In questi mesi non sono comunque rimasto fermo: ho svolto l'attività di osservatore, ho visto moltissime partite e ho seguito da vicino diversi ex compagni di squadra che ancora non mollano e continuano a giocare con grande spirito».
Parlando di presente, che giudizio dai alla stagione vissuta dall'Unipomezia?
«Dopo un avvio un po' complicato, devo dire che hanno disputato un gran bel campionato. Credo che nei programmi iniziali della società l'obiettivo fosse una salvezza tranquilla e il traguardo è stato centrato. È normale riscontrare qualche difficoltà all'inizio quando si è esordienti in una categoria; non è mai semplice allestire una squadra competitiva nell'immediato. Tuttavia, attraverso il duro lavoro e alcuni correttivi in corso d'opera, sono stati bravi a raddrizzare la rotta in un girone difficile, ottenendo la salvezza con tre giornate d'anticipo».
Nella tua carriera da calciatore sei stato un simbolo dell'Albalonga, indossando la fascia da capitano per quattro anni. Che idea ti sei fatto della stagione del club laziale?
«Anche loro hanno attraversato diverse fasi durante l'anno. Erano partiti con Ferazzoli e hanno incontrato subito delle difficoltà iniziali. Successivamente è stato inserito Ruggiero Panella; all'inizio non è stato semplice, ma la bravura di Tomei e Camerini è stata quella di concedere il giusto tempo a Panella per ambientarsi nel nuovo ruolo. Alla fine è stata una scelta che ha pagato, visto che ora sono in piena zona playoff. Rimango molto legato a loro, sono stato il capitano per quattro stagioni e spero sempre che riescano nell'intento di fare il salto di categoria».
Guardando avanti, cosa ti aspetti dal prossimo futuro? Quale progetto potrebbe convincerti a ripartire?
«L'augurio è quello di trovare una squadra, questo è poco ma sicuro. Cerco una realtà in cui sia possibile instaurare rapporti di fiducia e collaborazione, anche in una piazza di Eccellenza che punti ai vertici. Durante l'anno sono arrivate alcune offerte, ma si trattava di situazioni complesse e non volevo rischiare di "buttare" quanto di buono costruito nei due anni precedenti. Spero davvero che possa nascere un progetto importante, che mi permetta di lottare per vincere il campionato o, quanto meno, di provarci seriamente».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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