Christian Bucchi non nasconde un profondo senso di amarezza al termine del confronto casalingo contro il Perugia, una sfida che l’Arezzo ha condotto con autorità dal primo all'ultimo istante di gioco.
Il tecnico sottolinea come la partita sia stata interpretata correttamente dai suoi ragazzi, nonostante si trovassero di fronte un avversario solido, venuto al Comunale con l'obiettivo di chiudersi e ripartire.
Secondo l'allenatore, la prestazione della squadra è stata eccellente sotto il profilo della manovra e della gestione del possesso, mancando esclusivamente nella fase decisiva della finalizzazione.
«Io credo che questa gara l'abbiamo interpretata dal primo al centesimo minuto nella maniera migliore, c'era poco che potevamo fare di meglio se non concretizzare le occasioni» ha esordito il mister.
Il rammarico più grande espresso da Bucchi riguarda la capacità della squadra di creare pericoli costanti, senza però riuscire a trovare la stoccata vincente che avrebbe cambiato l'inerzia del match.
Il tecnico ha evidenziato la pazienza mostrata nel far girare il pallone contro una difesa che raddoppiava sistematicamente, sottolineando che in questi casi serve un pizzico di precisione in più.
«Non è facile giocare contro una squadra che si chiude e stringe le maglie, noi siamo stati bravi a girare palla senza forzare, ma ci è mancato il guizzo finale» ha proseguito il timoniere amaranto.
Un momento chiave della serata è stato l'episodio avvenuto in pieno recupero, un contatto sospetto nell'area di rigore avversaria che l'arbitro ha sanzionato con l'ammonizione per simulazione.
Bucchi ha espresso forti dubbi sulla decisione del direttore di gara, ritenendo che il contatto fosse solare e che la scelta sia stata influenzata dalla volontà di non smentire la propria prima impressione.
«A velocità normale l'arbitro ha deciso che era simulazione, ma a me sembrava rigore netto perché Barella è arrivato in anticipo sulla palla a grande velocità» ha puntualizzato con decisione il tecnico.
L'analisi dell'allenatore si è poi spostata sulla strana statistica che vede l'Arezzo faticare a raccogliere l'intera posta in palio nelle ultime uscite interne, nonostante prestazioni di alto livello.
Per Bucchi non si tratta di un problema di approccio o di atteggiamento, bensì di una serie di episodi sfortunati che hanno punito la squadra oltre i propri demeriti effettivi durante i novanta minuti.
«Nelle ultime tre gare in casa i risultati non corrispondono all'andamento delle partite, oggi abbiamo preso gol su una respinta da trenta metri nell'unica conclusione loro verso la porta» ha ricordato.
Il tecnico ha poi voluto rassicurare l'ambiente sulla tenuta psicologica del gruppo, spiegando che quando si vede il traguardo finale è normale avvertire una pressione superiore rispetto all'inizio del torneo.
Il campionato sta entrando nella sua fase cruciale e ogni ostacolo diventa più pesante da superare, ma Bucchi resta convinto della forza dei suoi uomini e della qualità del gioco espresso finora.
«Siamo partiti che mancavano trentotto partite, ora ne mancano sei e il mondo intorno a noi è cambiato, ma dobbiamo vivere questo momento con grande serenità» ha aggiunto l'allenatore dell'Arezzo.
Un passaggio finale è stato dedicato alla condizione dei singoli, ribadendo che in un organico così importante le scelte sono sempre figlie della strategia tattica e dello stato di forma settimanale.
Il mister ha concluso ribadendo la fiducia totale verso chi, come Pattarello, sta vivendo un momento di appannamento dovuto probabilmente al grande desiderio di essere sempre decisivo per la maglia.
«Emiliano deve stare tranquillo, sente il peso di dover risolvere le gare ma per noi è fondamentale anche per il lavoro sporco che fa in fase di ripiegamento» ha chiosato infine Bucchi.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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