Aria di grandi novità e di profondo rinnovamento all'Axum Molinari Stadium, dove questa mattina è andata in scena la conferenza stampa di presentazione di Devis Mangia, nuovo allenatore del Campobasso FC. Una giornata campale per i colori rossoblù, arricchita anche dalla presentazione del nuovo logo societario e dall'annuncio della prestigiosa partnership tecnica con Nike.
A fare gli onori di casa è stato il Presidente Matt Rizzetta, affiancato dal vicepresidente Nicola Cirrincione e dal direttore sportivo Giuseppe Figliomeni. Il numero uno rossoblù non ha nascosto l'entusiasmo per il nuovo arrivo in panchina: "Una giornata molto positiva e bella per il nostro progetto. Mister Mangia era il nostro 'top target', il primo obiettivo per il mercato estivo. Grazie al lavoro sodo del direttore e di tutto lo staff abbiamo centrato questo obiettivo importantissimo. È l'ennesima dimostrazione della nostra ambizione e serietà. Ripartiamo da un posto importante in classifica e saremo nuovamente ambiziosi, cercando di migliorarci sotto ogni punto di vista. Ho trovato un mister carico, ambizioso e motivato".
Ma i riflettori erano tutti per lui, Devis Mangia, che torna in sella con le idee chiarissime, un approccio pragmatico e un ricordo speciale che lo lega profondamente alla terra molisana.
Il tecnico ha esordito spiegando i motivi che lo hanno spinto ad accettare la piazza rossoblù, mettendo al centro i rapporti umani: "Quando faccio delle valutazioni, la prima cosa che guardo sono le persone. Qui mi sono sentito veramente molto apprezzato dal Presidente, dal Direttore e da Nicola (Cirrincione, ndr). Questa è una cosa che mi ha portato, alla fine, a fare la mia scelta e a sposare questo progetto. Mi sono trovato davanti delle persone di spessore, e penso che la qualità delle persone sia la cosa principale per iniziare poi un percorso lavorativo. Ci tengo anche a fare i complimenti alla società, al mister dell'anno scorso (Zauri, ndr), allo staff tecnico e a tutti i giocatori, perché hanno fatto un grandissimo lavoro".
Interpellato sugli obiettivi stagionali, Mangia ha preferito spegnere subito i voli pindarici, puntando tutto sulla cultura del lavoro quotidiano: "Non sono uno che viene qui a parlare di obiettivi. Per me l'obiettivo adesso, nella mia testa, è il primo allenamento che farò con questi ragazzi. E poi, di volta in volta, sarà la prima partita che andremo ad affrontare. Non mi sentirete mai parlare di obiettivi a medio-lungo termine, perché potrebbero essere anche degli alibi o portarci via delle energie nervose per nulla. Noi dovremo essere concentrati su quello che dovremo fare di settimana in settimana, partendo da una base e sapendo che tipo di campionato sarà quest'anno. Per un discorso di piazze sarà diverso, credo sia la prima volta che verranno collocate in un unico girone tre squadre retrocesse dalla categoria superiore. Questa è un'anomalia che verrà considerata, ma noi dobbiamo convogliare tutte le nostre energie sulla quotidianità e sul miglioramento".
Uno dei momenti più intensi della conferenza è arrivato quando a Mangia è stato chiesto del suo legame con l'indimenticato Vincenzo Cosco, allenatore molisano scomparso prematuramente e amatissimo a Campobasso (a cui tra l'altro la tifoseria è legatissima): "Io del Molise ho due flash. Il primo risale a quando ero ragazzino e facevo l'album delle figurine: c'era il Campobasso in Serie B e mi ricordo dell'allenatore Pasinato. Il secondo l'ho riscoperto nel 2006. Io e Vincenzo (Cosco, ndr) non eravamo ex calciatori, ma siamo entrati insieme al corso Uefa A a Coverciano. Lui cominciò a raccontarmi del Molise e di Campobasso. Siamo rimasti in contatto e lui mi raccontava queste cose. Anni fa, in un momento della mia carriera, sono entrato in uno spogliatoio e ho visto una frase scritta... ecco, lui è stato un grande. Penso che una buona parola da lassù ce l'abbia messa".
A chi gli chiedeva se il suo marchio di fabbrica sarà ancora il 4-4-2 che lo ha reso celebre in passato, Mangia ha risposto con grande lucidità tattica, dimostrando un'evoluzione nel suo credo calcistico: "Il 4-4-2 mi ha accompagnato fino a una decina di anni fa. Nel calcio di oggi, secondo me, chi fa l'allenatore deve essere in grado di esaltare al massimo le caratteristiche dei giocatori che ha a disposizione. Io parto dalle caratteristiche dei giocatori e da lì poi si svilupperà l'idea e le varie strategie in funzione delle singole partite. Non guarderò i numeri, ma guarderò le caratteristiche, ponendoci chiaramente degli obiettivi di miglioramento quotidiano e partendo da dei principi di gioco che per me non saranno derogabili. Poi, se non si riuscirà con un 11 contro 11, bisognerà trovare qualche compromesso, come succede sempre".
Da ex Commissario Tecnico della Nazionale Under 21, Mangia ha un rapporto speciale con i giovani, ma avverte che a scendere in campo sarà sempre la meritocrazia: "Il discorso giovani? Io sono per i giocatori bravi. Non ho mai valutato un giocatore in base alla carta d'identità. Se c'è un 2005 che merita, ed è forte, gioca il 2005 e sta fuori il '98. L'importante è che ci siano giocatori che abbiano le giuste motivazioni, che sposino realmente la causa e che abbiano voglia di creare qualcosa di importante e di bello. Leader? Io ne vorrei tanti in campo. Se si hanno tanti leader vuol dire che si è creata un'idea propria. Le gerarchie e la leadership si costruiscono naturalmente nello spogliatoio. Nel momento in cui la si fa propria, si diventa leader, ma non c'è bisogno di dirlo: si viene riconosciuti dalla squadra. Io cercherò di esaltare le qualità umane oltre che tecniche".
L'era Devis Mangia a Campobasso è ufficialmente iniziata. Nessun proclama, nessuna promessa illusoria, ma solo una grande fame e la voglia di far parlare il campo, a partire da quel fatidico "primo allenamento".
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