L’attesa è quasi finita, l'adrenalina è già alle stelle. Domani sera, mercoledì 18 marzo 2026, alle ore 20:30, lo Stadio "Alfredo Viviani" si vestirà a festa per ospitare l'attesa finale d'andata della Coppa Italia Regionale Trenitalia di Serie C. Di fronte, il Potenza e il Latina, pronte a contendersi il primo atto di un trofeo ambito.
A presentare la sfida, in una Sala Stampa gremita, è stato il tecnico rossoblù Pietro De Giorgio, che ha risposto a tutte le domande dei giornalisti presenti, non nascondendo la grande emozione per un traguardo che la città aspettava da tempo.
Sollecitato sul clima di febbrile attesa che si respira in città, con il Viviani che si appresta a registrare il primo sold out dai tempi pre-Covid (2019), mister De Giorgio ha aperto il suo cuore: "Si sta parlando di una partita storica, è un raggiungimento storico. Da parte nostra non possiamo che renderci orgogliosi del lavoro fatto. È un cammino partito dall'anno scorso. Dormo poco anch'io, perché sono tanto emozionato, tanto soddisfatto e c'è la grandissima voglia di vincerla questa coppa. È un evento che fa bene a tutti: alla società, ai tifosi, all'intera città di Potenza e all'intera Basilicata. A livello nazionale se ne sta parlando tanto, oggi e domani in tutta Italia si parlerà del Potenza. Questo mi riempie d'orgoglio, anche perché c'è tanto lavoro dietro. Sono quattro anni che sono qua, e credo che con i magazzinieri sono la persona che conosce meglio il Viviani, tutti gli angoli. Vengo alle 8 del mattino e vado via alle 7 di sera. Ho vissuto questo stadio con la neve, col sole, col caldo, col buio, col tramonto. Quest'anno è stato particolarmente difficile, sono venuto anche alle 6 del mattino per preparare le partite. Portare un momento di festa mi rende orgoglioso. I ragazzi hanno percepito questa ondata di entusiasmo. Siamo allo step decisivo, vogliamo portarla a casa. Ieri ho dovuto addirittura interrompere l'allenamento prima perché andavano troppo forte. C'è una voglia di andare in campo impressionante. Vogliamo vincerla. Abbiamo fatto un percorso difficile affrontando Crotone, Cerignola, Ternana, Monopoli. Mancano queste due partite, 180 minuti, e faremo il massimo".
Sulla differenza tra vivere una finale da giocatore (situazione in cui De Giorgio ha brillato in carriera) e da allenatore, e sui consigli dati ai suoi elementi di maggior tasso tecnico (da Felippe a D'Auria, fino a Murano), il tecnico è stato netto: "Da quando ho smesso non ho più toccato un pallone, la mia condizione fisica è in forte discussione (ride, ndr). Viverla da giocatore credo sia la cosa più bella, perché fondamentalmente il giocatore va in campo per mettere in mostra il suo essere un artista, le sue qualità, il suo estro. Farla da giocatore è molto più bello che da allenatore. Quando ci sono queste partite ti viene la voglia di rimetterti gli scarpini. Che consiglio do ai giocatori di maggior classe? La parola che uso spesso, e che ho usato anche ieri, è 'osare'. Arrivare a fare queste partite significa che loro devono far vedere il loro massimo potenziale. Non devono rinunciare a fare nessun tipo di giocata. Arriveremo alla fine dei 180 minuti e dovremo dire 'ho dato tutto'. Rinunciare a un dribbling o a un colpo di estro sarebbe un peccato per loro e per la gente che viene a vederli. Devono osare, fare quello che si sentono di fare, persino quello che non si sentono di fare".
Nonostante la finale si decida nell'arco dei 180 minuti, De Giorgio rifiuta la logica della speculazione tattica per la gara d'andata: "Dobbiamo fare questi 180 minuti in due partite, ma dobbiamo cercare di vincerle entrambe con la stessa mentalità. Affrontarne una alla volta senza fare calcoli, sarebbe stupido da parte nostra, soprattutto alla prima in casa. Abbiamo bisogno di spingere, fare in modo di portare il risultato dalla nostra parte per poi andare a Latina con un risultato positivo. Dobbiamo dare tanto in casa e dare tutto fuori casa, senza calcoli".
Rispondendo a chi gli faceva notare la differenza di pressione rispetto a qualche stagione fa, quando si lottava per non retrocedere ai playout, l'allenatore ha evidenziato la differente natura dello stress: "Sono due sensazioni diverse. Fare i playout è stato difficile, là percepisci una retrocessione in Serie D che sinceramente non è il posto che merita la città di Potenza e la tifoseria. Ti senti una responsabilità e capisci che sei a capo di decisioni che possono farti salvare o retrocedere. Non mangi per giorni, hai i buchi nello stomaco ovunque. È una sensazione di dramma. Questa di oggi, invece, è una sensazione di sogno, dove tutto è più bello, entusiasmante, leggero. I sogni ti fanno ben sperare, ti fa immaginare cosa potrebbe succedere se riuscissi a vincere. Valorizza il lavoro fatto e ti rende felice. A maggior ragione, trattandosi di sogni, spingerò ancora di più i ragazzi a osare".
Sulla gestione emotiva del gruppo, De Giorgio si augura che il peso ricada solo su di lui: "Nei playout i buchi nello stomaco ce li avevo io, speriamo che li abbia solo io anche adesso! A parte questo, c'è una pressione, un'adrenalina ormai da 4-5 giorni con l'assalto ai botteghini, ma è un fatto positivo per la squadra. Con l'entusiasmo la gamba va via da sola, fai meno fatica nel correre perché la voglia sopperisce a tutto. A livello tattico, purtroppo Iacono non sarà della partita, ha avuto un brutto infortunio. Tutti gli altri sono disponibili, scenderanno in campo i giocatori migliori per indirizzare la coppa verso la Basilicata".
Con lo stadio prossimo al tutto esaurito, l'allenatore ha voluto lanciare un messaggio chiaro: "La vivo con la voglia di arrivare il prima possibile alla partita. I biglietti saranno venduti tutti perché a questo evento storico la gente vuole partecipare. È una società che ha 107 anni di storia, non è nata ieri. È stato un percorso duro e ora è giusto che lo stadio si riempia e che la gente possa assistere a un qualcosa di storico".
Analizzando l'avversario, capace di cambiare spesso modulo (3-4-1-2, 3-5-2, 3-4-3), De Giorgio mostra sicurezza nei mezzi del suo Potenza:
"Il Latina è una squadra che gioca molto sull'avversario, molto camaleontica. Ha provato più modi di giocare. Hanno atteggiamenti diversi: momenti dove vanno uomo contro uomo e momenti dove fanno blocco basso. Abbiamo lavorato su tutte le situazioni, ma dall'altra parte siamo una squadra che ragiona molto sul proprio principio di gioco. Dobbiamo essere pronti a qualsiasi atteggiamento dell'avversario, ma quello che mi interessa è fare il Potenza".
Su Parigi, pericolo numero uno dei pontini, e sulla gestione di Jacopo Murano: "Parigi è il loro bomber, sta facendo molto bene, ha fatto la maggior parte dei gol del Latina. Dovremo stare molto attenti, l'attenzione nel reparto difensivo andrà tenuta alta. Per quanto riguarda Murano, gli stiamo dando tanto minutaggio, il suo problema iniziale era il mese di stop da cui veniva. Ora sta iniziando a entrare nei nuovi meccanismi, diversi da come giocava prima. Ovviamente il cambiamento porta difficoltà, ma lui ha grande conoscenza calcistica e farà presto a modificare quei 2-3 movimenti; inizierà a fare veramente tanti gol".
Infine, un sorriso riguardo alle scelte di formazione, non ancora comunicate alla squadra: "Idea sull'undici? L'abbiamo già. Però nello spogliatoio mantengo ancora qualche dubbio. Voglio capire bene anche dalla rifinitura di oggi. I ragazzi non sanno chi giocherà, lo dirò domani. Percepivo ieri la loro curiosità, ma voglio che stiano tutti concentrati e che si preparino tutti da titolari. Anche chi andrà in panchina dovrà essere pronto a entrare, perché i cambi faranno la differenza".
"In Serie C, su 60 squadre, ne vincono solo cinque ogni anno: tre il campionato, una i playoff e una la Coppa Italia. Essere tra queste cinque è un risultato bellissimo per tutti. Viva il lupo e c'è grande voglia di portare a casa questa coppa. Vogliamo essere lì in cima", ha concluso il tecnico, dando appuntamento ai tifosi per la magica notte del Viviani.
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