Il cambio in panchina alla Sambenedettese, con l'arrivo del giovane Filippo D’Alesio in sostituzione di Ottavio Palladini, è stato un momento difficile ma ritenuto indispensabile per la dirigenza rossoblù. Il direttore sportivo Stefano De Angelis ha voluto chiarire le motivazioni della decisione, parlando di calo di certezze all'interno dello spogliatoio e di un necessario cambio di rotta per ridare "linfa vitale" alla squadra.
De Angelis ha aperto la sua analisi riconoscendo la difficoltà del momento. "Quando c’è un cambio di allenatore è sempre doloroso, ma bisogna sempre guardare avanti." La scelta è ricaduta immediatamente sul nuovo tecnico, una volta resosi disponibile. "Siamo andati dritti su D’Alesio senza colloqui con altri; abbiamo piena fiducia nel nuovo mister, una prova ne è l’anno e mezzo di contratto." La società crede fermamente nel nuovo progetto e nella capacità di D’Alesio di imprimere una svolta. "Siamo convinti che con mister D’Alesio possa arrivare una nuova linfa vitale."
Il DS ha anche voluto smentire categoricamente le voci che lo volevano in contatto con l'ex mister Cudini: "Gli striscioni su mister Cudini li ho visti, ma non c’è stato mai un contatto con lui: non l’ho mai chiamato. Comunque, mi dispiace non tanto per me, perché sono abituato a prendere critiche qui a San Benedetto, ma per Cudini che non c’entra niente."
La decisione di sollevare Palladini dall'incarico è stata dolorosa, ma necessaria. Il dirigente ha spiegato che il problema non era solo legato ai punti in classifica, ma a una percezione interna dello stato d'animo della squadra. "Ci siamo resi conto che qualcosa era venuto meno, ci trovavamo in un momento in cui stavamo perdendo certezze."
Nonostante ci fossero state anche "prestazioni buone," la mancanza di risultati stava creando un "appiattimento" generale. Il risultato di questa analisi ha portato a una decisione condivisa: "Tutti e tre – presidente, d.s. e allenatore – abbiamo deciso di prendere questa decisione." De Angelis ha indicato la sconfitta contro il Brescia come l'elemento che ha fatto precipitare la situazione emotiva: "La partita con il Brescia ci ha tolto ancora più delle certezze: da lì abbiamo capito che c’era qualcosa che si era spento." Ha poi ribadito: "È vero che Palladini aveva cinque punti dai play out, ma la situazione deve essere vista dall’interno: quando alcuni giocatori iniziano a perdere certezze c’è qualcosa che deve essere cambiato."
De Angelis ha speso parole di grande stima per l'ex tecnico, evidenziando il mantenimento di un ottimo rapporto umano. "Ci siamo lasciati con massimo rispetto senza nessun problema e lasciando anche la porta aperta per un ruolo nel club." E ancora: "Ringrazio Ottavio pubblicamente: è una persona importante per San Benedetto e tra noi il rapporto umano c’è ancora, al di là del calcio. In futuro? Potrebbe succedere qualsiasi cosa, perché nel calcio è così."
Riguardo al futuro del club, De Angelis ha espresso ambizione pur mantenendo i piedi per terra: "Questa squadra ha il potenziale per divertirsi e giocarsela con tutti: siamo ambiziosi, ma ovviamente il nostro obiettivo è quello di mantenere la categoria." L'arrivo di D'Alesio è visto come un mezzo per crescere ulteriormente: "Se poi riuscissimo a raggiungere posizioni più alte ancora meglio, ma questo non è il motivo per cui abbiamo chiamato D’Alesio."
Infine, il direttore sportivo ha respinto lo scetticismo generale che caratterizza l'ambiente, sottolineando come la qualità dei giovani in rosa sia un dato di fatto. "Lo scetticismo generale, che noto molto in questo ambiente, viene smentito dalle buone prestazioni della squadra. In ogni caso, noi non ci accontentiamo, vogliamo crescere."
Riguardo ai giovani, ha confermato il loro valore: "Al di là delle critiche posso confermare che i nostri giovani sono forti: se vengono a vederli ogni settimana vuol dire che sono giocatori ricercati e ben considerati." Ha minimizzato la questione dei giocatori in esubero, specialmente i più giovani: "Il problema di questa squadra non sono i giovani 2006: i rincalzi li hanno tutte le squadre, ma deve esserci un processo di crescita." Ha citato l'esempio di Lonardo: "Lonardo il primo anno alla Samb ha giocato una volta sola, poi è esploso nella stagione seguente," a testimonianza del fatto che la pazienza e il lavoro quotidiano sono la chiave per la crescita.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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