Si è tenuta nella suggestiva cornice della basilica mariana la conferenza stampa di presentazione dei nuovi quadri tecnici del Savoia, che si appresta ad affrontare il campionato professionistico di Serie C.

Il presidente Arcangelo Sessa ha voluto subito delineare la linea societaria, ricordando il percorso svolto negli ultimi anni e tracciando i confini economici e sportivi entro cui il club dovrà muoversi in questa nuova ed esaltante avventura.

«In questi tre anni eravamo a Volla e avevamo promesso che saremmo arrivati ai professionisti. Ci siamo riusciti lavorando con tenacia, sotto traccia, senza sentire le varie voci e le varie polemiche perché il senso di questa società è quello di dare i risultati con i fatti. Sicuramente non possiamo disattendere queste nostre aspettative e questi nostri impegni, abbiamo progettato con il segno di andare anche in altre piazze. Questa società oggi è abbastanza solida e strutturata».

«Quest'anno c'è qualcosa da dover rispettare perché c'è il salary cap. Noi come società siamo molto attenti per evitare di incorrere in sanzioni o penalizzazioni e dovremo seguire quello che la Lega quest'anno ha messo in piedi, cioè che noi potremmo spendere il cinquanta per cento del valore della produzione dell'anno scorso. Saremo molto attenti a non allontanarci da quelle che sono le regole, oggi qualsiasi presidente milionario potrebbe fare la squadra spendendo i soldi, ma purtroppo ci sono le regole che vanno rispettate».

«Oggi stiamo vivendo una bella realtà che non deve essere solo quotidiana, ma sarà proiettata nel futuro. Poiché abbiamo visto che come sponsor l'anno scorso non abbiamo avuto un grosso seguito, spero che quest'anno avremo un'affluenza in più del pubblico, specialmente per quanto riguarda i piccoli abbonamenti, così fate sentire alla società ulteriormente il vostro apporto e possiamo affrontare meglio questo discorso del salary cap. Spero che quest'anno la partenza sia diversa da quella dell'anno scorso, i tifosi del Savoia sono meravigliosi e sono fiducioso che correranno in massa ad abbonarsi».

La parola è poi passata al direttore generale Salvatore Romano, il quale ha voluto ringraziare la tifoseria per il calore dimostrato e ha voluto voltare definitivamente pagina rispetto ai fasti della passata stagione, concentrandosi esclusivamente sulle prossime sfide che attendono la compagine bianconera.

«Un ringraziamento va ai giornalisti ma soprattutto ai tifosi, che sono la parte più importante per noi. Abbiamo sempre avuto bisogno di loro l'anno scorso e ci hanno sempre sostenuto. Da poco abbiamo concluso un capitolo importante riportando la squadra in Lega Pro, però l'annata passata è un'annata che adesso bisogna accantonare perché dobbiamo pensare al futuro».

«Oggi c'è una nuova guida tecnica e c'è un nuovo direttore sportivo che già da oggi inizieranno a lavorare per questo, per un Savoia competitivo, attento e sicuramente con dei giovani importanti. Quello che dobbiamo fare quest'anno è sicuramente quello di lottare per mantenere in piedi questa categoria, guadagnandocela sul campo. Siamo convinti che faremo un ottimo lavoro, sempre nel rispetto della città e dei tifosi».

Grande curiosità c'era per le prime dichiarazioni del nuovo direttore sportivo Davide Mignemi, che ha posto l'accento sull'importanza del fattore umano, sull'umiltà necessaria per affrontare un girone storicamente complicato come il girone C di Serie C e sulla strategia da adottare sul mercato.

«Stamattina quando mi sono alzato per venire qua non vi nascondo che avevo un pizzico anche di emozione, ma mi è bastato scambiare qualche parola e qualche saluto con qualcuno di voi per sentirmi subito a casa. Se questo è il buongiorno, iniziamo molto bene, questo perché per me il gruppo è fondamentale. Il senso di famiglia che si deve creare è alla base della gestione, perché il calcio cambia in modo rapido ma i rapporti umani sono quelli che restano».

«Da oggi in poi facciamo tutti parte di una grande famiglia che è quella del Savoia, e difendere quello che abbiamo conquistato è sicuramente qualcosa di fondamentale. Sono un direttore che parla relativamente poco, do spazio al lavoro, a quello che metto in campo ogni giorno, alla mia competenza, al mio sudore e alla mia serietà. Questa è una piazza che ha storia, sacrificio e passione, tutti requisiti che mi hanno portato oggi ad essere qui».

«Quest'anno facciamo parte di un campionato professionistico, il girone C di Serie C è il campionato più tosto dei tre. È un girone composto da piazze importanti, da tradizioni e squadre che in passato hanno calcato anche campi superiori. La parola d'ordine che deve vigere da oggi è l'umiltà, dobbiamo essere umili e dobbiamo fare parlare il campo. Lavoreremo duro e cercheremo di mettere in campo tutta la nostra passione accanto alla città, perché quell'impianto di gioco deve diventare il nostro fortino e noi tutti saremo i soldati che ogni domenica dovranno cercare di tirare il meglio da ogni partita».

«La mia esperienza mi dice che se avremo questo spirito e questa umiltà ci possiamo prendere delle soddisfazioni. Sarà dura, è inutile nasconderlo, perché come tutte le neopromosse affrontiamo un campionato difficile, però anche se ci saranno momenti difficili, anche nei momenti peggiori noi dobbiamo essere i migliori. Sul mercato stiamo facendo delle valutazioni, lo stiamo facendo con serenità dando priorità alle caratteristiche che dobbiamo mettere a disposizione di mister Formisano. Non ho fretta, so che il mercato è lungo e dispendioso, dovremmo operare in maniera molto chirurgica. Non ho nessuna premura di consegnare la squadra pronta per l'inizio del ritiro, non sarà così perché non siamo una società che può aggredire il mercato, dobbiamo stare calmi e vigili».

Infine, ha preso la parola il nuovo allenatore Alessandro Formisano, il quale ha svelato un retroscena legato al suo passato e al legame con la dirigenza, per poi illustrare i cardini della sua filosofia calcistica e l'attitudine che pretenderà dai suoi uomini durante il torneo.

«La mia storia con il Savoia non inizia oggi, inizia un po' di anni fa, dove il presidente Nazario Matachione è stato uno dei primi che mi ha offerto una panchina di prima squadra quando ero ancora un allenatore della Primavera. È stato uno dei primi presidenti che ci ha visto lungo rispetto a quella che sarebbe stata la mia carriera degli ultimi anni. Ci rincontriamo a distanza di un po' di anni per un motivo molto semplice: venni a vedere una partita della poule scudetto in maniera totalmente casuale, una partita non fortunata per il Savoia, e andando via dallo stadio mi restò una sensazione forte».

«Al di là del sentimento di essere tornato a casa, essendo napoletano mi sento totalmente parte del vissuto, c'era uno spirito di lotta e di combattimento vero, puro e autentico. Questa è una società strutturata, che ha tutte le persone al posto giusto, una società che ha l'ambizione ma anche la capacità di sapere che bisogna sacrificarsi per portare a casa un risultato importante come la difesa di quello che di straordinario è stato fatto. Abbiamo l'entusiasmo e la voglia di viverlo soprattutto con i tifosi e con la gente di questa città, che vive in maniera viscerale e passionale questo sport».

«L'arrivare in questo momento al Savoia rappresenta un po' la chiusura di un cerchio rispetto a quelle che sono le ambizioni che ho io e quelle che deve avere questa piazza. Sono sicuro al cento per cento che noi insieme vivremo un anno fatto di sofferenza, ma che alla fine sarà incredibilmente entusiasmante. Vogliamo essere una matricola terribile, vogliamo dare fastidio a tutti e avere quel pizzico di sana follia per potercela giocare con tutti. Non avrebbe senso altrimenti iniziare un percorso, lo faremo con orgoglio perché vedere il nome del Savoia associato ad altre grandissime piazze fa venire i brividi, quindi vogliamo essere fastidiosi e vogliamo essere una matricola che può sorprendere».

«La mia idea di calcio deve trovare riscontro nelle caratteristiche dei calciatori che andiamo a incontrare e nella storia del club. Questa è una storia fatta di grande voglia di andarsi a prendere le partite con cattiveria e di andare a combattere fino all'ultimo minuto su tutti i campi. A prescindere dai concetti stilistici, i calciatori devono sudare la maglia e lottare per novantacinque o cento minuti, devono saper gestire i momenti di difficoltà e devono essere il riflesso di una piazza che ti spinge. Partiamo dalle caratteristiche umane e personali prima che tecnico-tattiche, poi non possiamo prescindere da grande fisicità, intensità e qualità negli ultimi metri».

«Dobbiamo capire gli uomini ai quali ci dobbiamo affidare, che devono lottare, gioire e morire calcisticamente con noi in campo. Prima l'uomo, poi il calciatore, questa è la mia filosofia. Lavoro, testa bassa, squadra dinamica e cattiva che corra per tutta la partita. Non vedrete mai una squadra che si accontenta o che difende bassa dal primo minuto, ma una squadra coraggiosa, con grande intelligenza ed equilibrio, che non si arrende all'avversario solo perché ha un nome diverso dal nostro. Proveremo a giocarci tutte le partite con grande orgoglio».

A margine della presentazione, il presidente Sessa è intervenuto nuovamente per fare chiarezza sulla delicata questione legata allo stadio e alla possibilità di disputare le prime gare interne lontano dalle mura amiche.

«Sullo stadio Giraud posso dirvi quello che so, le previsioni non le riusciamo a fare perché l'anno scorso avevamo lo stadio in un periodo a ridosso dell'inizio della preparazione. Adesso il commissario sta sollecitando la definizione dei lavori e sembrerebbe che stiano andando abbastanza veloci nel poterci consegnare il campo. Il terreno di gioco dovrebbe essere consegnato il quindici settembre, ma so che i lavori procedono speditamente e mi auguro che, se si anticipano, potrebbero consentirci di giocare già la prima giornata in casa».

«Abbiamo fatto richiesta alla Lega di poter giocare due giornate fuori casa proprio per evitare di doverci spostare. Come campo alternativo in casa abbiamo indicato il campo di Giugliano, e ringraziamo nuovamente l'amministrazione comunale, il sindaco e l'assessore allo sport che ci hanno dato la possibilità e il Prefetto di Napoli perché senza quella autorizzazione oggi il Savoia non si poteva iscrivere al campionato di Serie C. Non dipende dalla società, purtroppo sono fattori esterni. La speranza è quella di giocare già dalla prima giornata a Torre Annunziata, spero che non dovremo mai andare a Giugliano, ma nel caso in cui i lavori non dovessero finire in tempo ci si organizzerà per tutti coloro che dovranno venire».

Sezione: Serie C / Data: Mer 01 luglio 2026 alle 18:15
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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