Un caldo asfissiante (complice un guasto all'impianto di condizionamento), ma un entusiasmo che non si respirava da oltre un decennio. Si è aperta così la prima conferenza stampa stagionale del Barletta, che sancisce ufficialmente il ritorno del club nel calcio che conta. A tracciare le linee programmatiche della nuova annata è stato il presidente Marco Arturo Romano, vero e proprio mattatore dell'incontro, che ha toccato tutti i punti nevralgici del progetto biancorosso: dalle questioni burocratiche e infrastrutturali, fino al mercato e al settore giovanile.
Il presidente Romano ha voluto esordire ringraziando chi ha reso possibile questo traguardo, sottolineando la portata storica dell'evento: «Vorrei ringraziare tutte le persone che hanno collaborato con noi in questi due anni. Si sono chiusi due anni meravigliosi in cui abbiamo vinto due campionati, facendo dilettantismo ma con una proiezione verso il futuro. Oggi finalmente, dopo 11 lunghi anni, siamo in Serie C. Si apre una nuova parentesi che ci deve rendere orgogliosi di quello che abbiamo fatto e ci deve far guardare con ottimismo al futuro».
Uno dei passaggi più accalorati del presidente ha riguardato il cambio di normative tra i dilettanti e i professionisti, in particolar modo per l'accesso allo stadio dei bambini, tema che aveva sollevato qualche polemica in città: «Abbiamo iscritto la squadra e formalizzato tutta la documentazione per lo stadio. Sulle critiche per l'ingresso dei bambini, signori, dobbiamo renderci conto che entriamo in un altro mondo. Siamo passati dal dilettantismo al professionismo. Nei dilettanti i bambini fino a 14 anni entravano a caso, con le famiglie. In Serie C non si può fare: bisogna fornire i documenti, i bambini devono avere il posto a sedere e chi è più piccolo deve stare in braccio ai genitori. Non possiamo dire 'entrano tutti liberamente', creerebbe il caos. Abbiamo alzato la gratuità a 9 anni, una scelta che ha avuto rilevanza nazionale, ma all'ingresso servono i documenti d'identità e ogni domenica le forze dell'ordine faranno i controlli. Sono procedure che sembrano assurde ma che le altre società professionistiche applicano, e noi dobbiamo rispettarle. Se io vado in biglietteria e non mi danno il biglietto perché il posto è occupato dalla prelazione, come faccio ad assegnarlo a un bambino? Sono regole, non criticità».
Sul fronte infrastrutturale, Romano ha chiarito l'iter dei lavori necessari per l'adeguamento dell'impianto: «Abbiamo fatto fare un progetto per capire i lavori necessari. L'ipotesi iniziale di fare noi i lavori è svanita perché nel nostro oggetto sociale non abbiamo la manutenzione, per cui i lavori in base alla nostra progettazione verranno affidati direttamente dal Comune. Vista la scadenza del 16 agosto, abbiamo chiesto alla Lega se fosse possibile giocare la prima partita di Coppa fuori casa, magari a Barletta [conversione di campo, ndr], per avere qualche giorno in più per ultimare i lavori. Siamo sul pezzo, purtroppo ci sono i tempi tecnici».
Un pilastro fondamentale del nuovo Barletta sarà la linea verde. Romano ha annunciato una vera e propria rivoluzione meritocratica: «Quest'anno è nata una neonata Academy del Barletta Calcio, un settore non agonistico per esordienti, pulcini e primi calci. Vogliamo dare valore al vivaio, con l'auspicio che qualche ragazzino raggiunga la prima squadra. È un progetto che ha bisogno di tempo e pazienza. Abbiamo scelto figure serie e professionali: Andrea Carrozza come responsabile del settore giovanile e Giuseppe Lanotte come direttore tecnico. Vogliamo un modello organizzativo moderno basato sulla meritocrazia, una metodologia che nel settore giovanile vuole cambiare le cose. Le questioni economiche devono passare in secondo piano rispetto al merito e al valore educativo dello sport».
Infine, il presidente ha fatto il punto sulle strategie di mercato, avvertendo i tifosi sulle difficoltà di competere con le "corazzate" del girone, ma ribadendo la ferma volontà di costruire una squadra competitiva: «Stiamo seguendo la logica del calcio: partire dai giovani di valore. Abbiamo chiuso accordi con alcuni calciatori e ceduto altri a società di Serie A e B, il che ci inorgoglisce. Abbiamo dato la precedenza agli attaccanti perché a fine mercato è difficile trovarli, mentre per le altre posizioni prenderemo decisioni importanti a breve. Il nostro è un mercato tutto da fare, ma vi prego di avere pazienza.
I giocatori forti spesso aspettano la Serie B, noi ci confrontiamo con corazzate che spendono milioni di euro. Non possiamo prescindere dai giovani, dobbiamo fare il giusto mix tra giovani e anziani. Fare un calcio compatibile dal punto di vista finanziario è fondamentale. Se facessimo voli pindarici, l'anno prossimo dovremmo ricominciare da capo. Dobbiamo stare attenti al budget per fare in modo che la società possa andare avanti nel tempo».
Il messaggio è chiaro: l'entusiasmo della promozione deve ora fondersi con il rigore, l'organizzazione e la sostenibilità che la Serie C impone. Il Barletta è tornato, e vuole restarci a lungo.
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