Il panorama sportivo trapanese è scosso dalle pesanti dichiarazioni del suo massimo esponente, Valerio Antonini. Intervenuto ai microfoni di 'SiraPodcast', il presidente del Trapani ha tracciato un bilancio amaro e a tratti durissimo sulla situazione che coinvolge sia la sezione basket che quella calcistica.
Secondo il patron, il clima che si è generato attorno alla sua figura e ai suoi investimenti è il sintomo di un malessere profondo del sistema italiano, capace di passare con troppa leggerezza dall'idolatria per i successi al disprezzo nei momenti di crisi. Antonini ha rivendicato con forza il lavoro svolto per risollevare una piazza che, a suo dire, era stata ridotta in macerie da una gestione politica priva di lungimiranza e da una classe imprenditoriale locale che si era limitata a sopravvivere senza ambizioni.
I numeri citati dal presidente parlano di un impatto immediato e travolgente sul territorio, con due campionati vinti in un solo anno e record storici che hanno segnato la rinascita sportiva della città. Antonini ha ricordato con orgoglio i 94 punti ottenuti in Serie D, definendo la sua compagine come l'unico ostacolo che ha impedito a un avversario solido e serio come il Siracusa di Alessandro Ricci di centrare la promozione diretta. A questi traguardi sul campo si aggiunge il ritorno del basket nel massimo campionato dopo quasi quarant'anni di attesa, ma soprattutto un impegno economico personale che sfiora i 7 milioni di euro, utilizzati esclusivamente per riqualificare le infrastrutture cittadine senza ricorrere a finanziamenti pubblici. Proprio su questo punto, però, si è consumata la frattura più dolorosa: «Oggi le istituzioni locali vogliono portarmeli via con scuse puerili e banali», ha denunciato con amarezza il numero uno del club.
L'analisi del presidente si è poi estesa al rapporto complicato tra sport, politica ed economia nel contesto siciliano. Per Antonini, la mancanza di una visione istituzionale che riconosca lo sport come un potente motore economico è la causa principale delle attuali frizioni. Questo isolamento avrebbe favorito la nascita di ostilità, specialmente nel mondo del basket, dove l'arrivo di un progetto vincente al Sud avrebbe scardinato equilibri consolidati, portando a quelle che lui definisce "storture della giustizia sportiva". Tali dinamiche avrebbero condotto all'esclusione della squadra dalla Serie A, una decisione contro cui il club sta reagendo con fermezza: «Abbiamo segnalato con denuncia penale alla Procura della Repubblica e alla Guardia di Finanza la gravità degli atti compiuti dall’Agenzia delle Entrate di Trapani e dalla Procura federale», ha spiegato, dicendosi certo che i pareri legali raccolti porteranno a un ribaltamento della sentenza in tempi brevi.
Le ripercussioni di questo scontro istituzionale hanno colpito duramente anche il settore calcio, già gravato da una penalizzazione di 12 punti legata alla controversa vicenda dei crediti sportivi. Antonini ha ricostruito i dettagli di quello che considera un vero e proprio paradosso burocratico, emerso solo dopo la fine della scorsa stagione. Il presidente ha rivelato di essersi accorto di anomalie nei pagamenti fiscali verso la fine dell'anno precedente, sottolineando come la notifica dei crediti inesistenti sia arrivata solo a campionati conclusi, sospettando l'esistenza di un disegno più ampio volto a non turbare gli esiti sportivi di allora. La battaglia legale è ora approdata persino alla Corte di Giustizia Europea, con l'obiettivo di fare chiarezza su situazioni che il patron ritiene penalmente rilevanti.
Nonostante la gravità della situazione attuale, il presidente guarda con un briciolo di ottimismo alla prossima udienza presso il Tribunale Federale Nazionale. Supportato dalla linea difensiva dell'avvocato Paolo Rodella, Antonini si è detto convinto che non esistano i presupposti normativi per l'esclusione del Trapani Calcio dal campionato. Pur attendendosi qualche ulteriore punto di penalizzazione a causa del trattamento ricevuto finora, la sua speranza rimane quella di recuperare il terreno perduto nelle sedi civili per permettere alla squadra di disputare i playoff. Per questo motivo, ha chiesto ai calciatori di mantenere la massima concentrazione sul campo, isolandosi dalle vicende extra-sportive che stanno infiammando la piazza.
Il clima di tensione ha però travalicato i confini della critica sportiva, sfociando in episodi di intolleranza personale che Antonini ha condannato senza appello. Il riferimento è agli insulti rivolti alla sua famiglia e alle scritte apparse nei luoghi frequentati dai suoi figli, gesti definiti come espressioni di un tifo becero che nulla ha a che fare con la passione calcistica. «Ho speso troppi soldi per una città che non se li merita», ha dichiarato duramente, riferendosi anche ai gravi disordini avvenuti durante l'ultima partita casalinga, con l'uso di lacrimogeni e incendi a ridosso del campo. Il patron ha invocato l'intervento della Digos per allontanare definitivamente questi soggetti dagli impianti sportivi.
Infine, il presidente ha aperto una finestra sul futuro, confermando l'intenzione di lasciare la città una volta risolte le pendenze legali e recuperato il titolo del basket. Il fallimento del progetto di una cittadella dello sport da 170 milioni di euro, che avrebbe dovuto garantire centinaia di posti di lavoro, sembra essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Antonini ha accusato apertamente l'amministrazione comunale di aver ostacolato il piano per tutelare interessi locali, decretando di fatto la fine del suo legame con Trapani. «Voglio arrivare a fine anno, riavere il titolo di Serie A del basket e vendere tutto», ha concluso, ribadendo comunque la sua volontà di continuare a investire nel mondo dello sport, ma in una nuova realtà che offra stimoli diversi e maggiore collaborazione istituzionale.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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