Il sipario cala nel modo più doloroso sulla stagione della Triestina, che dopo il ko interno contro la Pro Vercelli vede sancito il verdetto matematico più amaro. Al termine della sfida, Giuseppe Marino è intervenuto in sala stampa per analizzare un pomeriggio che definisce senza mezzi termini come una giornata triste per l’intera piazza e per chiunque porti questi colori nel cuore.
L’analisi del tecnico parte da un primo tempo giocato abbondantemente sotto ritmo, un approccio che non ha convinto l'allenatore e che ha giustificato il parziale favorevole agli ospiti. Marino riconosce come lo svantaggio all'intervallo fosse meritato, pur sottolineando con rammarico come, ancora una volta, le reti subite siano nate da errori gratuiti commessi dai suoi stessi uomini.
«Abbiamo iniziato molto sotto ritmo e non mi è piaciuto, essere sotto nel punteggio all’intervallo l’ho trovato giusto, nonostante i due gol come sempre ce li siamo in pratica fatti da soli» ha ammesso il mister, evidenziando una fragilità difensiva che ha caratterizzato gran parte del cammino stagionale dei giuliani.
Nella ripresa, tuttavia, la squadra ha saputo cambiare marcia, mettendo alle corde la Pro Vercelli e sfiorando concretamente la rimonta. Nel momento di massima spinta, sul punteggio di 2-1, la sensazione era quella di una Triestina superiore e pronta a riprendere in mano il match, prima che un nuovo episodio negativo regalasse il doppio vantaggio agli avversari.
Nonostante il colpo psicologico durissimo, la reazione non è mancata, portando a diverse occasioni sprecate sottoporta che gridano vendetta. Marino cita esplicitamente le palle gol capitate a Faggioli e D’Urso, momenti che avrebbero potuto riscrivere la storia della partita e forse ritardare la sentenza definitiva.
«Purtroppo anni come questi sono balordi, brutti, dove tutto gira male; pronti-via abbiamo perso l’ennesimo difensore per infortunio, stavolta D’Amore, dovendo adattare Tonetto come braccetto» ha spiegato l'allenatore, rimarcando come l'emergenza continua abbia costretto il gruppo a soluzioni di ripiego per tutto l'anno.
Il tecnico ha poi voluto difendere con forza il lavoro svolto dai suoi calciatori, respingendo le critiche eccessive e ricordando che, nonostante una rosa costruita con evidenti limiti strutturali e le difficoltà legate alla penalizzazione, il bottino di punti conquistato sul campo non è affatto trascurabile.
Marino ha rivendicato con orgoglio l'impegno profuso da un gruppo che, a suo dire, non ha mai mollato la presa. La scelta di chiudere la gara con sette elementi a trazione anteriore testimonia la volontà di lottare fino all'ultimo secondo, in coerenza con un percorso che il mister definisce di totale sacrificio.
«Noi di punti ne abbiamo fatti ventotto, non cinque, sappiamo che ci sono dei limiti in questa rosa, ma nonostante le difficoltà questo gruppo ha dato il massimo sempre» ha puntualizzato con fermezza, cercando di dare il giusto valore ai meriti sportivi pur in un contesto di profonda amarezza collettiva.
Il verdetto matematico rappresenta un punto di rottura doloroso, un momento che lo staff e i giocatori speravano di rimandare il più possibile. C’è la consapevolezza che, tra infortuni cronici ed episodi contrari, la stagione sia stata una vera e propria scalata controvento, terminata oggi nel modo più severo.
«Oggi visto il verdetto matematico non può che essere un giorno triste per la storia della Triestina, per noi e per tutti quelli che a questa maglia tengono» ha concluso Marino, ribadendo che la squadra ha messo l'anima per onorare il campionato fino alla fine, accettando ora con dignità un destino che appariva ormai segnato.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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