Il patron del Benevento, Oreste Vigorito, ha espresso tutta la sua emozione per il traguardo raggiunto, ripercorrendo le tappe di un rilancio iniziato dopo momenti bui: «Siamo arrivati alla conclusione di un percorso che avevamo tracciato subito dopo quelle due retrocessioni amare che hanno fatto soffrire tutti quanti. In conferenza stampa ebbi modo di dichiarare che ci sarebbero voluti tre anni per risalire e così è stato».
«C’è una gioia immensa, non soltanto per aver vinto il campionato, ma perché lo abbiamo fatto con estremo garbo, trionfando per la prima volta lontano dalle mura amiche. Questa squadra ha vinto perché è stata costruita con cura, grazie all’apporto fondamentale di Auteri, di Carli e del lavoro iniziato dai match analyst già nella passata stagione».
Secondo il numero uno del club, la chiave del successo risiede nel rigore gestionale e nel rispetto delle dinamiche sportive: «Il successo si è basato sull’applicazione di misure severe all’interno di una società dove spesso tutto sembra lecito, ma il calcio possiede le sue regole precise che vanno necessariamente onorate».
«Anche la prospettiva futura appare decisamente meno grigia potendo contare su questo zoccolo duro di calciatori. Se dopo vent'anni siamo ancora qui a vincere, è un dato che va sottolineato con forza, perché significa che alla base c’è stata una reale programmazione. Uscire da questo inferno della Lega Pro non è affatto semplice: l'obiettivo ora è provare a non tornarci mai più».
Analizzando la sfida decisiva, il Presidente ha ammesso la tensione vissuta durante i novanta minuti: «Ero al corrente che il Catania stesse vincendo, poi ho saputo del loro vantaggio per due a uno. Sul terreno di gioco vedevo due formazioni che avevano il timore di scoprirsi troppo; non è stata una grande partita né da parte nostra né da parte loro, ma queste sfide si decidono sempre sugli episodi».
«Il sindaco mi faceva notare che a Picerno mancavano solo due minuti alla fine, io gli ho risposto che a me mancavano due minuti per continuare a vivere. Il Picerno ci ha sottratto ben quattro punti tra la gara d'andata e quella di ritorno, confermando che il girone C è assolutamente indecifrabile».
Un passaggio commosso è stato dedicato alla partecipazione emotiva di tutto l'ambiente: «Se oggi piangiamo per la gioia, sappiate che sono esattamente le stesse lacrime che si versano per il dolore. La differenza è che si ha avuto il coraggio di metterle in campo. Desidero ringraziare profondamente tutti: il capitano, il suo vice, i ragazzi e Floro Flores, che è stata la vera scommessa del Benevento Calcio».
«Si è trattato di una scommessa condivisa da ogni componente del club. Forse nemmeno lui si è ancora reso conto pienamente di aver vinto il campionato, lo vedo quasi tramortito dall'emozione. Su Pierozzi ho sempre il dubbio ironico che si scambi con il fratello: lui va in una società, vince il titolo e poi lo lasciano libero; non so se sia ancora sul pullman o se lo abbiano già svincolato».
Infine, un plauso va alla tifoseria che ha saputo attendere il momento del riscatto: «Questi vent'anni non sono passati invano. Abbiamo avuto un apporto straordinario dal pubblico, che nomino raramente, ma una campagna acquisti capace di stuzzicare la curiosità ha portato al record di abbonamenti. La gente sugli spalti ha avuto la pazienza necessaria nei momenti di difficoltà».
«Il timoniere non è mai mancato, bisogna sempre avere fede nella vita. È stata un'annata magnifica in cui si sono allineati tutti gli astri. Sono stati tanti i fattori determinanti, dai protagonisti del 2016 che sono tornati, alla crescita del direttore sportivo, fino al nostro club manager che ha coordinato tutto il comparto amministrativo dietro le quinte. La gente ha finalmente messo da parte ogni dissapore».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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