C'è una regola non scritta nel calcio di provincia, specialmente in quel tritacarne tattico e fisico che è il Girone A di Serie C: il talento, da solo, non basta. Serve la polvere, serve il sudore, serve la capacità di prendere calci e rialzarsi. Jacopo Desogus, fino a qualche mese fa, era considerato da molti l'ennesimo "fantasista bello a metà". Uno di quelli che accarezza il pallone, certo, ma che scompare quando il gioco si fa duro.

Oggi, guardando la classifica dell'AlbinoLeffe – nono posto a 17 punti, in piena bagarre playoff e col fiato sul collo dell'Ospitaletto – la narrativa è stata letteralmente ribaltata. E il merito è proprio del numero 70, diventato improvvisamente il padrone assoluto della trequarti bluceleste.


Ciò che i nostri colleghi spesso omettono di sottolineare è come Desogus stia dominando. Marco Zaffaroni non è un tecnico noto per lasciare la briglia sciolta ai trequartisti anarchici. Il suo calcio è fatto di equilibri, di coperture preventive, di scacchiere rigide in cui ognuno deve fare il suo. Eppure, l'allenatore ha capito una cosa fondamentale: in una squadra solida, serve un grimaldello.

Desogus è quel grimaldello. Non è un caso che l'AlbinoLeffe si sia trasformato da squadra operaia a macchina da gol e spettacolo. Il 5-3 pirotecnico contro la Juventus Next Gen non è stata un'anomalia, ma la "Sliding Door" della stagione. In quella gara, con gli assist al bacio per Simone Sassi e Sevo Ciko, l'ex Cagliari ha capito di poter essere non solo un rifinitore, ma un leader tecnico. Da lì in poi, i numeri sono da capogiro: tra Alcione, Cittadella, Lumezzane e il recente 3-2 alla Pergolettese, il classe 2002 ha messo a referto la bellezza di 4 gol e 3 assist in pochissime partite. Ha smesso di specchiarsi, ha iniziato a incidere.


A 24 anni, il treno del grande calcio fa suonare la sua sirena per l'ultima volta, prima di condannarti all'eterno purgatorio della terza serie. Il percorso di Desogus racconta proprio questa urgenza.

Cresciuto nel vivaio del Cagliari con l'etichetta del predestinato, ha dovuto fare i conti con la dura realtà. Pescara e Gubbio sono state palestre di vita, il Cittadella in Serie B un'illusione (23 presenze e un solo gol due anni fa, sparito dai radar l'anno scorso). Poi, la scelta di fare un passo indietro per farne due avanti: il prestito alla Pro Patria lo scorso anno (5 gol in sei mesi) è stato il defibrillatore della sua carriera.

Oggi a Zanica vediamo un giocatore nuovo. Desogus non cade più al primo contrasto. Cerca la palla, si abbassa per cucire il gioco, strappa palla al piede con una progressione che in questa categoria hanno in pochissimi, e soprattutto ha trovato la porta con una continuità disarmante. È a un solo gol dal suo record personale, ma la sensazione è che il pallottoliere si aggiornerà ancora molto.


La domanda, a questo punto, sorge spontanea: un Desogus così, che abbina la visione di gioco palla a terra a una ritrovata concretezza sotto porta, quanto può restare in Serie C? L'AlbinoLeffe si gode il suo gioiello e sogna in grande. I blucelesti hanno trovato il loro prestigiatore, e finché il numero 70 continuerà a tirare fuori conigli dal cilindro, vietare i voli pindarici a questa squadra sarebbe un delitto.

I tifosi si stropicciano gli occhi: andate a vedervi la sintesi dell'ultima partita contro la Pergolettese. Un gol, un assist e un senso di onnipotenza calcistica. La Serie C ha trovato il suo nuovo re, e stavolta, porta il numero 70.

Sezione: Serie C / Data: Gio 05 novembre 2026 alle 09:15
Autore: Cristo Ludovico Papa
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