C’è un momento preciso in cui una squadra smette di essere una "mina vagante" e diventa una corazzata. Per la Nuova Igea Virtus, quel momento potrebbe essere stato il fischio finale al “Tomaselli” di Caltanissetta. Perché uscire indenni dalla tana della Nissa, in una gara spigolosa, nervosa, dove i palloni spariscono magicamente per minuti interi (salvo ricomparire nel finale) e l’aria si fa pesante, significa una cosa sola: maturità.
Quello strappato dai giallorossi non è un semplice punticino da muovere in classifica. È un messaggio recapitato alle dirette concorrenti: Savoia, Athletic Palermo, Reggina. L’Igea c’è, sa soffrire, sa prendere colpi e, soprattutto, sa colpire quando conta.
Se il collettivo è il motore, Boubacar Samake è la benzina super. I numeri non mentono e quelli del maliano iniziano a fare paura: 17 centri in 23 presenze. Una media spaventosa, da categoria superiore. Mentre gli altri discutono, lui segna. L’azione del pareggio è un manifesto calcistico: la garra di Vacca nel recupero, la lucidità di Mascari, l’istinto omicida di Samake.
"Il gol è di tutti", dice lui con l'umiltà dei grandi leader a Casa Igea Tv. Verissimo, il gruppo è granitico. Ma avere un terminale offensivo che punta dichiaratamente a sfondare il muro dei 20 gol con ancora 8 giornate da giocare, è il lusso che può fare la differenza tra un campionato ottimo e un campionato storico. Samake non si nasconde, e con lui non si nasconde più nemmeno il Presidente: la Serie C non è una parola tabù, ma un orizzonte concreto.
La classifica è un thriller: 50 punti, vetta condivisa, margini d'errore azzerati. L'equilibrio è totale, ma l'inerzia psicologica sembra pendere dalla parte dei barcellonesi. Perché? Perché l'Igea sembra avere quella leggerezza mentale che manca a chi ha l'obbligo di vincere. Loro corrono, si divertono, si sacrificano. E chi entra dalla panchina morde il campo come se fosse titolare inamovibile.
Ma c'è un altro aspetto che rende questa stagione speciale, forse irripetibile. L'Igea Virtus sta vincendo anche fuori dal rettangolo verde, ricucendo uno strappo d'amore con la città e la sua storia.
Mentre la squadra lotta nel fango, la società coltiva il futuro e la memoria. L'iniziativa di lunedì al “D’Alcontres Barone” – con la raccolta giochi per il reparto pediatrico del “Fogliani” di Milazzo – e la riscoperta delle radici con il libro sul "Marchese D’Alcontres" del prof. Lanzellotti, ci dicono che questa non è solo una squadra di calcio. È un patrimonio sociale.
Barcellona si sta stringendo attorno ai suoi ragazzi. C'è il bomber implacabile, c'è la difesa di ferro, ma c'è soprattutto un cuore che batte all'unisono con la tifoseria. Se la Nissa ha provato a nascondere i palloni, l'Igea ha risposto mostrandogli il calcio. E ora, con 8 finali davanti, vietato svegliarsi dal sogno.
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