Se cercate la pace, andate in un monastero, non nel Girone H di Serie D. Qui, nel raggruppamento più sanguigno e imprevedibile d'Italia, la classifica di marzo non è una graduatoria: è un bollettino di guerra.
Basta guardare i numeri per sentire i brividi lungo la schiena. La Fidelis Andria, blasone da professionismo e ambizioni mai nascoste, si ritrova decima a
34 punti. Sembra una posizione di comodo, vero? Errore fatale. Perché voltandosi indietro, l'abisso è lì, a un soffio: il Francavilla, tredicesimo e oggi virtualmente ai playout, è a quota 31.
Tre punti. Una sola vittoria di distanza tra la salvezza e l'incubo. La sconfitta rocambolesca di Nardò (3-2) non ha solo tolto punti alla Fidelis, ha tolto certezze. Ha scoperchiato il vaso di Pandora di una bassa classifica che è una tonnara. Heraclea, Manfredonia, Real Normanna, Sarnese, Ferrandina: sono tutte lì, ammassate in un fazzoletto, pronte a sbranarsi per un posto al sole.
Non c'è via di fuga: le squadre di metà classifica non riescono a scappare, quelle dietro non mollano di un centimetro. Il risultato è un mucchio selvaggio dove chi si ferma è perduto. E in piazze calde come quelle pugliesi, campane e lucane, la pressione della piazza può diventare il dodicesimo uomo in campo o il peggior nemico.
Ma c'è un mostro ancora più spaventoso che si aggira tra le scrivanie dei direttori sportivi: il regolamento. Non basta evitare l'ultimo posto, bisogna pregare che il distacco non si dilati.
La regola è spietata: se tra la 13ª e la 16ª (o tra la 14ª e la 15ª) ci sono 8 o più punti di distacco, il playout non si gioca. Si retrocede direttamente, senza appello, senza supplementari, senza l'ultima spiaggia dello scontro diretto.
È questa la vera "tagliola" che toglie il sonno. Una serie negativa di due o tre partite non ti manda solo ai playout, rischia di spedirti in Eccellenza senza nemmeno farti giocare. Ecco perché accontentarsi di un pareggio, oggi, è un lusso che nessuno può permettersi.
Il calendario, beffardo, serve subito il piatto forte. Il prossimo turno non è una partita, è uno spartiacque: Fidelis Andria contro Heraclea. Due punti di differenza in classifica, stessa paura, stessa urgenza. Chi vince prende una boccata d'ossigeno vitale e forse spinge l'avversario verso il baratro. Chi perde rischia di entrare in quel vortice psicologico da cui è difficilissimo uscire.
Nel Girone H non esistono partite banali, ma questa ha il sapore della finale anticipata. Andria chiama a raccolta i suoi tifosi: non è più tempo di guardare alla promozione, ora bisogna salvare la pelle. E in questo girone, la pelle si vende carissima.
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