Il tecnico del Messina, Vincenzo Feola, ha analizzato con fermezza il momento critico della formazione giallorossa alla vigilia del delicato confronto casalingo contro la Gelbison. L'allenatore ha voluto fare il punto della situazione partendo dalle basi di una stagione nata tra mille incertezze societarie.
La gestione attuale si sta concentrando su un doppio binario, che vede il lavoro tattico sul campo affiancato a un'importante opera di ricostruzione psicologica del gruppo, apparso provato dalle recenti sei giornate senza successi.
«Sto lavorando sia sulla testa sia per quanto concerne il lavoro in campo che è fondamentale, con l’organizzazione e le idee», ha spiegato il mister, ricordando come la squadra sia partita da zero in estate rischiando addirittura di non iscriversi.
La pesante penalizzazione iniziale di quattordici punti, paradossalmente, aveva inizialmente favorito un clima di spensieratezza, poiché il gruppo giocava senza la pressione del risultato obbligatorio, spinto solo dall'entusiasmo.
Oggi, invece, il peso della maglia e del blasone storico del club si fa sentire maggiormente, proprio mentre la salvezza, che sembrava un miraggio lontano mesi fa, è diventata un obiettivo alla portata dei siciliani.
«A sei gare dal termine siamo in corsa per una salvezza che pareva impossibile, nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul Messina e sfido chiunque a dire il contrario», ha ribadito Feola con orgoglio.
L'allenatore campano ha recriminato per una sorte avversa che, nelle ultime uscite, ha voltato le spalle ai suoi ragazzi, citando i legni colpiti che avrebbero potuto cambiare radicalmente il volto della classifica attuale.
Nelle valutazioni del tecnico, i giudizi non dovrebbero essere condizionati esclusivamente dal tabellino finale, poiché la tenuta della squadra sul piano del gioco non è mai venuta meno, indipendentemente dal valore dell'avversario.
«Da quando ci sono io nessuna squadra ci ha messo sotto», ha sottolineato con forza Feola, ripercorrendo gli episodi chiave dei match contro Reggina, Sambiase, Favara, Nissa e la recente trasferta di Vibo Valentia.
In ogni occasione, secondo il mister, il Messina ha prodotto tre o quattro palle gol nitide per chiudere o rimettere in piedi le partite, venendo però punito da singoli episodi sfortunati o da una scarsa concretezza sotto porta.
Lo stress fisico e mentale accumulato in otto mesi di tensioni costanti sta iniziando a pesare sulle gambe dei calciatori, ma l'allenatore ha assicurato di vedere un gruppo ancora estremamente vivo e partecipe alla causa.
Il clima di pessimismo che circonda l'ambiente non piace a Feola, il quale rifiuta categoricamente l'etichetta di squadra già retrocessa o di ultima spiaggia anticipata, invitando tutti alla coesione fino all'ultimo secondo utile.
«Ci sta girando male ma fino all’ultimo secondo dell’ultima partita, finché la matematica non ci condanna, abbiamo il dovere di salvare il Messina», ha dichiarato con fermezza chiedendo un approccio più propositivo.
Per quanto riguarda le scelte tecniche, in particolare l'impiego del capocannoniere Roseti, il tecnico ha chiarito che ogni decisione è dettata dalla ricerca di un equilibrio tattico che deve tenere conto anche della regola degli under.
Nessun nome è intoccabile e la rotazione tra campo, panchina e tribuna è parte di un processo meritocratico basato sulla condizione atletica del momento e sulle caratteristiche specifiche della formazione avversaria da affrontare.
«Per me non conta il nome, gioca chi è funzionale al bene del Messina. Abbiamo diversi attaccanti importanti ma non possono giocare tutti, c’è bisogno di equilibrio», ha concluso l'allenatore richiamando l'attenzione sulla solidità collettiva.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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