Giovedì 2 aprile, tra le 15 e le 17 del pomeriggio, sul rettangolo verde andrà in scena un confronto che ha tutto il sapore di un appuntamento con la storia e con i sentimenti. Lentigione contro Sasso Marconi non sarà una gara qualunque: sarà il ritorno di Ivan Pedrelli allo stadio Carbonchi, questa volta però dalla parte opposta della barricata, con la panchina del Lentigione di fronte a quella occupata dal suo amico e un tempo collaboratore Carlo Alberto Bertone.
I due allenatori faranno di tutto per minimizzare, per dire che si tratta di una partita uguale alle altre. Ma la verità è ben diversa. Il calcio, questa strana e affascinante metafora della vita, riserva incontri che vanno oltre il risultato, che mescolano professionalità e sentimento, ambizione sportiva e legami umani.
Per Ivan Pedrelli, quello di giovedì sarà il primo ritorno al Carbonchi da quando siede su una panchina da allenatore. Un ritorno carico di significati, perché a Sasso Marconi Pedrelli non è stato un semplice protagonista di passaggio: è stato, e per molti resta tuttora, una bandiera indelebile della società gialloblu.
Il suo legame con questi colori affonda le radici in quasi un ventennio di carriera professionistica come calciatore, durante il quale ha avuto modo di confrontarsi con grandi maestri. A Sasso è stato capitano indomito in campo, trascinatore e punto di riferimento. Poi ha guidato la Juniores e infine ha preso in mano la prima squadra, portandola alla salvezza in Serie D alla sua prima esperienza da allenatore, in un campionato complicato e prestigioso come il cosiddetto "Campionato D'Italia".
Grintoso, coriaceo, idealista: Pedrelli rappresenta un perfetto equilibrio tra aspetto tattico e capacità motivazionale. Ancora oggi i suoi figli militano nelle giovanili gialloblu e lui stesso non manca, ogni possibile lunedì, di fare visita al suo amato Carbonchi, mantenendo vivo quel legame profondo che il tempo e la distanza non hanno scalfito.
Dall'altra parte ci sarà Carlo Alberto Bertone, l'uomo che è stato il vice di Pedrelli in un'annata memorabile per il Sasso Marconi, quella stagione che ha fatto sognare tifosi e addetti ai lavori. Nella prima metà del girone di andata, la squadra delle "frecce nere" – con giocatori come Abi, Puma, Deme e Yaya Jassey, la "Pantera del Reno" – ha infiammato il Carbonchi e strappato applausi a scena aperta in stadi prestigiosi come il Benelli e il Garilli.
Ivan e Carlo Alberto sono stati, in quella esperienza, uno la costola dell'altro. Gemelli diversi, come li si potrebbe definire: per Pedrelli, Bertone rappresentava il perfetto contrappeso, il contraltare ideale. Quando poi Carlo Alberto ha lasciato la società, Ivan ha accusato il colpo, perdendo momentaneamente alcuni punti di riferimento essenziali.
Bertone ha fatto del calcio prima una passione, poi anche una professione e fonte di sostentamento. Profondo conoscitore della Serie D e dei calciatori che vi militano, ha vissuto esperienze in diverse realtà del campionato, trovandosi in perfetta sintonia con Pedrelli in un rapporto fatto di confronto costante, competenza tecnica, rispetto reciproco e bonarie prese in giro. Un sodalizio che ha prodotto tanto lavoro eccellente, culminato in vittorie storiche per la maglia del Sasso Marconi.
Dopo aver salvato il Sasso, Pedrelli ha colto l'occasione Lentigione, l'ennesima scommessa che si è rivelata vincente. Ha trovato una società ambiziosa, strutturata e con disponibilità economica, intraprendendo un cammino che a sei giornate dal termine vede la squadra lottare per il sogno Lega Pro, o Serie C come molti preferiscono chiamarla.
Bertone, dal canto suo, ha intrapreso una strada che lo ha portato lontano. Ma il destino, imprevedibile e inatteso, lo ha ricondotto proprio qui, offrendogli un appuntamento romantico quanto singolare: ritrovarsi di fronte al suo amico ed ex capo allenatore, ma questa volta sulle panchine opposte.
Non sarà una gara amichevole. In palio ci sono "due scudetti in una partita", come si usa dire quando la posta in gioco è alta per entrambe le contendenti. Solo per novanta minuti i due tecnici dimenticheranno cosa sono e cosa sono stati l'uno per l'altro, abbracciandosi prima e dopo la partita ma combattendo senza esclusione di colpi durante il match, da veri amici e da veri uomini di calcio, ma sempre con lealtà.
Da una parte la storica promozione per cui lotta il Lentigione, dall'altra un'altra storica salvezza per il Sasso Marconi. Due obiettivi diversi ma ugualmente importanti, che rendono questa sfida ancora più carica di significato e di tensione agonistica.
Il calcio riserva percorsi strani e meravigliosi alle passioni e agli affetti. E giovedì pomeriggio, sul campo del Carbonchi, andrà in scena uno di questi capitoli speciali, dove l'amicizia si inchina temporaneamente di fronte al dovere professionale, ma senza mai spezzarsi. Un match che, aldilà del risultato finale, resterà impresso nella memoria di chi lo vivrà dall'interno e di chi lo osserverà da fuori, consapevole che certi legami vanno oltre i novanta minuti e i tre punti in palio.
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