La Direzione Investigativa Antimafia di Roma ha eseguito questa mattina un'ordinanza cautelare nei confronti di nove persone accusate di aver messo in atto un complesso sistema estorsivo ai danni di un imprenditore edile di Pomezia. L'operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma, ha portato all'arresto di sei persone (tre delle quali già detenute per l'operazione "Assedio"), mentre due sono finite agli arresti domiciliari e una è stata sottoposta all'obbligo di presentazione alle forze dell'ordine.
Al centro dell'inchiesta c'è la figura di Emanuele Rossi, titolare della Rossi Costruzioni Edili s.r.l., che secondo l'accusa sarebbe stato costretto "con violenza e minaccia" a cedere tre unità immobiliari di un complesso edilizio situato in via del Mare a Pomezia "a prezzi inferiori a quelli di mercato per un valore corrispondente a circa 300.000 Euro".
Le indagini, sviluppatesi come stralcio dell'operazione "Assedio" avviata nel 2018, hanno rivelato l'esistenza di due gruppi criminali apparentemente contrapposti ma in realtà alleati. Da una parte esponenti legati alla mafia siciliana, dall'altra rappresentanti della criminalità organizzata romana. Il primo gruppo offriva "protezione" all'imprenditore, vittima di gravi minacce di morte rivolte anche ai familiari e di numerosi colpi d'arma da fuoco contro il cantiere del complesso immobiliare in costruzione, perpetrati dal gruppo romano.
Tra gli arrestati figurano nomi di spicco del panorama criminale romano e siciliano. Il gruppo siciliano è rappresentato da Francesco Mario Dimino (58 anni), Gaetano Mirabella (74 anni) e Luigi Montegrande (65 anni). Quest'ultimo, in particolare, sarebbe stato presentato alla vittima come l'unico in grado di mediare con gli altri estorsori.
Gaetano Mirabella vanta un passato criminale di tutto rispetto: negli anni Settanta fu componente dell'organizzazione di Francis Turatello, detto "Faccia d'Angelo", successivamente assassinato in carcere. Dopo la morte del boss, il sodalizio si divise e Mirabella guidò uno dei due tronconi insieme al fratello. Nel 2020 è stato raggiunto da un'ordinanza per associazione mafiosa e risulta affiliato al clan di Cosa Nostra "Santapaola-Ercolano".
Il gruppo romano è capeggiato da Antonio Nicoletti, detto "Tony" (62 anni), figlio di Enrico Nicoletti, storico cassiere della Banda della Magliana. Insieme a lui sono finiti in manette Pasquale Lombardi (69 anni), originario di Sezze, e Roberto Fiorini (61 anni), originario di Alatri, che non ha esitato a minacciare la vittima rivelandogli i suoi rapporti con i Casamonica e la condanna a 20 anni per omicidio.
Coinvolto un presidente di Serie D
Particolare attenzione merita la figura di Valter Valle, 60 anni, ex poliziotto e presidente della società di calcio Unipomezia 1938, club neopromosso in Serie D. Valle, titolare della società di vigilanza Angel Sat Vigilanza srl, è finito agli arresti domiciliari per il suo ruolo nell'estorsione. Secondo l'accusa, avrebbe invitato Rossi a cedere alle minacce, convincendolo a "lasciare andare gli immobili e a sponsorizzare le squadre sportive di basket e calcio a 5".
L'imprenditore sarebbe stato infatti costretto a sottoscrivere due contratti di sponsorizzazione per un valore complessivo di 100mila euro: 30mila euro per la ASD Unifortitudo Basket Pomezia e 70mila euro per l'Unipomezia Calcio a Cinque, sponsorizzazioni che, secondo gli inquirenti, "stanno a cuore" a Tony Nicoletti.
Una spirale di violenza iniziata nel 2016
La vicenda affonda le radici nel 2016, quando Bruno Rea (oggi 86enne, finito agli arresti domiciliari) e Ezio Pascucci (successivamente deceduto) sottoscrissero un contratto con la Rossi Costruzioni per l'acquisto di un complesso immobiliare. Il mancato pagamento portò Rossi a intentare causa civile, scatenando la reazione violenta dei due. Rea si rese protagonista di minacce agghiaccianti: "Vengo dentro casa tua, prima ammazzo i tuoi figli, poi sgozzo tua moglie che morirà lentamente e poi ti guarderà morire lentamente".
Il 4 luglio 2019 la situazione precipitò con un attentato al complesso immobiliare: colpi d'arma da fuoco danneggiarono le vetrate dell'edificio. Sei giorni dopo, il 10 luglio, i mandanti rivendicarono l'azione con Rossi: "Se non hai capito bene e se le persone che ti abbiamo mandato prima di noi non sono state chiare, sappi che sarò chiaro io ora. Tu il cantiere lo stai finendo e a noi ci devi pagare o in soldi o in immobili".
L'intervento dei siciliani
Nel frattempo si inserirono nella vicenda i siciliani Mirabella e Montegrande, supportati da Fiorini e con la mediazione di Dimino. Nel luglio 2018, il gruppo manifestò l'intenzione di costringere Rossi a cedere gli appartamenti a prezzi scontati, sostenendo che le famiglie mafiose di Catania volevano recuperare 600mila euro precedentemente consegnati a Pascucci per l'investimento.
L'imprenditore si trovò così stretto in una morsa sempre più serrata, con Lombardi e Nicoletti che si presentavano come garanti della sua sicurezza, mentre in realtà partecipavano al disegno estorsivo.
Le indagini e il processo
L'inchiesta si è sviluppata grazie alle denunce dello stesso imprenditore e al lavoro investigativo della DIA, che ha raccolto elementi probatori attraverso intercettazioni e testimonianze. Il procedimento risulta in parte già definito in primo grado con rito abbreviato, mentre per altri imputati è ancora in corso, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.
L'operazione rappresenta un ulteriore tassello della maxi-inchiesta "Assedio", che aveva già portato allo scioglimento del Comune di Aprilia e continua a fare luce sui collegamenti tra criminalità organizzata siciliana e romana nel territorio laziale, dimostrando come questi sodalizi siano in grado di collaborare per massimizzare i profitti illeciti a danno di imprenditori e cittadini.
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