La vigilia della sfida playoff tra Nissa e Reggina si apre in un clima denso di tensioni, incertezze societarie e un pizzico di amarezza per un obiettivo stagionale sfuggito sul campo. Il tecnico degli amaranto, Alfio Torrisi, non nasconde le difficoltà del momento e analizza con estrema lucidità sia la gara imminente sia la complessa situazione che sta avvolgendo l'ambiente reggino, tra contestazioni della tifoseria e voci sempre più insistenti sul futuro del club.
«Sicuramente affrontiamo una squadra che tiene tanto a questa competizione tiene tanto a finire bene davanti al loro pubblico» ha esordito l'allenatore in conferenza stampa, tracciando un netto parallelo con i rivali. «Affrontiamo la Nissa, gli investimenti per questo girone, una squadra importante, una squadra che è stata costruita per vincere il campionato con giocatori di talento, giocatori che lo dicono anche i numeri di questa stagione nel reparto offensivo hanno fatto qualcosa di veramente importante con una piazza a seguito che è entusiasta del percorso che ha fatto la loro squadra».
Il contrasto con lo stato d'animo della compagine calabrese appare evidente e profondo nelle parole del mister. «Sicuramente il nostro è un mood totalmente diverso perché penso che nessuno di noi voleva giocare questi playoff. L'ambiente non è nei migliori, purtroppo andremo lì senza i nostri tifosi che sono stati fondamentali nel nostro percorso e questo dimostra quanto per la piazza di Reggio sia importante questa partita. Noi comunque dobbiamo andare lì per la nostra dignità, per la nostra professionalità, per quello che abbiamo fatto in quest'altra settimana, dobbiamo cercare di finire bene».
La Reggina si troverà a rincorrere sul campo avversario, in una posizione di svantaggio che costringerà i calciatori a gettare il cuore oltre l'ostacolo. «Non partiamo con il favore del pronostico, abbiamo un risultato solo a favore però andiamo lì a cercare di fare una prestazione che rispecchi quello che abbiamo fatto durante la nostra stagione» ha spiegato Torrisi, respingendo l'idea che l'esito di una singola partita possa azzerare il valore di un cammino intrapreso con determinazione.
«Non penso che possa determinare il risultato di questa gara se la Reggina è la più forte del girone o meno» ha tenuto a precisare il tecnico amaranto. «Noi abbiamo avuto la miglior media punti di tutti da quando abbiamo iniziato il percorso insieme ai ragazzi, nessuno ha fatto meglio di noi, 2,32 abbiamo finito di media punti e non va considerata la partita di Palermo, e abbiamo la miglior difesa, abbiamo recordato. Quindi abbiamo dimostrato che qualcosa di importante si è fatta, non è adesso la partita che possa secondo me determinare se la Reggina è la squadra più forte o meno».
Il tecnico ha poi voluto rendere l'onore delle armi a chi ha conquistato la promozione diretta. «Una squadra forte che comunque ha fatto un percorso importante che non ha portato poi alla fine a completare una grandissima rimonta, io penso che poi alla fine l'ha vinto il Savoia il campionato e meritandolo sul campo e quindi nella vita poi bisogna anche come è giusto che sia dare merito agli altri. Comunque andiamo lì consapevoli ripeto della forza della Nissa e soprattutto consapevoli che noi non siamo nel miglior momento della stagione per tanti e tanti motivi».
I fattori esterni continuano a pesare inevitabilmente sullo spogliatoio e sulla concentrazione del gruppo. «È normale che le questioni extracampo noi abbiamo cercato e cerchiamo anche domani di isolarle, però è normale che quando tu sei arrivato a fine di una stagione e le incertezze sul futuro sulla programmazione ad oggi sono tante e la contestazione in città si fa sentire e quindi non arriviamo nel miglior modo possibile» ha ammesso con grande onestà l'allenatore.
Nonostante l'atmosfera pesante, la maglia impone di onorare l'impegno fino all'ultimo secondo. «Nonostante ciò dobbiamo provare in tutti i modi ad isolare, come si è fatto domenica scorsa col Palermo, tutte queste discussioni, andare in campo e dimostrare che abbiamo nelle corde di andare a fare una grande prestazione, di andarci a godere questo evento perché è sempre un evento comunque importante dove rappresentiamo la Reggina e questo già deve essere uno stimolo che va al di sopra di tutto per fare una prestazione importante. E poi alla fine, a prescindere da quello che può valere la vittoria dei playoff, dobbiamo andare a fare una prestazione degna di quello che abbiamo fatto e della città che rappresentiamo».
Sollecitato sulle carenze realizzative e sull'assenza di un vero e proprio bomber capace di sbloccare i match più complicati, il tecnico ha evitato di rifugiarsi nei rimpianti. «Questo purtroppo mi viene difficile a dirlo perché con i se e con i ma non si va da nessuna parte. A conti fatti penso se avessimo avuto nel reparto offensivo qualche giocatore come quello che è mancato, tipo il gol di Barillà della stagione precedente, il gol di Ragusa o chi li avrebbe sostituiti con gol in doppia cifra, probabilmente tre punti in più, non ti dico tanti, ma tre punti in più probabilmente li avremmo fatti, però ripeto i se lasciano il tempo che trovano».
La statistica dell'attacco resta comunque un nodo cruciale dell'intera annata sportiva. «I dati non mentono e noi non abbiamo avuto nel reparto offensivo nessun giocatore che ha fatto doppia cifra e comunque anche i gol fatti sono veramente pochi. Questo è stato purtroppo un dato di fatto che non possiamo nascondere, ma questo però nulla toglie al grande lavoro che hanno fatto i ragazzi e quello che hanno costruito, però purtroppo i dati dicono questo».
Sul banco degli imputati finiscono anche le scelte gestionali e le strategie del calciomercato invernale, un tema su cui Torrisi applica prima di tutto una ferrea autocritica. «Bisogna sempre cercare di capire cosa si poteva fare di più più che rimproverare, bisogna cercare, e io lo faccio a prescindere perché sono ossessionato al miglioramento e sono ossessionato alla perfezione e ho una fame, una voglia di vincere enorme. Quindi obbligatoriamente, lasciando perdere se potevamo fare, se ho qualche rimpianto o meno, se potevo fare meglio qualcosa, sicuramente qualcosa devo farla meglio perché tutto ciò poi alla fine non è bastato per portarci in Serie C».
L'analisi del mister si fa ancora più profonda quando guarda al proprio percorso di crescita professionale. «L'autocritica è fondamentale e trovare e cercare qualcosa da migliorare è fondamentale sia per il percorso professionale e sia per capire per il futuro cosa potevamo fare, dovevamo fare di più per fare alla fine questi tre punti in più che ci avrebbero portato quantomeno a una situazione diversa di classifica, un eventuale spareggio. Per il resto, richieste di mercato, quello e quell'altro, noi ne abbiamo parlato più volte, la verità la sappiamo, quello che si è potuto fare si è fatto e però adesso penso che sarebbe anche secondo me non corretto e non rispettoso nei confronti di chi è arrivato parlare di chi poteva arrivare o meno. Abbiamo fatto quello che potevamo fare assieme alla proprietà, assieme alla direzione sportiva e quindi parlare di questo onestamente non mi va e penso che ormai lasci il tempo che trovi».
Il fulcro delle preoccupazioni si sposta poi inevitabilmente sulle vicende societarie e sulle indiscrezioni di una possibile cessione del club, un fattore che rischia di bloccare la macchina organizzativa in vista del prossimo torneo. «È normale perché in questo momento si parla di eventuali cessioni, di eventuali acquirenti e si parla di tutte situazioni che non portano ad oggi ad un'eventuale programmazione per la stagione futura e quindi è normale che, secondo il mio punto di vista, questo è un handicap che va eliminato quando prima è possibile».
Di fronte alle domande sulla reale consistenza di queste voci, l'allenatore ha confermato la pesantezza del silenzio istituzionale. «Penso che è un argomento che non è stato mai smentito e quindi ci sono delle eventuali penso situazioni che io non ne sono sicuramente al corrente, però è normale che si parla tanto di questa eventuale cessione o meno. Ma a prescindere è fondamentale, perché secondo me se si vuole fare qualcosa di importante già siamo in ritardo, perché se si vuole vincere, si vuole fare qualcosa di diverso, bisogna programmare e bisogna farlo in questo momento».
La tempestività sul mercato rappresenta la vera chiave di volta per ambire a palcoscenici superiori. «In questo momento tu hai la seria possibilità di fare mercato come vuoi tu, con le tue prime scelte e non con quello che lasciano gli altri, per costruire poi eventualmente una corazzata, una squadra forte, una squadra che ti possa portare eventualmente ad un campionato di vertice e possa portare la Reggina fuori da questa categoria. Quindi ad oggi non si sta parlando di programmazione ed è normale che speriamo che prima possibile si possa mettere un po' di chiarezza in generale sul futuro della Reggina perché è fondamentale secondo me per costruire poi qualcosa di importante, dove secondo me è l'unica strada maestra per portarci poi alla fine a fare un campionato di vertice».
Infine, l'allenatore ha fatto il punto della situazione sul piano strettamente medico e sui convocati per la trasferta di Caltanissetta. «A differenza di settimana scorsa stiamo portando nei ventidue Barillà, che pare che abbia un tantino recuperato anche se non al cento per cento. Nei venti o no lo decideremo domani, per il resto tutto come settimana scorsa, non rientra nessuno e i disponibili sono gli stessi della partita col Palermo».
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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