Appuntamento con la storia quello di oggi pomeriggio per il Monastir che allo Stadium affronta il Trastevere nella finalissima play-off del girone "G" di serie D. 

Per la formazione sarda l'occasione di chiudere con una festa una vera e propria impresa sportiva. Basti pensare che appena nel 2023, quando la panchina fu affidata all'esordiente classe 1984 Marcello Angheleddu, la squadra campidanese militava nel campionato di Promozione. Ed oggi non solo si è salvata in serie D ma si gioca una finale che ad inizio campionato nessuno avrebbe pronosticato. Proprio il tecnico Angheleddu si è concesso alle domande della redazione di NotiziarioCalcio.com.

Domenica scorsa contro la Flaminia abbiamo assistito a una montagna russa emotiva: dal doppio vantaggio per 3-1, alla doccia fredda del pareggio nel finale, fino alla stoica resistenza nei 120 minuti che vi è valsa la finale. Al triplice fischio, in mezzo a quell'esplosione di gioia, qual è stato il suo primo pensiero e cosa ha detto ai ragazzi rientrati nello spogliatoio?
«Sinceramente ho atteso che l'adrenalina terminasse il proprio effetto. Ho espresso ai ragazzi la mia gratitudine per il percorso che hanno fatto, per l'approccio che hanno avuto al campionato e per come hanno continuato poi durante la stagione a spingere e a essere ambiziosi e non accontentarsi. Perché comunque sia, è stato un percorso dove le difficoltà, come in tutte le stagioni, ci sono state, ma loro hanno beneficiato di una cosa bellissima che è stato il privilegio di godersi il gruppo. Questo l'hanno riportato poi sul campo e quindi li ho ringraziati perché ogni giorno di lavoro passato con loro è stato un giorno di piacere e un giorno di gioia».

A febbraio lei gettava acqua sul fuoco ricordando che l'obiettivo stagionale era innanzitutto mantenere la categoria in un girone difficilissimo. Alla fine avete chiuso la regular season al terzo posto, confermandovi di gran lunga la miglior realtà sarda del torneo ed una delle migliori dell'intero girone, mettendovi dietro squadre che hanno budget di gran lunga superiori al vostro. C'è stato un momento preciso della stagione in cui, guardando negli occhi i giocatori, ha capito che si poteva ambire a qualcosa di straordinario?
«Ci son state diverse fasi. A inizio stagione qualche mio giocatore mi diceva: "Mister, noi quest'anno facciamo i play-off". Erano super carichi, ambiziosi... e mi hanno anche un po' caricato. Però sapevo delle difficoltà del girone e quindi ho sempre cercato un po' sì, di fare il pompiere, di cercare di frenare un po' gli entusiasmi che poi potevano farci "schiantare". Però poi, onestamente, c'è stato un momento soprattutto nella seconda parte del girone di ritorno, dove la squadra ha avuto una crescita importante, tanti ragazzi hanno preso consapevolezza e, di conseguenza, l'abbiamo presa anche noi come staff. Si è creata quell'unità d'intenti, quell'unione di gruppo che ti fa sembrare che tutto si può raggiungere. È una cosa bellissima che abbiamo passato insieme».

Chi vi segue loda il vostro modo di stare in campo: questo Monastir gioca davvero un bel calcio. Da calciatore l'abbiamo ammirata come un centrocampista dalla tecnica cristallina e dalle grandi geometrie. Quanto c'è del suo passato in mezzo al campo nell'identità tattica di questa squadra e nel modo in cui chiede di far girare la palla?
«Sinceramente una cosa che ho sempre pensato quando ho iniziato a fare l'allenatore è che io avrei fatto fatica per caratteristiche a far giocare uno con le mie caratteristiche da giocatore. La mia idea di gioco è totaltotalmente costruita intorno alle caratteristiche dei ragazzi. In più, c'è da dire che tante cose che facciamo sono segnali che mi portano loro come gruppo, che mi portano loro come qualità, e diciamo che ogni volta è una bella scoperta. Quindi, ci siamo costruiti piano piano. Poi la mia idea è quella di esaltare al meglio un po' le qualità loro, le loro caratteristiche e, soprattutto, come ho sempre detto, che usino questa categoria per mettersi in mostra con spensieratezza, e così hanno fatto penso».

Facciamo un attimo un passo indietro per guardare il quadro generale. Lei è qui dall'estate del 2023. In meno di tre anni avete vissuto la scalata dalla Promozione all'Eccellenza, la vittoria ai playoff nazionali contro la Vianese lo scorso giugno per salire in D, e oggi la finale playoff per i professionisti. Quanto conta, in questa scalata vertiginosa, la sinergia totale con la società e con il direttore Zanda?
«Il direttore è la persona che mi ha voluto quando probabilmente le idee erano altre, perché io ero un allenatore emergente, perché avevo già fatto dodici partite in un'altra panchina ma sempre in Promozione. E lui ha spinto tanto. Poi, c'è un rapporto che ci ha consentito di lavorare bene insieme. Inoltre, qui ho trovato una società che era a gestione quasi familiare. Quindi rapporto col direttore top e un paese che ha spinto, che non era mai arrivato a questo livello. E una società a gestione familiare col presidente storico Marco Carboni che proprio questa settimana ha fatto il passaggio di consegne a una nuova proprietà che ha protetto questa società con l'aiuto della famiglia, dei figli. Carboni ha protetto questa società anche in un momento in cui probabilmente la Serie D era un qualcosa di troppo grande anche per noi e, quindi, tenendo duro con la tenacia sua, del direttore e di tutto il paese. Tutto il contorno ci ha consentito di arrivare a questo traguardo. Diciamo che è stata una bella sinergia di tutto il sistema».

Siamo a poche ore dalla finale col Trastevere. Dopo lo sforzo mentale ed energetico di una semifinale durata 120 minuti, come si prepara una sfida secca del genere? In questi giorni ha curato di più i dettagli tattici, le gambe dei giocatori o la testa per alleggerire la pressione?
«L'abbiamo preparata con spensieratezza. Diciamo che è un anno che facciamo un percorso spensierato. Per questo ci tengo pubblicamente a ringraziare il mio staff. Perché mi ha appoggiato e mi ha alleggerito di tante situazioni. Il mio vice Fabio Vignati, che è stato diciamo sempre presente, e poi dovrei citare anche tutti gli altri, e quindi diventa lunga. Ci tengo perché in queste settimane son stati loro ad affiancare me e a affiancare i ragazzi, ad alleggerire il peso della pressione, a farglielo vivere come un "privilegio" quello di poter giocare queste partite. Altra cosa importante, la viviamo col piacere di andare a confrontarci con una squadra che apprezziamo tantissimo. Io ho grande stima del Trastevere in maniera complessiva, come struttura societaria, come allenatore, una società che fa calcio, un allenatore che fa calcio di un certo livello. Sarà una bella giornata di sport a prescindere dal risultato, cosa che non ci ha mai ossessionato, e la viviamo col privilegio di andare a giocare una partita così importante, così bella che ci siamo conquistati ogni giorno, non di lavoro ma di gioco e di passione».

Mister, lei ha bruciato le tappe, diventando subito uno dei tecnici emergenti più interessanti del panorama nazionale. Terminata la stagione cosa farà Marcello Angheleddu? Ha già parlato della società in vista di una eventuale ripartenza?
«Ho già conosciuto la nuova proprietà, abbiamo già parlato, assolutamente. Ci siamo conosciuti, è stato anche un gran piacere. Ci siederemo a parlare perché dovevamo far sì che finisse poi il campionato e tutte le gare ufficiali, prima poi di riprogrammare in modo da essere anche più lucidi. La cosa importante è che la nuova società, la prima cosa che ha tenuto a precisare che anche tutto il percorso si fonderà sulle logiche dell'equilibrio. Non ci saranno proclami particolari, ma l'obiettivo più importante è quello di vivere in equilibrio e di gestire al meglio quella che può essere la dimensione sulla quale si può collocare Monastir come realtà sportiva. Questo è l'obiettivo, non credo ce ne siano di particolari legati a risultati, classifiche, o grandi costruzioni. Sono obiettivi che arriveranno in maniera naturale, graduale, come è giusto che sia, in un momento in cui è difficile poi dare continuità alle strutture sportive».

Sezione: Esclusiva NC / Data: Sab 16 maggio 2026 alle 08:30
Autore: Marco Pompeo / Twitter: @Marco_Pompeo
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