Il ciclo di Davide Ballardini sulla panchina dell'Avellino si chiude ufficialmente al termine della stagione, con una conferenza stampa d'addio ricca di spunti e retroscena significativi sul futuro del tecnico e del club irpino.
Il tecnico ravennate ha voluto ricostruire passo dopo passo la cronologia dei contatti avuti con i vertici societari, svelando i dettagli dell'incontro decisivo avvenuto subito dopo la conclusione del cammino negli spareggi promozione. «Io ho parlato una decina di giorni fa con il ds Aiello» ha spiegato l'allenatore visibilmente commosso davanti ai giornalisti. «Abbiamo affrontato l'argomento squadra, l'argomento organizzativo e ci siamo lasciati, dicendo che a fine playoff ne avremmo riparlato» ha precisato il mister.
L'evoluzione della situazione è stata repentina, guidata dalla ferma volontà dello staff tecnico di misurarsi nuovamente con il massimo palcoscenico calcistico nazionale, nonostante il legame che si era creato con l'ambiente biancoverde. «Eravamo tutti molto concentrati per i playoff. Scusate l'emozione» ha proseguito Ballardini durante il suo lungo sfogo pubblico. «Dopo la gara dei playoff ho incontrato la società, era tardi» ha rivelato il tecnico. «Io ho detto al club, insieme al mio staff, abbiamo l'ambizione, abbiamo il desiderio di andare ad allenare in Serie A» ha confessato apertamente l'ex allenatore irpino.
La scelta di interrompere i negoziati per il rinnovo contrattuale ha inevitabilmente colto di sorpresa la dirigenza, che sperava di poter dare continuità al progetto tecnico iniziato soltanto pochi mesi prima. «Quindi ho fermato tutte le trattative, i discorsi avviati» ha ammesso con grande trasparenza l'allenatore. «Ovviamente il ds Aiello ci è rimasto male però la nostra ambizione era questa» ha sottolineato Ballardini, evidenziando come i piani personali abbiano prevalso su qualsiasi altra opzione.
Nonostante la separazione dolorosa, il tecnico ha speso parole di profonda stima e ammirazione per i vertici societari, sottolineando le qualità morali raramente riscontrabili nel calcio moderno. «Io qui ho trovato delle persone di altissimo spessore umano» ha dichiarato l'allenatore con un pizzico di commozione. «Il disagio nel dire questo è proprio perchè ho trovato delle persone rare in questo mondo» ha aggiunto il mister. «Anche in caso di chiamata a campionato in corsa non avremmo accettato un rinnovo» ha poi sentenziato, escludendo ogni possibilità di un ritorno futuro.
Nel corso dell'incontro con i media, Ballardini ha voluto fare chiarezza anche sulle voci relative a un possibile trasferimento all'estero, smentendo categoricamente l'esistenza di contatti concreti con club fuori dall'Italia. «Non c'è niente, nessuna cosa in corso» ha risposto seccamente il tecnico a chi gli chiedeva delle sirene straniere. «E' un mio desiderio, una ambizione» ha ribadito con forza l'allenatore. «Poi magari tra 4-5 mesi può cambiare qualcosa. Oggi abbiamo questa ambizione» ha ammesso il mister irpino.
Il legame con la piazza e con la tifoseria avellinese rimarrà comunque indissolubile, come testimoniato dalle parole d'affetto spese per un territorio che ha saputo accoglierlo al meglio in questo breve ma intenso percorso. «Io da oggi sono un semplice tifoso, innamorato di un territorio, perché non lo conoscevo» ha confessato Ballardini con gratitudine. «Ho conosciuto delle persone meravigliose, che ci hanno voluto bene e abbiamo ricambiato» ha sottolineato l'ex tecnico. «Quello che è successo in questi 3 mesi è questo. Da oggi saremo tifosi innamorati delle persone e del territorio» ha aggiunto il mister.
Rispetto al suo arrivo in Irpinia, le motivazioni e gli obiettivi dello staff tecnico hanno subito una virata decisiva, pur non escludendo cambi di scenario repentini qualora le cose non dovessero andare secondo i piani prefissati. «Tre mesi fa eravamo belli carichi e felici, desiderosi di dare il via a questa esperienza» ha ricordatato l'allenatore analizzando il passato recente. «Oggi abbiamo questo desiderio di tornare in Serie A» ha rimarcato con decisione. «Poi nel tempo si vedrà, magari tra tre mesi saremo a casa e quindi magari si valuterà anche una chiamata in Serie B» ha ipotizzato Ballardini.
L'eredità tecnica lasciata ad Avellino resta comunque importante, con una base solida da cui la società potrà e dovrà ripartire per tentare un nuovo assalto alla categoria superiore nella prossima stagione sportiva. «Noi lo abbiamo valutato insieme al direttore sportivo Aiello, oltre all'aspectto sportivo e strutturale» ha spiegato il mister entrando nel dettaglio della rosa attuale. «C'è una società seria e ambiziosa, molto legata al territorio» ha evidenziato il tecnico ravennate. «Tecnicamente ci sono dei ragazzi che sono di proprietà della squadra» ha aggiunto Ballardini. «Io credo che su quel gruppo che rimarrà, quei 14-15-16 giocatori che rimarranno, vanno messi giocatori di categoria. Ma la base è davvero buona da cui ripartire» ha analizzato l'allenatore.
Nel tracciare il bilancio finale, non sono mancati i riferimenti ai momenti più complessi della gestione, in particolare dopo una pesante battuta d'arresto in campionato che ha però rappresentato la svolta emotiva per il gruppo. «Il momento più difficile è stato dopo la gara con il Venezia, dove abbiamo sofferto molto» ha ammesso il tecnico senza troppi giri di parole. «Ma al contempo si è partiti anche per dare un nuovo inizio» ha evidenziato il mister. «Sui playoff, con questi ragazzi, con questo ambiente, con questo amore ero certo che ce la potessimo giocare, come è successo, perchè se c'era una squadra, al 45', di essere in vantaggio, era l'Avellino» ha rivendicato con orgoglio Ballardini. «Poi il secondo tempo ha detto altro purtroppo» ha concluso amaramente l'allenatore.
La scelta di non proseguire insieme non è legata a una divergenza di vedute sull'organizzazione o sulle ambizioni globali del club, bensì a una netta separazione temporale tra i percorsi di crescita delle due parti. «Non c'era la possibilità di unire le cose» ha chiarito Ballardini parlando del binomio Serie A e Avellino. «Noi abbiamo detto il nostro pensiero, la società è giusto che prosegua il seu percorso» ha aggiunto l'ex tecnico irpino. «Non è una mancanza di ambizione» ha tenuto a precisare il mister.
Il tecnico ci ha tenuto inoltre a specificare che le discussioni non hanno mai toccato la sfera economica o le carenze infrastrutturali, avendo bloccato sul nascere ogni tipo di trattativa formale con la presidenza. «Non se ne è proprio parlato, io ho fermato subito il presidente dopo cena per dire il nostro pensiero» ha svelato Ballardini nel corso della conferenza. «Sono persone rare il presidente e il figlio» ha speso ancora una volta parole di elogio per i proprietari. «E' stato difficile comunicare il nostro pensiero. I primi a voler migliorare sono il presidente e il figlio» ha ammesso il tecnico.
A chi chiedeva se un programma tecnico ancora più imponente e faraonico avrebbe potuto fargli cambiare idea, l'allenatore ha risposto con grande fermezza, ribadendo la centralità esclusiva della categoria superiore nei suoi pensieri. «No, perchè il nostro desiderio era allenare in Serie A, non è questione di progetto, magari il club vuole essere a livello della Juventus, del Real Madrid, ma non è abbiamo proprio parlato» ha tagliato corto Ballardini.
L'autocritica del mister ha toccato anche alcune prestazioni opache fornite dalla squadra durante il campionato, evidenziando gli aspetti che più lo hanno infastidito dal punto di vista dell'atteggiamento mentale e dell'approccio alla gara. «Penso a Genova con la Sampdoria, a Empoli, non mi piace vedere una squadra meno motivata dell'avversaria» ha sottolineato l'ex tecnico del club biancoverde. «Il primo tempo di Mantova» ha citato come ulteriore esempio negativo di questi tre mesi.
Allo stesso tempo, Ballardini ha faticato a trovare un aspetto realmente negativo o un difetto strutturale legato all'ambiente avellinese, confermando l'ottimo ricordo complessivo che porterà con sé da questa esperienza professionale. «Faccio fatica, non saprei dire» ha risposto sinceramente l'allenatore ai giornalisti in sala stampa. «Certamente c'è qualcosa» ha poi chiosato il mister, preferendo non alimentare polemiche sterili.
In conclusione di conferenza, l'allenatore ha voluto sintetizzare il concetto della sua partenza, augurando il meglio alla società irpina e dettando la ricetta per una crescita costante che possa portare la piazza ai livelli desiderati. «Anche quest'anno l'Avellino voleva andare in Serie A» ha ricordato Ballardini analizzando le ambizioni del club. «Il club sa quali step fare per migliorarsi» ha aggiunto l'allenatore d'oltremanica. «L'importante è avere uno stile, una idea chiara, quindi bisogna strutturarsi bene, prima di tutto per mantenere la categoria e poi per ambire ad altro» ha concluso il mister con un ultimo prezioso consiglio per il futuro.
Autore: Redazione Notiziario del Calcio / Twitter: @NotiziarioC
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