Giorgio Bissoli nasce il 31 marzo 1941 a San Martino Buon Albergo (VR). Portiere, era il più piccolo di quattro figli. Fin da ragazzino ebbe una grande passione per il calcio, che lo affascinava a tal punto da trascurare gli studi, ma non il bar e il panificio che la famiglia gestiva nel paese natio. Terminò le scuole alla terza commerciale per dedicarsi anima e corpo al calcio. Giorgio aveva iniziato a tirare i primi calci sin da piccolo, nel campetto adiacente alla chiesa del paese. Durante gli allenamenti del San Martino, amava mettersi dietro la porta cercando di carpire i segreti del portiere.
All’età di 17 anni riuscì ad entrare nella “rosa” del Verona che dopo un provino ne acquista il cartellino, seppur come terzo portiere; giocava nelle rappresentative, Juniores e Under 20. Si allenava sotto l’occhio vigile del tecnico Vittorio Micheloni. In quel periodo, il portiere titolare dei gialloblù era Ghizzardi. Al “Rigamonti” di Brescia avvenne il suo esordio il 26 aprile 1959 in Brescia -Verona 2-2 in modo abbastanza insolito. Il primo portiere Ghizzardi, verso la fine del campionato, si fratturò una spalla, e quando mancavano sei partite alla fine del campionato anche il secondo portiere si infortunò. A quel punto necessariamente Bissoli dovette esordire contro il Brescia. Giorgio giocò un’ottima partita tanto da parare un rigore al mitico Benito Lorenzi detto “Veleno” che era stato titolare con l’Inter per anni. A fine gara Lorenzi si avvicinò a Bissoli e gli disse:” Bravo ragazzo, farai strada”.
Con il tempo Bissoli ampliò le sue doti di portiere, migliorando anche nelle uscite sui piedi dell’attaccante; riusciva a parare i tiri alti con slanci scattanti, tanto da sembrare un gatto. Giocò anche la Coppa Delle Alpi. Nel campionato 1958-59 giocò con Osvaldo Bagnoli ormai alla fine della sua carriera.
Nella stagione 1960/61, mentre disputava la partitella di allenamento del giovedì, in una parata a terra un calcio dell’attaccante gli ruppe tibia e perone della gamba sinistra. In campionato, un infortunio alla spalla del portiere Guzzardi costrinse Bissoli a giocare nonostante non fosse perfettamente guarito. Le prestazioni in campo non erano soddisfacenti e i tifosi contestavano Giorgio Bissoli, ignari del problema fisico. La contestazione colpì anche la società, che fu costretta a dare in prestito il giocatore all’Arezzo. Bissoli disputò due anni bellissimi ad Arezzo, forse i migliori della sua carriera, tanto da vincere il “Cavallino d’oro”, premio assegnato ogni anno al miglior calciatore amaranto. Squadre come Genoa e Fiorentina si interessarono a lui, ma fu richiamato dal Verona che lo promosse titolare. I tifosi inizialmente si accanirono su di lui ma, nonostante tutto, riuscì a giocare ben 37 gare su 38 partite. Nel 1963-64 giocò col Verona in Serie B, squadra in cui militava anche Peretta, che poi passò al Siracusa nel campionato 1965-66.
Un aneddoto curioso: durante un torneo notturno Giorgio Bissoli fece amicizia con Mario Corso, colonna portante della Grande Inter di Helenio Herrera, il quale parlò di lui a un osservatore. Purtroppo, Bissoli non convinse e l’iniziativa non ebbe seguito. Il portiere ne soffrì molto, consapevole di quanto fosse difficile superare l’incidente e che il Verona non l’avrebbe inserito in rosa. Sembrava che la sua carriera dovesse volgere al termine; invece, arrivò la chiamata di Piero Andreoli che, nel campionato 1967-68, allenava il Trapani in Serie C. Lo volle con sé poiché i granata erano nei bassifondi della classifica e rischiavano la Serie D. Bissoli, con le sue parate e l’aiuto dei compagni, riuscì a evitare la retrocessione collezionando 58 presenze. A fine campionato, il presidente lo premiò con una medaglia d’oro come miglior giocatore granata.
Nel 1967-68 passò al Potenza e, nei tre anni di permanenza nella città lucana, raccolse 46 presenze ma anche tanta amarezza perché non aveva inciso come avrebbe voluto sul rendimento della squadra. Bissoli era deluso e pensava di lasciare definitivamente il calcio.
Nel campionato 1971-72, il Siracusa Calcio era reduce da una promozione al cardiopalma in Serie C, dopo due partite di spareggio contro il Cantieri Navale di Palermo, giocate a Messina e Napoli. Gli azzurri tornavano dopo tre anni in Serie C. Il presidente, il Sen. Graziano Verzotto, sulle ali dell’entusiasmo, dichiarò che voleva continuare a vincere. Confermò il tecnico Enzo Benedetti, ma una serie di risultati negativi portò Verzotto a sostituirlo con il tecnico delle giovanili, Pinuccio Franzò, ma la squadra continuava a non vincere.
Arrivò l’allenatore argentino Humberto, che volle ed ottenne l’acquisto del portiere Giorgio Bissoli, il quale giocò le ultime otto partite. A Siracusa rimarrà sei anni, arrivando a giocare 162 gare e chiudendo la carriera nel 1975-76. Giorgio Bissoli, durante la permanenza a Siracusa, consolidò un’amicizia con il suo compagno di squadra Danilo Mayer. Restarono amici per sempre.
Concluso il calcio giocato, iniziò ad allenare anche se inizialmente, non avendo la qualifica di tecnico, restava fuori dal campo. Al Chievo, che all’epoca militava in Serie D, ricoprì il ruolo di allenatore dei portieri. A fine campionato, lo spareggio per la promozione in C2 contro il Bassano si giocò a Brescia: il Bassano fu poi condannato per illecito sportivo e il Chievo ottenne la vittoria a tavolino. Rimase al Chievo per tre anni, passò poi alla Benacese e concluse la carriera con il Ravenna. Nel 2001 riuscì a coronare il suo sogno: gli fu proposto di creare un vivaio di Pulcini da formare secondo la propria idea di calcio. Accettò l’incarico e questa fu l'ultima squadra che allenò prima di spegnersi, il 14 febbraio 2007, a causa di una malattia.
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