La Renato Curi Angolana ha deciso di rompere il silenzio. Con un comunicato ufficiale diffuso il 24 aprile 2026, la società di Città Sant'Angelo ha preso pubblicamente posizione contro il Giudice Avv. Vittorio Orlando, membro del Comitato Regionale per la Giustizia Sportiva della FIGC operativo nella delegazione di Chieti-Lanciano, reo — secondo il club — di aver pubblicato sul profilo social del Lanciano FC un post dai toni ritenuti offensivi e lesivi nei confronti della società pescarese.
Il fatto contestato risale al 20 aprile 2026. In quella data, l'avvocato Orlando avrebbe pubblicato sui canali social del Lanciano FC un contenuto che la Renato Curi Angolana giudica gravemente lesivo, non soltanto per la reputazione del club, ma anche per i propri atleti, lo staff tecnico e l'intera comunità di sostenitori. Una presa di posizione, quella del giudice sportivo, che mal si concilia con il ruolo istituzionale da questi ricoperto all'interno dell'organo di giustizia federale.
Nel comunicato, la società non usa mezzi termini nel descrivere la propria reazione. Pur riconoscendo di aver sempre rispettato i principi di lealtà sportiva e il lavoro delle istituzioni preposte, il club sottolinea con forza come l'accaduto «risulti gravemente lesivo non solo per l'immagine della nostra società, ma anche per il lavoro quotidiano dei nostri atleti, dello staff tecnico e per il rispetto dovuto ai nostri sostenitori». Una dichiarazione che fotografa con chiarezza il clima di tensione venutosi a creare attorno alla vicenda.
La gravità della situazione, secondo la dirigenza angolana, va oltre il caso specifico: «Quanto accaduto mina la credibilità del sistema e offende nel profondo la nostra comunità». Parole che suonano come un atto d'accusa nei confronti di un sistema che, a detta del club, non riesce a garantire l'imparzialità e il rispetto che dovrebbero contraddistinguere chi esercita funzioni giudicanti in ambito sportivo.
Sul fronte delle azioni concrete, la Renato Curi Angolana ha annunciato che la protesta formalmente avviata in occasione della finale regionale disputata a Sulmona continuerà senza sosta. La condizione posta dalla società è chiara: la mobilitazione si interromperà soltanto quando i post incriminati saranno rimossi. In parallelo, il club ha auspicato un intervento diretto della Federazione, chiedendo che vengano adottati «gli opportuni provvedimenti nei confronti del responsabile».
Non si esclude nemmeno il ricorso alle vie legali. La dirigenza ha fatto sapere di stare valutando «di attivare tutte le procedure legali e federali previste per tutelare i Nostri diritti e la Nostra immagine nelle sedi opportune», lasciando intendere che, qualora non arrivassero risposte soddisfacenti, la questione potrebbe trasferirsi fuori dagli ambiti strettamente sportivi.
Il messaggio conclusivo del comunicato è una richiesta esplicita di rispetto istituzionale: «RISPETTO da parte degli organi preposti, affinché il verdetto del campo sia accettato da tutti senza che sia spunto per lo scherno e l'offesa di un Giudice Sportivo della FIGC». Una sollecitazione che, nelle intenzioni del club, vuole ricordare come i risultati sportivi debbano essere accolti con dignità da tutti gli attori coinvolti, a maggior ragione da chi riveste un ruolo di garanzia all'interno delle istituzioni federali.
La vicenda apre interrogativi più ampi sul confine tra libertà di espressione personale e i doveri di terzietà che competono a chi esercita funzioni di giustizia sportiva. Spetterà ora alla FIGC valutare se e come intervenire, in una situazione che rischia di proiettare un'ombra sull'immagine dell'intero sistema calcistico regionale abruzzese.
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