Dodici vittorie in tredici partite. Sono i numeri che raccontano, meglio di qualsiasi altro dato, la stagione di Massimo Paci alla guida del Barletta. Domenica scorsa il club pugliese ha ufficialmente conquistato il ritorno in Serie C, coronando un percorso che il tecnico definisce bello ma tutt'altro che semplice.
Intervenuto nel corso della trasmissione A Tutta C su TMW Radio, format interamente dedicato al terzo campionato nazionale, Paci ha ripercorso le tappe di una cavalcata che ha riportato entusiasmo in una delle piazze più calde del calcio meridionale. «Siamo contenti, abbiamo fatto un bel percorso, difficile, perché comunque il Girone H è molto complicato e ci sono tanti campi ostici, ma siamo stati bravi. Adesso affrontiamo questo ritorno tra i professionisti, perché la piazza di Barletta e il popolo di Barletta rappresentano una delle piazze più calde d'Italia, che non merita la D».
La promozione assume un significato particolare anche sul piano individuale. Le stagioni precedenti avevano messo a dura prova Paci, che nelle esperienze con Pro Sesto e Lumezzane non era riuscito a esprimere appieno le proprie qualità, penalizzato da contesti di lavoro difficili e da tempistiche che non gli avevano consentito di incidere. Una storia non insolita nel calcio italiano, dove la pazienza nei confronti degli allenatori è spesso merce rara.
«Ho fatto delle scelte che purtroppo si sono rivelate sbagliate, perché comunque in ogni situazione in cui mi sono trovato, come Pro Sesto e Lumezzane, le condizioni erano veramente difficili. Ho trovato contesti di lavoro complicati e ho avuto poco tempo per metterci le mani, ma il lavoro dell'allenatore è anche questo: a volte si fanno le scelte giuste, a volte quelle sbagliate, è anche un po' una questione di fortuna».
Forte di quell'esperienza, nel corso di questa stagione Paci ha declinato diverse proposte prima di accettare quella del Barletta. Un incontro con il presidente del club lo ha convinto a scommettere sulla piazza pugliese. «Quest'anno mi sono arrivate diverse chiamate che ho rifiutato grazie a quell'esperienza, poi è arrivato il Barletta: ho parlato con il Presidente, persona estremamente seria e competente, e mi sono trovato subito bene. Quando sono arrivato in Puglia ho capito il potenziale della squadra e, a dirla tutta, quando un allenatore ha una squadra forte è tutto più facile. Non è che prima avessi idee sbagliate, è che ho lavorato in ambienti in cui non era facile operare, tutto qua. Quando lavori nell'ambiente giusto, se fai le cose per bene, il valore viene fuori».
Inevitabile, nel corso della conversazione, il riferimento a una delle distorsioni più radicate nel calcio italiano: la difficoltà di portare avanti progetti a medio e lungo termine, sostituita dalla logica del risultato immediato. Una riflessione che Paci condivide pienamente, pur accettandola come dato strutturale con cui ogni tecnico è chiamato a fare i conti.
«Sì, si parla di progetti ma in Italia bisogna vincere: questo è quello che conta. Non c'è altro rimedio o altra soluzione, perché poi sono tutti bravi a parlare, ma quando ti trovi sul campo e perdi due partite i tifosi iniziano a lamentarsi e la prima cosa che si fa è mandare via l'allenatore. Credo che sia un grande problema nel calcio italiano moderno, però è questa la cultura che si è instaurata, noi allenatori dobbiamo prendere ciò che viene e cercare di farvi fronte. Siamo consapevoli che la vittoria è l'unica cosa che conta e il nostro lavoro è tutto incentrato nel capire come dare ai ragazzi gli strumenti per vincere il prima possibile».
Archiviata la promozione, il Barletta si proietta ora sulla Poule Scudetto, la fase post-season che potrebbe regalare al club anche il simbolo più prestigioso del campionato dilettantistico. Paci non si sottrae all'obiettivo, pur ridimensionandone il peso specifico in prospettiva futura: una volta approdati nella Serie C vera e propria, sarà quello il banco di prova che conterà davvero.
«Sicuramente faremo il massimo, abbiamo già parlato con la società e cercheremo di dare il meglio. Penso che quando si arriva in C cambia tutto, lo Scudetto poi avrà valore relativo, specie in un Girone complesso come il C, ma onoreremo il post season, sperando che i ragazzi riescano a mantenere una motivazione alta, ma non ho dubbi in merito».
A sostenere il gruppo, domenica come nei momenti più delicati del campionato, ci sarà una tifoseria da record. Novemila presenze attese allo stadio, a testimonianza di un legame tra club e città che ha rappresentato uno dei fattori determinanti della stagione. «La squadra è onestamente buona e l'ambiente è incredibile: domenica ci saranno 9.000 persone allo stadio. Nei momenti difficili il nostro pubblico ci ha dato oggettivamente una grande mano a superare gli ostacoli, e continueranno a farlo».
A chiudere il cerchio, le dichiarazioni del direttore sportivo De Santis, che nei giorni scorsi ha aperto concretamente alla possibilità di proseguire il rapporto con Paci anche in Serie C. Il tecnico ha risposto con entusiasmo, lasciando intendere che la volontà di continuare è reciproca e che nelle prossime settimane le parti si siederanno al tavolo per definire i dettagli.
«Sono contento. Sono affezionato a questa squadra, a questa società e a questo popolo, quindi sarei felice di rimanere: nei prossimi giorni, quando finirà il campionato, ci incontreremo con il presidente e cercheremo le soluzioni migliori per continuare insieme, per cercare di accordarci per il futuro. Credo che da entrambe le parti ci sia la volontà di continuare questo percorso che finora è stato bello e intenso».
Un finale che, salvo sorprese, sembra già scritto: Massimo Paci in panchina, Barletta in Serie C, e una città intera pronta a tornare a sognare.
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