Valerio Antonini alza la voce e decide di spostare la battaglia su un terreno diverso da quello della giustizia sportiva. Il presidente del Trapani Calcio ha reso pubblica, attraverso un lungo intervento video, la propria intenzione di intentare un'azione legale da almeno cento milioni di euro nei confronti della Federazione Italiana Giuoco Calcio e della Federazione Italiana Pallacanestro. Una decisione che arriva sull'onda dell'ennesima pronuncia sfavorevole della Corte Federale d'Appello e che, come riportato da Tuttomercatoweb, segna una svolta radicale nella posizione del patron granata.
Al centro della disputa vi è la gestione di alcune pendenze fiscali attribuite al club siciliano. Antonini contesta con forza la ricostruzione delle istituzioni federali, sostenendo che si tratti esclusivamente di debiti IVA e non di altre tipologie di obbligazioni contributive, e accusa gli organi competenti di aver deliberatamente ignorato la documentazione ufficiale prodotta dalla società a propria discolpa. Una tesi che il presidente intende ora portare davanti ai tribunali civili e amministrativi ordinari, uscendo definitivamente dal perimetro della giustizia sportiva che, a suo giudizio, non offre garanzie sufficienti di imparzialità.
Per farlo, Antonini ha costruito un imponente apparato legale: circa venti professionisti sarebbero già stati coinvolti nel pool di avvocati e consulenti chiamati a seguire la vicenda nelle sue molteplici ramificazioni processuali. Un dispiegamento di forze che testimonia la serietà delle intenzioni e la portata dello scontro istituzionale che il numero uno del Trapani sembra determinato ad aprire.
Non viene escluso, nel frattempo, il ricorso al Collegio di Garanzia del CONI, pur senza che l'imprenditore nutra particolare ottimismo sull'esito di tale passaggio. Lo sguardo è già proiettato più avanti, verso una data che potrebbe rivelarsi decisiva: l'8 maggio. In caso di pronuncia favorevole in quella sede, Antonini non ha escluso di avanzare richieste di portata eccezionale, arrivando a ipotizzare la sospensione dei campionati, una prospettiva che restituisce la misura dell'escalation in atto.
Nel corso del suo intervento, il presidente ha allargato lo sguardo oltre le vicende specifiche del Trapani, toccando temi di carattere più generale relativi al funzionamento della giustizia sportiva in Italia. Tra i riferimenti emersi figura anche quello a Luciano Moggi, chiamato in causa in un ragionamento più ampio sulle dinamiche e le criticità del sistema federale. Antonini ha dipinto un quadro in cui la credibilità dell'intero movimento sportivo nazionale sarebbe messa a rischio da meccanismi che, a suo dire, necessitano di una riforma profonda.
Sul fronte interno, il presidente ha difeso le scelte operate dalla società nella gestione della rosa, respingendo eventuali accuse di dismissioni motivate da ragioni economiche. Le uscite registrate, secondo la sua versione, non sarebbero cessioni remunerative bensì partenze legate alla volontà dei singoli calciatori di proseguire la carriera altrove. Una distinzione che Antonini tiene a sottolineare per separare le proprie decisioni gestionali dal clima di difficoltà che circonda il club.
A complicare ulteriormente il quadro si aggiungono le tensioni sul fronte locale. Il progetto della cittadella sportiva, inizialmente concepito come elemento qualificante dell'ambizioso piano di rilancio del calcio trapanese, potrebbe non vedere la luce nella città siciliana. L'ipotesi di svilupparlo altrove si fa sempre più concreta, segnale di una frattura che rischia di estendersi ben oltre le aule dei tribunali sportivi.
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