La Folgore Caratese ha scritto una pagina di storia. La vittoria del campionato di Serie D e la conseguente promozione in Serie C rappresentano un traguardo che mancava da 78 anni per la componente caratese del club, mentre per la Folgore si tratta di un debutto assoluto tra i professionisti. A guidare questo progetto Michele Criscitiello, volto noto del giornalismo sportivo e presidente atipico — senza direttore generale né direttore sportivo — che ha rilasciato una lunga intervista a margine della storica cavalcata.
Criscitiello - intervistato in esclusiva da TuttoC - non nasconde la portata del momento: "Sicuramente l'emozione è stata grande, perché ho visto ripercorrere anni di sacrifici ma soprattutto allo stesso tempo vedevo un obiettivo, che era molto complicato da raggiungere cioè la vittoria del campionato di serie D. Vincere la serie D per me è molto complicato, lo dimostrano tante squadre tante Big tipo la Pistoiese, la Reggina, l'Ancona, piazze serie consolidate anche con società molto blasonate".
Ma al di là del risultato sportivo, il presidente sottolinea come la vera soddisfazione risieda nella trasformazione del tessuto sociale attorno al club: "Se consideriamo solo la Caratese manca da 78 anni, mentre la Folgore fondamentalmente non c'è mai stata tra i professionisti, è una grande novità per noi una grande novità per la città ma abbiamo avuto questa e con la grandissima forza il grandissimo merito che in due anni abbiamo fatto il cambio generazionale. Avevamo lo stadio senza neanche un seggiolino al mio arrivo e avevamo un bacino di utenza di 26 anziani over 80, oggi abbiamo famiglie ultras che stanno aumentando di partita in partita giovani e ragazzini e questa è una grandissima soddisfazione e questa è più importante della vittoria del campionato".
Nella lunga stagione, c'è stato un momento preciso in cui il sogno ha assunto contorni concreti. Per Criscitiello, quella partita è stata la trasferta contro il Chievo: "Ovviamente a Verona perché c'è stato un periodo dove loro erano arrivati a -5 poi la domenica prima di Chievo Folgore Caratese arriviamo +8 perché loro perdono a Caldiero, noi vinciamo con il Pavia andiamo lì e nella mia testa si poteva anche pareggiare per restare a +8: non vinciamo, ma stravinciamo 4-1 e andiamo a +11 grande festa negli spogliatoi li ho capito che c'era la possibilità del concreta il +11 di vincere il campionato".
Il cammino non è stato però privo di difficoltà. Nelle prime giornate di campionato la squadra aveva affrontato Chievo Verona e Milan Futuro senza raccogliere punti, ma senza mai attraversare un vero e proprio momento nero: "Ci sono stagioni dove ci sono alti e bassi, arriva sempre il periodo negativo. Noi il periodo nero non l'abbiamo mai avuto quando dovevi o potevi perdere non le hai perse, ma le ha pareggiate e quei punto ti sono serviti tantissimo. [...] la gara a Bergamo è stata quella della svolta, con una vittoria arrivata negli ultimi minuti del match".
Oltre alla tattica e all'organizzazione, Criscitiello insiste su un elemento difficilmente quantificabile: il carattere del gruppo. "Forse ho avuto anche squadre più forti di questa sicuramente, ma non ho mai avuto un gruppo così forte e non ho mai avuto ragazzi così per bene. A loro ho sempre detto ragazzi non possiamo arrivare punto a punto, perché lo perdiamo, per vincere questo campionato per fare punti lo dobbiamo ammazzare, perché questi ragazzi sono bravi sono buoni e non c'è non c'è un figlio di pu**ana in questo gruppo. Quindi io avevo paura di arrivare punto a punto per vincere il campionato e infatti così non è stato perché sono stati bravissimi a regalarmi prima di Pasqua quello che gli avevo chiesto. Servivano tre vittorie e le abbiamo conquistate per la matematica vittoria del campionato".
La dedica, nel giorno del trionfo, è andata al padre: "Ovviamente la dedica è a mio padre e i motivi li conoscete, perché questa mia intervista di fine partita è diventata anche un pò virale".
Uno degli aspetti più discussi della stagione riguarda le scelte tecniche, a partire dall'ingaggio di Belmonte come allenatore, un nome allora praticamente sconosciuto al grande pubblico. "Prendere Belmonte in quel momento, quando era sconosciuto. Era difficile andare a prendere l'allenatore del Cosenza per la primavera e portarlo in serie D senza neanche una presenza. Questa è stata una grandissima mossa anche perché lui ha risposto alla grande e credo che comunque lui abbia anche quel carattere compatibile col mio che anche nei miei momenti bui e nei suoi momenti bui non riuscivamo a compensare".
Attorno al tecnico, la società ha costruito uno staff strutturato sul modello di esperienze virtuose del calcio italiano: "Innanzitutto io ho preso Belmonte ma lo staff tecnico l'ho costruito come società. Quindi anche questo è una cosa che tra virgolette ho copiato dai primi anni a Udine, con l'Udinese di Pozzo: lo staff tecnico della società preparatore dei portieri, preparatori atletici ne abbiamo due, tutta la parte sanitaria ne abbiamo quattro, il collaboratore tecnico che comunque è una figura molto importante per noi che Gianluca della Rocca. Il mister ha voluto il match analyst".
La promozione, secondo Criscitiello, non è frutto di improvvisazione. Dietro c'è un progetto strutturato che ha investito in impianti e servizi ben prima di averne la certezza sportiva: "Tutto questo non è un risultato frutto del caso dove prendi un jackpot e spendi due milioni di euro. Noi siamo arrivati alla promozione tramite un percorso, prima con il centro sportivo, il settore giovanile, strutture, ristoranti.. noi abbiamo lo chef per la prima squadra, abbiamo quattro fisioterapisti ho fatto una sala massaggi nello spogliatoio della prima squadra abbiamo costruito lo stadio mentre la squadra si allenava preparavamo lo stadio per la serie C. Questa cosa è complicata perché molti vincono il campionato, ma poi non sanno come l'hanno vinto e devono andare in giro per gli stadi. Noi invece già abbiamo avuto due collaudi dalla Lega Pro".
La gestione finanziaria ha seguito un criterio preciso: "Io ho sempre avuto un business plan, per la serie D investo ma non di più poi se con quei soldi riesco ad arrivare sesto quinto quarto. Se arrivo primo sono stato bravo, se arrivo nono-decimo o undicesimo-dodicesimo è un problema. Ho sempre detto a tutte le mie squadre io devo stare tra le prime 5 per una questione di immagine".
Guardando alla prossima stagione, il presidente affronta senza reticenze il tema economico: "In Serie C si spende troppo assolutamente, i costi sono troppo alti e gli introiti sono troppo pochi. Il vero problema è che non si parla di 60 presidenti deficienti, ma di imprenditori importanti. Poi invece nel calcio sembrano tutti stupidi. il problema è che se guadagni e ne spendi almeno il doppio il sistema non sta in piedi, soprattutto per la società che non hanno il botteghino e quelle che hanno pochi sponsor, perché il territorio molte volte non risponde e questo riguarda soprattutto il Nord. Una soluzione bisogna trovarla perché ogni anno dobbiamo evitare questi problemi, sicuramente non si possono condizionare i campionati per colpa di alcuni".
L'obiettivo dichiarato per la prima stagione tra i professionisti è inequivocabile: "Assolutamente: l'obiettivo è il mantenimento della categoria. Non crediamo che siccome sulle maglie c'è scritto Sportitalia, siccome è Criscitiello presidente che fa un po di immagine possiamo pensare di avere qualcosina in più. Noi ci presentiamo alla serie C con la stessa umiltà, da matricola, è come se arriva in Sestri Levante come arriva il Bra come l'Ospitaletto rispetto a queste squadre abbiamo soltanto i fari addosso".
E sul mercato, la linea è altrettanto netta: "La nostra strategia è chiara e delineata e se qualcuno pensa che noi spendiamo soldi.. non abbiamo speso soldi in serie D ma ci siamo arrivati con il lavoro. La stessa cosa faremo in serie C quindi questa roba è subito da mettere in chiaro perché io i soldi nella mia vita li ho sempre investiti e mai buttati figurati se butto in serie C".
Sul piano organizzativo, il presidente conferma che il club non si doterà delle figure dirigenziali tradizionali: "Bisogna sistemare un po il settore giovanile e alzare la qualità e mi serve a livello tecnico un altro segretario per intenderci oltre quello che è in società. Ampliare un po il parco dirigenti ma come ho sempre detto non ci sarà la figura del classico direttore sportivo, la figura del classico direttore generale perché quelle figure le ricopro io".
L'accoglienza iniziale a Carate Brianza non fu priva di diffidenze. Criscitiello lo ricorda con franchezza: "quando sono arrivato era come se fosse arrivato il terrone in Brianza e molti erano scettici. Molti dicevano dove vuoi che vada, molti insultavano e criticavano. Il territorio all'inizio non mi ha accolto come quello che era da lanciare in cielo per festeggiare assolutamente".
Fa eccezione il primo cittadino del comune: "Il sindaco di Carate Brianza è vero mi ha sempre sostenuto [...] sapeva le mie ambizioni e la mia serietà imprenditoriale. Io credo che il sindaco debba fare politica e l'imprenditore debba fare l'imprenditore: il sindaco deve mettere in condizione l'imprenditore di svolgere un buon lavoro se l'imprenditore è serio sostenterlo. Noi abbiamo creato una bella collaborazione infatti l'abbraccio i baci che c'è a fine partita tra il sindaco e il presidente credo che sia la dimostrazione più bella di quello che ci deve essere tra sindaco e presidente di una società di calcio".
Oggi, quella diffidenza sembra definitivamente superata: "Il territorio oggi mi sostiene ma, come dicevo, all'inizio ovviamente erano molto scettici".
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