Il clima che si respira in casa Verona è pesante come i numeri di una classifica impietosa. Quindici punti, ultima posizione insieme al Pisa: una situazione che ha spinto il direttore sportivo Sean Sogliano a convocare una conferenza stampa per affrontare pubblicamente un momento di profonda crisi.
Con la determinazione di chi non si sottrae alle proprie responsabilità, Sogliano ha aperto l'incontro con i giornalisti rivendicando il proprio approccio al ruolo: "Sono abituato a metterci la faccia quando ci sono i problemi, fa parte del mio lavoro. Questo è un momento molto difficile dal punto di vista calcistico. La classifica è brutta, drammatica, impossibile, decidete voi come definirla. Sono molto arrabbiato e deluso".
Il dirigente ha voluto però tracciare una linea netta tra critica legittima e attacchi personali. "So benissimo che fare questo lavoro significa anche accettare le critiche. So anche che si vince in tanti e si perde in pochi", ha ammesso, per poi aggiungere con tono risentito: "Leggo delle cose assurde, vergognose, nei confronti di persone che per tanti anni hanno lottato per i colori gialloblu, ed hanno cercato di ottenere sempre il massimo. Parlare del fatto che non si abbia rispetto è questa stessa una mancanza di rispetto, nei confronti di chi lavora nel Verona".
Sogliano ha sottolineato il proprio legame con il club scaligero, ricordando i sette anni di permanenza e paragonandosi ai dirigenti che considera riferimenti storici per longevità: "Mi sono legato al Verona da 7 anni, i dirigenti più importanti e che ho stimato di più sono stati Emiliano Mascetti, rimasto 9 anni e Rino Foschi, che è stato 7 anni. Ne sono passati tanti altri che hanno fatto bene il loro lavoro e altri invece che appena hanno potuto sono partiti per altri lidi. Io non l'ho fatto solo perché mi sono legato al Verona".
Il bilancio complessivo dell'era Sogliano viene rivendicato con orgoglio: "In sei anni abbiamo raggiunto l'obiettivo massimo: vinto il campionato e raggiunto salvezze in fila. Quest'anno non sta andando bene, faremo il possibile per raggiungere la salvezza. A testa alta, non per scelta, in questi anni abbiamo reso la società capace di iscriversi al campionato, pagare tutto ciò che c'era da pagare, fare plusvalenze".
Interrogato sulle ragioni di una stagione così complicata, Sogliano ha individuato nell'emergenza infortuni uno dei fattori determinanti: "La squadra ha dei limiti, la squadra sta giocando con 10 giocatori, una rosa così ha un altro valore. Dopo le prime partite tutti avevano detto altre cose, l'allenatore che c'era disse che non aveva mai allenato una squadra così forte, per esempio. Suslov e Serdar il crociato, Gagliardini le costole, Belghali la caviglia, 5-6-7 infortuni da lungodegenti e che cambiano il livello della squadra".
Sul tema della gestione medica, spesso oggetto di polemiche quando gli infortuni si moltiplicano, il direttore sportivo ha difeso lo staff sanitario: "Il nostro dottore è una persona seria, è qui da 4 anni e negli altri anni non ci sono stati tutti questi infortuni. Per un dottore è difficile gestire la situazione quando ci sono così tanti infortuni traumatici. Non sono 10 infortuni muscolari. Sono difficili da prevenire e curare".
Particolare attenzione è stata dedicata al caso Belghali: "Ha dato più problemi, ma ricordiamo che si è fatto male in Coppa d'Africa, non aveva mai giocato con l'Algeria prima che lo prendessimo, è tornato infortunato alla caviglia, abbiamo provato a curarlo, ha avuto una ricaduta".
Un capitolo centrale della conferenza ha riguardato la filosofia gestionale del club, che prevede sistematicamente la vendita dei migliori elementi per garantire la sostenibilità economica. Sogliano non ha nascosto questa realtà, anzi l'ha ribadita con chiarezza: "Abbiamo sempre detto che il Verona è obbligato a fare plusvalenze ed a vendere i giocatori per mantenere la Serie A. La presidenza Setti ha fatto un grande lavoro, il Verona è obbligato a lavorare così, non l'ho mai nascosto".
La cessione di Cissé è stata spiegata in questi termini: "Abbiamo avuto l'intuizione di mandarlo in prestito in B. Abbiamo ricevuto due offerte importanti, che il Verona non poteva rifiutare. E il giocatore non vedeva l'ora di accettarle". Al contempo, Sogliano ha rivendicato il lavoro fatto nella valorizzazione dei giovani: "Di giovani ne abbiamo lanciati tanti, come Coppola e Ghilardi. Faremo un contratto a un ragazzo del 2010, Fortune Egharevba, un impegno per una società come il Verona, lo volevano due club europei".
Riguardo agli investimenti effettivi, il dirigente ha precisato: "5 milioni Bowie e 2 Edmundsson, quindi 7. Dopo che abbiamo venduto per 30". Una cifra che rappresenta una minima parte del ricavato dalle cessioni, ma che secondo Sogliano è stata spesa bene: "Edmundsson e Bowie per me sono da Verona. L'attaccante ha margine di crescita. Il difensore sta dimostrando di avere la mentalità giusta".
Nell'analisi autocritica, Sogliano ha individuato alcuni momenti chiave: "La seconda partita abbiamo fatto 0-0 con la Cremonese, dovevamo vincere 3-0. Ho letto che mi hanno visto corrucciato a fine partita. Nonostante ci fosse ottimismo vedevo che c'erano episodi che stavano girando male".
Il problema principale, secondo il direttore sportivo, è stato l'inserimento non ottimale di alcuni nuovi acquisti: "Come abbiamo venduto Giovane, abbiamo rifiutato 3-4 offerte per altri giocatori di valore. I giocatori vanno d'accordo fra loro, ma l'inserimento per alcuni di loro non c'è stato. La performance è stata troppo altalenante. Questo, insieme alla mancanza di punti iniziale ha creato un problema, legato al fatto che la squadra sia più portata a giocare certe partite che altre".
Sogliano ha affrontato anche il tema della perdita dei punti di riferimento nello spogliatoio: "Trovare i leader nel calcio è difficilissimo, probabilmente per noi di più ora. Qua c'è stato un leader negli ultimi anni, e non era italiano: Duda. Slovacco, un ragazzo top, anche nei suoi difetti. Perso lui per sua scelta, di vita".
Su Dawidowicz ha spiegato: "Voleva un contratto alto e quindi non è rimasto per scelta sua, abbiamo provato a farlo rimanere. Aveva dato tantissimo, era in un momento in cui cercava altro". Anche per Lazovic la separazione è stata consensuale: "È un ragazzo perbene, voleva essere al centro del progetto tecnico, ha fatto un'altra scelta assieme a noi".
Il cambio in panchina, con l'esonero di Paolo Zanetti e l'arrivo ad interim di Sammarco, è stato descritto come una decisione sofferta: "Per me cambiare allenatore è una sconfitta. Ho visto Zanetti un po' scoraggiato anche se è sempre stato un professionista che cercava di dare il massimo. Era stanco. Solo per questo ho cambiato".
Su Sammarco, Sogliano ha chiarito: "È giovane, conosce questa realtà. Sa bene che è difficile per lui, si sta rendendo conto che è forse più difficile di quanto si possa pensare. Interim? La società ha fatto questo comunicato, ma per quello che penso io vuol dire tutto e niente. Non abbiamo voluto dare più responsabilità di quelle che deve avere ad un allenatore che subentra in una situazione così difficile".
È emerso anche il nome di un allenatore contattato prima di affidarsi a Sammarco: "Abbiamo contattato un allenatore, che pensavamo fosse giusto, ma non se la sentiva di venire. D'Aversa? Sì, probabilmente non se la sentiva, ora allena il Torino".
Sul fronte societario, Sogliano ha descritto il dialogo con Presidio Investors, subentrata alla presidenza Setti: "Mi sono sempre confrontato con Setti prima e con Zanzi e con Presidio Investors ora. C'è una società nuova, primo anno che è qua, entrare in Italia è difficile, lo hanno vissuto tutte le proprietà straniere. Non vedo una proprietà che non voglia dare futuro al Verona: vogliono un futuro per questo club".
Sulla strategia di mercato ha aggiunto: "Da parte di entrambi c'è la volontà di non fare il passo più lungo della gamba, in dinamiche amministrative che hanno creato problematiche ad altre società. Una proprietà che mette già in conto di dover risanare per fare mercato. Qua c'è voglia di far bene, dare solidità al club".
Interrogato sul proprio futuro, Sogliano ha preferito concentrarsi sull'immediato: "Alla proprietà ho detto che ci sono 12 partite. Se ce ne fossero 3 sarebbe un obbligo pensare a domani, ora piacerebbe a tutti pensare al futuro, non abbiamo mai potuto farlo perché ci siamo sempre salvati all'ultimo. Oltre a pensare che nella vita può succedere di tutto, bisogna pensare che c'è da salvare l'onore, dare il massimo".
Il dirigente ha ribadito il proprio attaccamento al Verona: "Lavoro tutto il giorno per il Verona, lo facevo prima con Setti e ora con Presidio e Zanzi. Ho momenti in cui devo fare scelte, il futuro per me ora è finire il campionato, lottare per 12 partite. Poi l'ho dimostrato in tutta la vita: non mi interessa la categoria, la ribalta. Mi interessa legarmi come rapporto alla società, l'ho fatto".
Una conferenza stampa che ha messo in luce tutte le contraddizioni di un club costretto a navigare tra ambizioni sportive e vincoli economici, tra orgoglio per quanto costruito e consapevolezza di una situazione critica che richiede un'inversione di rotta immediata per evitare la retrocessione.
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