Una stagione iniziata con l'ambizione di recitare un ruolo da protagonista in Serie B si è trasformata in un incubo ricorrente per il Bari. Tre cambi di allenatore nel giro di sei mesi rappresentano il sintomo più evidente di una crisi profonda, che va ben oltre le scelte tattiche o le responsabilità individuali. La squadra biancorossa, partita con l'obiettivo di puntare alle posizioni di vertice, si trova invece invischiata nella lotta per evitare la retrocessione, con un rendimento complessivo che fotografa spietatamente le difficoltà di un'annata nata sotto una cattiva stella.
Il calvario è cominciato con Fabio Caserta, tecnico calabrese di 47 anni chiamato a guidare un organico che sulla carta avrebbe dovuto garantire ben altre soddisfazioni. Dal 24 agosto al 26 novembre 2025, Caserta ha diretto la squadra per dodici giornate di campionato, collezionando tre successi, quattro pareggi e cinque sconfitte. Il bottino di 13 punti, con una media di 1,08 a partita, rappresenta un bilancio deludente rispetto alle aspettative iniziali. Ma è soprattutto il dato relativo alle reti a evidenziare le fragilità del Bari: 13 gol realizzati contro 19 incassati, con un differenziale di -6 che testimonia una vulnerabilità difensiva preoccupante.
Le sconfitte più pesanti hanno lasciato il segno: il 3-0 rimediato sul campo del Modena alla terza giornata e il ko all'esordio contro il Venezia (2-1) hanno immediatamente raffreddato gli entusiasmi della tifoseria. Le vittorie ottenute contro Mantova e Cesena tra ottobre e novembre avevano fatto sperare in un cambio di passo, ma la débâcle casalinga contro il Frosinone (2-3) alla tredicesima giornata ha sancito la fine dell'esperienza di Caserta sulla panchina del San Nicola.
Il successore designato è stato Vincenzo Vivarini, allenatore sessantenne con una solida esperienza in cadetteria e nel curriculum la vittoria della Supercoppa di Serie C. L'ex tecnico del Catanzaro si è insediato il 29 novembre 2025 con il compito di invertire una tendenza già negativa, ma la sua gestione si è rivelata un autentico disastro. In otto partite alla guida del Bari, Vivarini non è mai riuscito a centrare nemmeno una vittoria: quattro pareggi e quattro sconfitte per un magro bottino di 4 punti, che si traducono in una media di appena 0,50 punti a partita, il peggior rendimento tra i tre allenatori della stagione.
Il dato più allarmante riguarda la sterilità offensiva: soltanto 3 reti segnate a fronte di 11 subite, con un saldo di -8 che descrive una squadra incapace di creare occasioni e sistematicamente vulnerabile in difesa. L'esordio di Vivarini è stato traumatico: un 5-0 subito sul campo dell'Empoli il 29 novembre ha rappresentato il punto più basso della stagione biancorossa. Il tecnico abruzzese ha insistito con ostinazione sul 3-4-2-1, un modulo che però non è mai riuscito a esaltare le caratteristiche dei giocatori a disposizione. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata il 19 gennaio 2026, quando la sconfitta interna contro la Juve Stabia (0-1) ha portato al secondo esonero stagionale.
Per tentare di salvare il salvabile, la dirigenza ha puntato su un volto già noto: Moreno Longo, cinquantenne che aveva già guidato il Bari nella stagione 2024/25, chiudendo con una media di 1,23 punti a partita in 39 incontri. Il ritorno dell'allenatore piemontese rappresenta una scelta dettata dalla necessità di affidarsi a chi conosce già l'ambiente, dopo due tentativi falliti. Il bilancio del terzo Longo, però, non è ancora sufficiente a raddrizzare una situazione compromessa: sei partite con una vittoria, due pareggi e tre sconfitte, per 5 punti raccolti e una media di 0,83 a partita. Numeri che, pur superiori a quelli di Vivarini, rimangono inadeguati per una risalita convincente. Anche tatticamente Longo ha scelto la continuità, optando per il 3-5-2 già adottato da Caserta, ma senza che questo abbia prodotto un'inversione di rotta significativa.
Il quadro generale dipinto dalle statistiche è impietoso. Sommando i risultati delle tre gestioni tecniche, il Bari ha disputato 26 partite di Serie B nella stagione 2025/26, raccogliendo complessivamente 22 punti frutto di 4 vittorie, 10 pareggi e 12 sconfitte. La media complessiva di 0,85 punti a gara certifica il fallimento di un progetto che non è mai decollato. Più che l'inadeguatezza dei singoli allenatori, ciò che emerge è l'incapacità della rosa di rispondere positivamente ai cambiamenti in panchina. Anzi, paradossalmente, l'arrivo di Vivarini ha coinciso con il momento peggiore della stagione, con un crollo verticale del rendimento rispetto all'era Caserta.
Il vero nodo da sciogliere non è identificare il tecnico migliore o peggiore, quanto riconoscere che esistono problemi strutturali nella costruzione della squadra. Una rosa che non riesce a esprimere un gioco coerente, indipendentemente dal modulo o dalle rotazioni proposte, nasconde carenze che trascendono le responsabilità dell'allenatore di turno. Il Bari si trova ora di fronte a un bivio: continuare a inseguire soluzioni emergenziali o fermarsi a riflettere su errori più profondi, che riguardano la programmazione e la qualità del materiale tecnico a disposizione.
Cambiare per tre volte guida tecnica in metà stagione non ha prodotto alcun miglioramento tangibile. E oggi, mentre la zona retrocessione si fa pericolosamente vicina, il club biancorosso deve porsi domande che vanno ben oltre la scelta di chi siede in panchina.
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